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Economia
Cooperative: governance, finanziamenti e appalti, come riformare il sistema
Ministro della Giustizia, Alfonso Bonafede

Che la cooperazione costituisca un pilastro di attenzione e di crescita nei territori è dato acquisito. Nota è anche l’opportunità di riscatto che essa offre a quanti vivono condizioni di marginalità e che, diversamente, faticherebbero a trovare occasioni di partecipazione alla vita economica del Paese, come dice la nostra Costituzione (art. 2). Ma se anche il Santo Padre ha lanciato il monito di “contrastare e combattere le false cooperative” (Aula Paolo VI, 28 febbraio 2015), è forse evidente che il sistema meriti una rivisitazione, direi necessaria proprio per tutelare la funzione del sistema stesso.

Da un punto di vista generale, c’è un pregiudizio da sfatare. Se una società di capitali incappa in un malaffare, l’episodio resta confinato a quell’impresa; se un’ipotesi di reato riguarda una cooperativa, automaticamente ad essere sotto accusa è l’intero sistema. Per valorizzare la cooperazione occorrono scelte decise, diradando le ombre e premiandone il protagonismo nei territori. Per preservare la trasparenza ed il principio mutualistico sarebbe utile pubblicare l’elenco dei soci presso le camere di commercio o nel registro unico nazionale del terzo settore.

Necessario sarebbe anche un faro di attenzione sulle modalità attraverso le quali la mutualità e la democrazia vengono declinate tra i soci. Occorre dunque un irrobustimento dei controlli e dei regimi sanzionatori. La crescita del sistema passa necessariamente per l’accesso alle risorse pubbliche. A tal riguardo vanno positivamente salutati gli obblighi di trasparenza di recente introdotti dalla legge 124/2017 a carico di associazioni e imprese sociali, ma altro ancora è fare.

Sul versante della trasparenza, ad esempio richiedendo il certificato di revisione come requisito necessario per l’accesso agli appalti pubblici. Sul fronte del protagonismo che solo la cooperazione può assolvere, dando piena attuazione alla normativa sugli c.d. “appalti riservati” per favorire l’integrazione sociale e professionale delle persone svantaggiate, prevista dal codice degli appalti (art. 112), purtroppo desueta nel timore di molte amministrazioni di creare aree di ingiustificato vantaggio a danno delle società di capitali.

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