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Economia
Angi, quando la voglia di innovare incontra il made in Italy

Angi, intervista a Gabriele Ferrieri: il volto dell'Associazione che mette a contatto gli stakeholders dell'ecosistema innovazione   

L’innovazione, da sempre, è un fattore fondamentale dell’evoluzione dell’essere umano. E fin dall’alba dei tempi, l’uomo non si è mai accontentato. Ha sempre cercato di migliorare, di trasformare in meglio, un qualcosa di cui era già in possesso. Quando la pietra non fu più abbastanza, si passò al rame. Poi, osservando più da vicino, si capì che c’era qualcosa di meglio, come il bronzo. Fino ad arrivare al ferro. E, con la stessa atavica logica e voglia di nuovo, l’uomo ha continuato a inseguire la necessità di innovare fino ai nostri giorni. 

Ma da cosa passa l’innovazione? Sicuramente da molti tecnicismi, ma qual è la chiave? La risposta è semplice, le persone. Ed è qui che entra in gioco uno dei volti dell’innovation world italiano, vero rappresentante del made in Italy.

Economista, laureato all’Università degli Studi di Roma Tre, vincitore di molteplici Borse di Studio per meriti accademici, oltre a numerosi riconoscimenti e premi vinti, Vicepresidente e Managing Partner della piattaforma urban mobility iCarry Srl e, oltre a svariate altre nomine, anche Vicepresidente con delega ai processi di innovazione – Confassociazioni Comunicazione & Public Affairs. Insomma, si potrebbe andare avanti per ore. Ecco a voi l’intervista a Gabriele Ferrieri, Presidente dell’Associazione Nazionale Giovani Innovatori (Angi).

Presidente Ferrieri, come nasce l’Angi e qual è il suo scopo? 

L’associazione nasce a fine 2017. L’obbiettivo che ho voluto trasformare nel cuore del progetto, è quello di creare una piattaforma che mettesse a contatto tutti gli stakeholders dell’ecosistema innovazione, in modo da poter mettere al centro dell’agenda politica, nazionale ed europea, il futuro delle nuove generazioni e la valorizzazione dell’ecosistema innovativo e digitale

I primi passi dell’Angi sono stati mossi nel 2018, all’interno dell’aula dei gruppi parlamentari alla Camera. Il progetto, infatti, nasce e cresce proprio grazie al supporto di numerosi esponenti della società civile e della classe dirigente, per poter creare fin dall’inizio un legame tra start-up, grandi aziende, istituzioni e università, per mettere a confronto, appunto, tutti i principali interlocutori e mettere in campo, attraverso il supporto di Strasburgo e Bruxelles, azioni che potessero sostenere i giovani nel processo di formazione e crescita, oltre ad aiutare le imprese anche a livello internazionale. 

Un passo fondamentale nella storia della nostra associazione è stato regolamentare con un processo di innovazione legislativa quello che era il programma di regolamentazione del sistema digitale italiano. Con il supporto anche di Angi, è stato ripristinato il Ministero dell’Innovazione, prima con il ministro Pisano e successivamente con Colao. Angi, infatti, ha saputo diventare un soggetto istituzionale e di primo piano nel dialogo con le forze politiche, sempre super partes in modo tecnico e consultivo. 

Una dimostrazione del fatto che l’innovazione sia fondamentale è stata sicuramente la pandemia. Chi, infatti, si è saputo adattare alla svolta del mercato in seguito all'arrivo del Covid è “sopravvissuto”. Le aziende che si sono sapute innovare sono in prima fila rispetto a quelle che hanno avuto un approccio tradizionalista, soprattutto nel digitale. La missione dell’Angi, dunque, si dimostra fondamentale per poter raggiungere quei traguardi che sono stati fissati dall’Europa con il Next Generation Eu e che l’Italia deve raggiungere nei prossimi tre anni. 

Con quali enti vi siete interfacciati?

Innanzitutto, l’Angi si occupa di più aspetti. Dalla realizzazione di grandi eventi, seminari, programmi di alta formazione con il supporto dei maggiori atenei sul territorio (abbiamo contatti con oltre 60 università), missioni internazionali all’estero portando i nostri manifesti alle istituzioni europee e programmi di “Open Innovation” con il mondo delle Corporate, creando un ponte tra giovani e mondo del lavoro grazie alla nostra rete di eccellenze sul territorio. Ma non è tutto. L’Angi interloquisce con il Governo fornendo progetti di legge legati all’innovazione e, tramite un vero e proprio Osservatorio, analizza e realizza analisi sul progresso economico e sociale dei giovani. Tutti dati, questi, che vengono pubblicati con periodo semestrale sul nostro sito web. 

