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Economia
Anima, Enel, Acea e Mediobanca: così Caltagirone rimane al centro della scena

Anima, Mediobanca, Acea, Enel e non solo: Caltagirone rimane al centro della scena

Felix The Cat
 

Ha sbagliato di grosso chi pensava a un Francesco Gaetano Caltagirone amareggiato e messo all’angolo dopo la sconfitta della sua lista per il controllo di Generali. Il costruttore romano, l’imprenditore più liquido d’Italia, ha invece continuato a tessere la sua tela e oggi sta raccogliendo i frutti e i risultati del suo lavoro. Dopo la “battaglia” di Trieste, infatti, Caltagirone ha messo a segno almeno tre colpi di notevole entità.

Prima di tutto, ha ottenuto che a guidare Acea arrivasse, nel settembre scorso, un uomo storicamente vicino e di fiducia come Fabrizio Palermo. Il quale ha tirato dritto sul termovalorizzatore che aveva fatto cadere il governo Draghi e ne ha annunciato la costruzione facendo così felice lo stesso Caltagirone che, tramite Vianini Lavori, entrerà nell’appalto da 750 milioni di euro. L’ingegnere, tra l’altro, è azionista di Acea con una quota superiore al 5% e vede il figlio Alessandro nel board dell’azienda dal 2017.

Secondo punto a favore del costruttore: la nomina di Fabio Corsico a vicepresidente e membro del consiglio di amministrazione di Anima Holding, un gigante da 200 miliardi di masse gestite, partecipato al 20,6% da Banco Bpm, all’11% da Poste e da 9% da Fsi, in quello che è stato considerato un “blocco” antifrancese quando Amundi ha provato a salire oltre il 5%. Corsico è Direttore delle Relazioni Esterne, Affari Istituzionali e Sviluppo del Gruppo Caltagirone e siede nei consigli di amministrazione di Cementir Holding e de Il Gazzettino, dopo aver occupato un seggio in quello di Ntv ed essere membro uscente del cda di Terna

Infine, a proposito di Italo e Nuovo Trasporto Viaggiatori, c’è ovviamente da segnalare la nomina come amministratore delegato di Enel di un manager vicino a Caltagirone come Flavio Cattaneo. Il quale è membro del consiglio di amministrazione di Generali proprio in quota Caltagirone (uno dei tre nomi indicati dall’ingegnere).

Altro che pugile suonato in un angolo, il costruttore romano rimane uno dei centri di potere più importanti d’Italia. E a ottobre, con il rinnovo dei vertici del board in Piazzetta Cuccia, potrà decidere di tornare all’attacco – insieme a Milleri che rappresenta Delfin – oppure trovare una soluzione più accomodante. Al momento, fonti accreditate riferiscono che Caltagirone non abbia intenzione di andare allo scontro e che sia in una posizione attendista. Intanto, dopo le dichiarazioni di Philippe Donnet che ha definito “strategica” Banca Generali, in molti si interrogano su quale sia lo scenario più plausibile: una fusione con Mediobanca, come gli analisti avevano dato per (quasi fatto) o una nuova soluzione tutta da trovare?  
 

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