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Economia
Coronavirus, Crolla (AmCham): "Gli USA? I nostri più cari amici in emergenza"

L'intervista a Simone Crolla, Managing Director dell'American Chamber of Commerce in Italy.

Nel corso dell'emergenza Coronavirus, si stanno aprendo numerosi fronti geopolitici ed economici. L'American Chamber of Commerce in Italy, guidata da Simone Crolla e presieduta da gennaio dall’Avv. Luca Arnaboldi, è tra i soggetti al momento più attivi in Italia nel favorire i rapporti tra istituzioni e aziende americane in questo momento di particolare importanza. Con Simone Crolla, Affaritaliani.it ha affrontato alcuni temi di stretta attualità con qualche riflessione rivolta al futuro.

L'emergenza Coronavirus sta impattando la quotidianità di milioni di italiani...

Tengo a condividere una riflessione personale, e perdonatemi per la banalità e semplicità di quel dico, ma in questi frangenti credo che ogni opinione sia utile per ragionare sia sul presente che, se non soprattutto, sul prossimo futuro. È evidente che panico e frustrazione stanno prendendo il sopravvento, ahimè. Ora, è pacifico che bisogna rallentare - non si può fermare - la diffusione del virus ma se questo blocco totale dovesse durare per ancora mesi, temo che si inizierà a perdere la razionalità andando verso qualche deriva violenta. Pensiamo soprattutto a chi, al sud come anche nel ricco centro-nord, è costretto in ambienti ristretti, in situazioni difficili, con il terrore di non avere più il suo lavoro (qualora ce l’avesse mai avuto) non appena terminata l’emergenza, a chi non dorme la notte per l’angoscia di non sapere come sfamare la propria famiglia. Questa crisi non è solo sanitaria ed economica ma anche psicologica.

Come risolvere la questione, allora?

La mia personale teoria, di cui mi sono autoconvinto, è che bisogna usare il prossimo mese per centralizzare, coordinare e spendere efficacemente tutte le generose risorse che sono state trovate (donazioni di privati, Regioni, Stato, Europa, fabbriche riconvertite, assunzioni di neo dottori, ecc.) per rafforzare al massimo la sanità pubblica e privata e, una volta ottenuto questo immenso risultato, riaprire gradualmente alla vita, al commercio, concentrando gli sforzi sanitari, le attenzioni e le restrizioni sui più deboli, ossia anziani e immunodepressi. Questa è una sciagura per la nostra amata Italia e una tragedia per le tante, tantissime vittime che sta mietendo. È di fatto una nuova guerra mondiale, ma dovremo avere il coraggio, ad un certo punto, di rimettere il naso fuori dalla porta. Le misure di contenimento sembrano avere effetti positivi, ma dobbiamo ricordarci di evitare che sprofondi tutto quello che ci circonda, altrimenti si avvererà la profezia di Einstein: “Io non so come si combatterà la terza guerra mondiale, ma so che la quarta si combatterà con pietre e bastoni”.

Come si è mosso il governo? Sono sufficienti le misure messe in atto?

Il Governo sta cercando di muoversi al meglio. A causa della inedita situazione, servono risposte chiare e nette, non soluzioni incomplete. Bisogna risolvere l’emergenza sanitaria e omogeneizzare lo stop alle produzioni, confrontandoci con gli altri Paesi europei che saranno (e sono) nelle nostre stesse condizioni, per evitare il rischio di perdere il treno delle catene globali del valore. Per intere settimane si è parlato solo di sforamenti ai vincoli europei per sussidiare o aiutare, più che comprensibilmente, i settori che stanno andando in crisi. Ma oltre a questo, e prima di questo, bisogna pensare a non far morire le persone e quindi a produrre medicine e attrezzature che oggi scarseggiano. Bisogna agire subito, siamo ancora in tempo.

Qualche suggerimento? Sembra che molte forniture si fermino ai nostri confini, con annesse polemiche.

