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Economia
Cnh "on-highway" ha già un capo. Gerrit Marx, un passato in McKinsey

Sono giorni di nomine per le aziende della galassia Agnelli-Elkann. Dopo Maurizio Arrivabene nuovo amministratore delegato della Juventus (e potrebbe non essere finita qui…); dopo Benedetto Vigna al timone di Ferrari, ora è la volta di Gerrit Marx quale ceo di un’altra realtà del gruppo. Che ha però un dettaglio: non esiste ancora.

In che senso? Nel senso che lo spin-off delle attività di Cnh Industrial per il segmento on-highway (ovvero quei veicoli di grandi dimensioni ma che possono transitare su strade e autostrade) è ancora tutto da definire, ma intanto ha già un ceo: si tratta di Gerrit Marx, entrato a gennaio di due anni fa in Cnh Industrial con il ruolo di presidente dei Commercial and Specialty Vehcles.

Questa volta non si tratta propriamente di un tecnico come avvenuto con Vigna in Ferrari: Marx infatti ha un passato in McKinsey, in Bain Capital ma anche in Daimler e Skoda. La nuova società, il cui nome è ancora tutto da definire, inizierà le sue attività all’inizio del 2022 e includerà molti brand, con le relative attività: Iveco (veicoli commerciali pensanti, medi e leggeri), Iveco Astra (veicoli per applicazioni pesanti cava/cantiere), Iveco Bus ed Heuliez Bus (autobus e bus granturismo), Magirus (veicoli antincendio), Iveco Defence Vehicles (veicoli per la difesa e la protezione civile), Fpt Industrial (tecnologie motoristiche) e Iveco Capital (servizi finanziari).

L’annuncio segue l’indiscrezione secondo la quale il ministro dello Sviluppo Economico Giorgetti avrebbe incontrato i responsabili di Cnh Industrial per discutere di diversi temi. In primis, capire se la trattativa con i cinesi di Faw per la cessione di Iveco è definitivamente tramontata. Se così non fosse, infatti, Giorgetti e il governo avevano già annunciato l’intenzione di estendere la golden power anche su questo dossier visto che oggetto della trattativa sarebbe stato anche parte del segmento defense.

La mossa di “spinoffare” parte del business di Cnh Industrial per poi quotarla in borsa non è certo una novità. Molti analisti sono convinti che questo prima o poi succederà, tanto che il titolo in Borsa ha guadagnato poco meno del 144% nell’ultimo anno, passando da 5,9 a 14,42 euro per azione.

Da questo punto di vista, aver inserito Iveco Defence Vehicles nel perimetro della nuova società (il cui nome dovrà essere individuato) va proprio nella direzione di togliere qualsiasi tipo di impedimento governativo e di poter trattare liberamente con chiunque la cessione di una parte dell’azienda.

La trattativa con i cinesi di Faw si era arenata per due motivi: uno di ordine economico, l’altro di carattere politico. La volontà era di arrivare almeno a un’offerta che si aggirasse intorno ai 4 miliardi (500 milioni in più di quanto messo sul tavolo dai cinesi), un ostacolo che sarebbe sicuramente stato colmato con un po’ di pazienza e con una trattativa serrata.

Il tema politico, invece, era che Faw – che ben conosce le restrizioni che i governanti possono imporre – voleva mano libera nella scelta delle modalità di gestione anche di asset così vitali come il segmento defence. Non resta che aspettare la fine dell’estate per capire, definitivamente, che cosa vorrà fare Exor. È chiaro però che qualcosa di grosso bolle in pentola.

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