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Economia
Confindustria, Squinzi: "Renzi non perda determinazione sulle riforme"

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di Andrea Deugeni
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@andreadeugeni

Un ringraziamento a Diana Bracco per l'impegno profuso nel realizzare l'Expo, appuntamento che "ci dà fiducia e, come il Giubileo, ci consentirà di mantenere gli occhi del mondo addosso". Il presidente della Confindustria Giorgio Squinzi esordisce così nel suo ultimo intervento da numero uno dell'associazione di Viale dell'Astronomia, assemblea che quest'anno si tiene a Milano (per sottolineare l'importanza dell'esposizione a Rho) e non a Roma.

Nel ricordare l'importanza della nutrizione e del cibo (il tema dell'Expo) nella crescita della società, Squinzi ha subito rivendicato l'ugualmente importante ruolo della produzione e della manifattura per "garantire una crescita duratura e sostenibile".

Il capo degli imprenditori italiani poi è partito con un'analisi delle condizioni contestuali in cui opera l'Italia, un contesto caratterizzato da "condizioni di un ciclo economico assai favorevoli, a cominciare dal prezzo del petrolio, dai tassi d'interesse ridotti dal quantitative easing e da una robusta svalutazione dell'euro". Fattori che però sono da considerarsi "una una tantum". Quindi, per "agganciare stabilmente la crescita", serve una politica autorevole capace di guardare "più lontano, al mondo, all'economia, alla tecnologia che cambiano velocemente".

A cominciare dall'Europa. "Oggi, la sola istituzione che agisce davvero per l'integrità e il rilancio dell'economia è la Bce guidata da Mario Draghi", ha spiegato Squinzi, secondo cui "non può sostituirsi all'Unione degli Stati". "Bisogna recuperare un progetto politico e una visione comune per rispondere ai bisogni complessi dei cittadini", ha aggiunto Mr Mapei, perchè "a questa Europa manca l'anima e il cuore e quella di oggi non è l'Europa che mi piace", così il Vecchio Continente è diventata l'area della "bassa crescita" ed "il negoziato con la Grecia è il paradigma perfetto dei nostri limiti ('il default di Atene, anche senza l'uscita dalla moneta unica, non aiuterebbe sicuramente il rilancio dell'economia europea', ha detto).

"Sarebbe un segnale importante di fiducia se la Commissione fornisse maggiori elementi di chiarezza sui 300 miliardi d'investimento del Piano Juncker, che potrebbero dare respiro e occupazione alle economie dei singoli Paesi", è l'altro messaggio che il numero uno dell'associazione degli industriali ha mandato a Bruxelles-

 

Poi Squinzi ha ricordato i talenti dell'Italia, a cominciare da "un portafoglio che si stima essere tra le 15 e le 20 mila piccole e medie imprese che esportano, fanno innovazione, cercano finanza per la crescita industriale, integrano l'information technology nei prodotti, assumono e parlano le le lingue del business globale: qui sta la chiave italiana per svoltare", perchè da queste Pmi devono nascere le nuove multinazionali tascabili e i grandi campioni industriali dei prossimi decenni". Secondo Squinzi questo patrimonio che l'estero ci invidia va valorizzato con l'aiuto del sistema finanziario e stoppando una certa cultura anti-industriale ben radicata nel Paese.

Poi il primo invito al Governo Renzi, la cui "manina ogni tanto si esercita nelle pieghe dei provvedimenti assunti nei diversi livelli istituzionali" e che rende durante la vita dell'imprenditore. Squinzi fa riferimento "ai reati ambientali, al nuovo falso in bilancio, alle nuove autorizzazioni di falsa natura,  al canone sugli imbullonati o alla Tasi sull'invenduto". L'imperativo per  Confindustria, dunque, è ancor quello di semplificare e bisogna cominciare dalla "cultura e dai comportamenti collettivi".

E subito dopo il secondo invito a Renzi. "Le riforme avviate e alcune misure di politica economica adottate testimoniano il lavoro svolto dal Governo", riforme frutto "anche dell'impegno di Confindustria in favore delle imprese", ma il premier "non deve smarrire la determinazione per cambiare il nostro Paese", perchè "il crinale fra crescita, per cui ci sono dei segni di risveglio, e stagnazione è però assai sottile". Immediata la replica del ministro per lo Sviluppo economico, Federica Guidi, una ex per il mondo confindustriale: "Il governo vi ha dato tutte le risposte, adesso avete il compito - direi l'obbligo - di seminare".

Rimangono per Squinzi da affrontare mali come "le rendite", "la riforma del welfare per cui bisogna orientare la spesa a chi ne ha effettivamente bisogno", "la riforma della burocrazia pubblica che deve finalmente rispondere ai risultati" e la "riduzione della spesa pubblica su cui purtroppo non si avverte alcun segno di inversione".

Infine, un passaggio su un sistema di relazioni industriali che deve essere "moderno, al passo con una competizione fondata sull conoscenza, sulla formazione, la produttività e la qualità". "Abbiamo fatto un importante accordo sulla rappresentanza, ora serve mettere ordine nelle regole della contrattazione e accompagnare la stagione dei rinnovi che è alle porte", ha spiegato a questo riguardo Squinzi, sottolineando nuovamente (come aveva fatto nell'assemblea privata dell'associazione) l'importanza e la centralità della contrattazione decentrata di secondo livello.

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