Sin dai primi giorni ho avanzato una proposta di assoluto buonsenso e che potrebbe essere fondamentale per domare l’emergenza, ossia un’azione sistemica e corale da parte di aziende di eccellenza italiane e multinazionali per concentrare gli sforzi sul riconvertire la loro produzione su ciò che oggi serve maggiormente. Sono certamente lodevoli le singole donazioni, ma ritengo fondamentale un’iniziativa comune e unitaria da parte di queste aziende che, se riconvertite a “produrre per l’emergenza”, porterebbero benefici di sistema in un momento in cui non si riesce troppo a fare sistema. Forse ora ci stiamo riuscendo, ma serve semplificare le autorizzazioni. Bene o male la storia si ripete, come durante la II Guerra Mondiale, quando Roosevelt avanzò l’idea della riconversione industriale delle aziende per supportare lo sforzo bellico. É quello che si dovrebbe fare anche qui in Italia. Questa sarebbe una vittoria degna della migliore Italia, capace di dare il meglio di sé nel momento di maggior difficoltà degli ultimi 70 anni. Solo così si può crescere e migliorare, insieme.

La cura sembra ancora lontana...

Le previsioni degli esperti variano molto, con il rischio che la corsa alla cura rischi di trasformarsi in una competizione geopolitica tra superpotenze. In questo contesto, la Oxford University avvierà i test il prossimo mese, mentre la Cina ha già fatto sapere che i ricercatori dell’Accademia militare delle Scienze Mediche sono già avanti e stanno reclutando volontari per i trial clinici. Negli Stati Uniti sono iniziati i primi test di un vaccino sviluppato dall’azienda di biotecnologie Moderna, Inc., in collaborazione con il National Institute of Allergy and Infectious Diseases (NIAID), un’agenzia del dipartimento della Salute. Il vaccino verrà somministrato nelle prossime sei settimane a 45 volontari tra i 18 e i 55 anni presso il Kaiser Permanent Washington Health Research Institute di Seattle. In generale, la corsa al vaccino vede gli USA più avanti rispetto agli altri.

L’emergenza, oltre che sanitaria, è anche economica. Qualche indicazione?

Le aziende iniziano a perdere commesse, a chiudere, a temere per il loro futuro. Cina e Germania si stanno attrezzando per approfittare delle nostre quote di mercato, supportate dai loro governi. Nonostante le polemiche di questi giorni, mi auguro che il Governo riesca a introdurre misure che proteggano il nostro tessuto imprenditoriale e tutelino le filiere produttive, evitando che alcune catene preziose vengano interrotte dalla mancanza di un tassello. La prima stima di Confindustria per un mese di chiusura quantifica una perdita di PIL di 100 miliardi di euro. La manovra ne mette sul piatto 25. Se guardiamo all'esterno, gli USA mobilitano 2 trilioni di dollari e la Germania può arrivare fino a 750. Ordini di grandezza non comparabili. Infine, occorre iniziare una riflessione su come il sistema economico globale si ristrutturerà: accorciamento delle catene del valore, maggiore ruolo dello Stato nell'economia. Si affaccia un nuovo ordine globale, che passerà quasi certamente da una nuova Bretton Woods, da cui l'Italia non deve essere lasciata fuori.

La Cina sembra diventare giorno dopo giorno la migliore amica dell’Italia. Dove sono finiti gli Stati Uniti?

Non è assolutamente vero. Gli USA ci sono, eccome, ma non hanno bisogno di una propaganda massiccia per mostrare la loro presenza: non basta qualche aiuto, ben accetto nell'attuale condizione, a sostituire un’alleanza e un’amicizia che, dal secondo dopoguerra, ha garantito la nostra prosperità e stabilità, aiutandoci a ricostruire i pilastri della nostra economia grazie al Piano Marshall. Anche in quest’emergenza, gli Stati Uniti, nel silenzio e nell'operosità, sono i nostri più cari amici: tutte, e dico tutte, le aziende americane presenti nel Paese hanno effettuato donazioni sia di prodotti farmaceutici e/o medical devices, che economiche. A tal riguardo, cito ad esempio - senza privilegiare nessuno – aziende come Coca Cola e McDonald’s, oppure Eli Lilly e Pfizer, che con le donazioni di medicine gratuite consentiranno agli ospedali italiani di avere una boccata d’ossigeno. Segnalo anche le innumerevoli campagne di crowdfunding tra i dipendenti.

Abbiamo riscontrato la massima sensibilità anche a livello centrale, con i CEO delle principali aziende healthcare che hanno volutamente velocizzato l’approvvigionamento di macchinari e medicinali per il nostro Paese, a volte a costi simbolici. Il governo USA, tramite l'intervento di EUCOM sta agendo in supporto dell'Italia, nonostante COVID-19 si stia rapidamente diffondendo anche negli Stati Uniti.

