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Culture
Vatileaks 2, oggi tutti garantisti ma quando Berlusconi...

Donna Francesca Immacolata Chaouqui - la pr di San Sosti (CS), che faceva parte della commissione vaticana Cosea, imputata nel processone "Vatileaks 2" - avrebbe sedotto monsignor Lucio Vallejo Balda, alla sbarra con lei e con i giornalisti Fittipaldi e Nuzzi, autori di volumoni contenenti rivelazioni su episodi di malcostume oltre Tevere.

 Il religioso si sarebbe pentito, immediatamente, del rapporto sessuale e  avrebbe cercato di allontanarsi dalla donna, che "apparteneva ai servizi segreti italiani e la cui unione con Corrado Lanino era un matrimonio di copertura. Mi mandò delle foto di Corrado con un'altra donna, la sua vera moglie". A poche ore dall'interrogatorio dei giudici del Vaticano, Balda ha scritto un memoriale-che è stato pubblicato e trasformato in sgub da "La Repubblica", ancora diretta da Ezio Mauro-in cui spicca, peraltro, un'assenza significativa : quella del quasi centenario capo della P2, Licio Gelli, presente in tutti le più oscure vicende e torbide trame del bel Paese.

La signora calabrese ha definito il memoriale "pieno di follie, di bugie disgustose" e ha querelato Balda.

Non si può non chiedere: chi ha interesse a porre in pessima luce i due imputati principali del processo? Perché questi colloqui e gli sms di contenuto sessuale erano inseriti nel fascicolo dei magistrati?

Il Garante della Privacy non dovrebbe intervenire contro la pubblicazione di testi e messaggi, a sfondo sessuale e privato, del tutto irrilevanti penalmente?

Noi, come tanti osservatori e lettori, siamo sconcertati dalla lettura di vicende boccaccesche,  riguardanti non oscuri personaggetti in tonaca ma eminenti vescovoni, che il Papa aveva collocato a capo di importanti organismi del Vaticano. Costoro sarebbero ricattabili e più interessati a intrecciare relazioni con donne intriganti che a ridurre le spesone ecclesiastiche.

Fino ai lunghi anni del berlusconismo, con sotto i riflettori la privacy del Cavaliere - di cui anche i più distratti lettori e i telespettatori conoscono tutti i dettagli, come le esose protagoniste e le comprimarie dei "Bunga Bunga" e dei dopocena, eleganti e scabrosi, a Palazzo Grazioli - mai, nella vita pubblica italiana, s'era visto tanto sesso, in modo quasi ossessivo. È stato sbattuto sui giornali dagli stessi "censori", che oggi si scagliano contro la pubblicazione di un nuovo capitolo, che riguarda i legami tra i letti e le gerarchie ecclesiastiche.

Ai giornalisti seri spetta il compito di analizzare i reali giochi di potere clericale, dietro le quinte dei lussuosi e dispendiosi appartamenti di una delle più antiche istituzioni, senza farsi distrarre da lobby curiali o farsi trasformare in passacarte da quanti hanno interesse a far volare i corvi e a diffondere sui media spazzatura.

Se il processo dovesse concludersi con una stangata per gli imputati italiani, si produrrebbero conseguenze assurde. Qualora Nuzzi e Fittipaldi passassero da piazza San Pietro, potrebbero essere ammanettati dalle Guardie svizzere. Oppure lo Stato italiano dovrebbe decidere, davanti a una richiesta vaticana d’esecuzione della pena, se dar disco verde a una clamorosa estradizione. Concedendo, nel contempo, una aureola di martirio ai due cronisti, francamente eccessiva e un filino ridicola.  

Il processo agli autori dei due libri - che hanno rivelato gravi scandali e alcuni casi di corruzione - dovrebbe suscitare  qualche allarme, da parte del governo italiano che, finora, ha, invece, mantenuto un inspiegabile e imbarazzante silenzio.  

 

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