Parlando del mondo istituzionale, le nostre collaborazioni sono tra le più variegate. I nostri ministeri di riferimento sono principalmente quello dell’Innovazione, quello della Transizione ecologica e quello dei Giovani con, dunque, i rispettivi ministri Colao, Cingolani e Dadone. Poi, Camera e Senato sono i nostri punti di riferimento per l’attività parlamentare. Lombardia e Lazio, invece, sono i due emisferi italiani principali del nostro mondo. 

Altre realtà che stanno lavorando intensamente con noi sono il Consiglio Nazionale delle Ricerche, l’Agenzia Enea e l’Istituto Italiano di Tecnologia che, quest’anno, per la quarta edizione del Premio Angi, ha “prestato” uno dei suoi volti più noti, ovvero Arianna Traviglia, a capo del Centre for Cultural Heritage Technology di Venezia. Infine, non ci mancano gli appuntamenti di stretta attualità. Ad esempio, la Young Ambassador Society e il B20, gli engagement Group con cui la Farnesina ha lavorato per presentare le proposte durante l’attività del G20

Mi racconti del Premio Angi

Per realizzare il Premio, abbiamo immaginato di poter dare un riconoscimento meritocratico in collaborazione con le istituzioni. Fin dalla prima edizione abbiamo avuto il patrocinio della Presidenza del Consiglio, del Parlamento Europeo e della Commissione Europea nel poter dare voce ai giovani sul profilo motivazionale, col fine ultimo di dare una “scossa” per prendere in mano il proprio futuro.

Abbiamo avuto il piacere di entrare in contatto con l’entourage di Bebe Vio, la quale ha scelto di diventare la voce della prima edizione dell’evento. Bebe Vio, attraverso la sua “forza”, ha dato una motivazione a tutti noi. Con lei, il Premio Angi ha vissuto un inizio meraviglioso. 

Il secondo anno, il Premio ha ospitato Valeria Cagnina che, appena 18enne, era già un genio della robotica, tra le 50 donne più influenti al mondo. Il terzo anno, invece, l’ospite d’onore è stata Alessia Bonari, infermiera simbolo della lotta al Covid nel primo periodo della pandemia

Quest’anno, dove si valorizzava il 700ennio dell’anniversario di Dante Alighieri, abbiamo ospitato il Premio Angi all’interno del Museo Ara Pacis, tra i migliori palcoscenici europei per raccontare queste storie di eccellenza, cercando di coadiuvare i concetti di innovazione e cultura per il rilancio dell’Italia. 

Presidente, quali sono stati i manifesti che ha presentato l’Angi alle istituzioni?

Il primo manifesto è stato quello dell’Innovazione, consegnato nelle mani del Sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio per l'Innovazione tecnologica e la Transizione digitale Assuntela Messina, al viceministro dello sviluppo economico Todde e al sottosegretario di Stato al ministero della transizione ecologica Fontana, con un decalogo di proposte in cui soltanto investendo in eccellenze produttive del sistema digitale si potrà valorizzare il Piano di Ripresa e Resilienza, dialogando anche con start-up, promuovendo un organo consultivo di queste per finanziare i loro progetti ma anche inserire una Golden Power per salvaguardare i progetti più interessanti che, spesso e volentieri, vengono acquisiti “in sordina” dai grandi colossi internazionali in termini di know-how e brevetti. Anche per questo, molti giovani preferiscono valorizzare i propri progetti all’estero piuttosto che qui in Italia.

Il secondo, visti anche gli attacchi hacker cui siamo esposti, è stato uno “spin-off” del manifesto legato alla cybersicurezza. L’obbiettivo era dare un contributo sui principali temi legati ai siti web critici e potenzialmente danneggiabili dello Stato. Ma non è un caso che l’Angi abbia portato il tema della cybersecurity. Infatti, anche nel Pnrr, la sicurezza informatica è un punto chiave dell’Industria 4.0. L’obbiettivo è, dunque, vincere la sfida che ora la “Società 4.0” ci impone.

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