Non è tutto: con grande responsabilità e senso civico, queste grandi aziende hanno adottato preventivamente misure di smart working e digital learning per tutelare la salute dei propri dipendenti e garantire quella business continuity, fondamentale per affrontare con energia questo periodo di crisi. Il tutto in assoluto silenzio, per non lucrare sulle difficoltà.

Ricordo che esattamente un anno fa, il 23 marzo 2019, veniva siglato a Roma il Memorandum of Understanding con la Cina sulla Belt & Road Initiative. L’accordo, ovviamente criticato dagli alleati USA, commercialmente non ha ancora portato particolari benefici, anche se sta dando qualche risultato sul piano della solidarietà. Comunque, nei prossimi giorni ci saranno novità importanti. Dopo alcuni giorni di fisiologico assestamento con il virus, l’Amministrazione USA ha decisamente orientato le sue attenzioni verso il nostro Paese. Sono in arrivo ospedali militari da campo, velocemente installabili e pronti all’uso. Ribadisco l’incredibile sensibilità a stelle e strisce verso l’Italia: ad oggi gli USA sono protagonisti nel supportarci nell’affrontare l’emergenza.

Questa crisi deve essere l'opportunità per un'accelerazione delle nostre strategie geopolitiche, l'Italia deve essere la capofila di un'intensa azione politica, diplomatica ed economica per rinsaldare la partnership con gli USA a livello nazionale ed europeo. Un rapporto che non dovrà più essere solo economico e commerciale, ma culturale e politico, segnando un deciso avanzamento. L'etimologia della parola crisi deriva dal greco krisis, che significa scelta, decisione. Mai come oggi una scelta in questa direzione segnerebbe un forte sviluppo di questa relazione anche rispetto al recente passato caratterizzato da continui stop and go.

Non solo aiuti delle multinazionali, anche le organizzazioni umanitarie si sono attivate. Corretto?

Esatto, dimostrando grande sensibilità. Basti pensare alle attrezzature mediche messe a disposizione dalla Samaritan's Purse che hanno consentito di allestire a Cremona un ospedale temporaneo da 60 posti letto e 8 unità di terapia intensive ICU. Segnalo anche la grande vicinanza espressa dallo European Command (EUCOM) che, dalla Ramstein Air Base (Germania), tramite il 6th Airlift Wing C-130J Super Hercules ha inviato alla Base di Aviano un En-Route Patient Staging System (ERPSS), una struttura militare di 10 posti letto capace di accogliere fino a 40 pazienti in 24 ore.

Anche donazioni economiche, , grazie ad iniziative fondamentali come quella della Fondazione Robert Kennedy in Italia, presieduta da Kerry Kennedy, che ha messo a disposizione la propria sede di Firenze per ospitare fino a 23 medici e infermieri, avviando allo stesso tempo una campagna di raccolta fondi per l’emergenza. Come non menzionare il contributo dello dello US Charitable Trust che ha siglato un accordo di collaborazione con la Fondazione Policlinico Universitario Agostino Gemelli IRCCS, attraverso il quale l’ente americano sosterrà gli investimenti in attrezzature e materiali che il Centro delle malattie infettive del Policlinico Gemelli sta effettuando per contenere l’emergenza legata al dilagare di nuovi casi di pazienti affetti da coronavirus.

La situazione Oltreoceano non sembra migliorare, anzi...

I casi sono in aumento, ma hanno deciso di affrontare l'emergenza affindandosi a una task force competente e ricca di personalità autorevoli e preparate. È per questo che Trump ha chiamato al suo fianco Anthony Fauci, il super-virologo direttore del NIH che ha affrontato anche Aids e Ebola. Gli USA hanno immediatamente intrapreso scelte dure e di contenimento, cercando di contenere il contagio all'interno del territorio. Il Dott. Fauci sta guidando le strategie specifiche di contrasto al virus, consigliando al meglio il Presidente Trump, che si sta concentrando al massimo sui provvedimenti economici di rilancio.

Infatti, emergenza sanitaria ed economico-produttiva vanno di pari passo. Come Italia dovremmo prendere spunto dagli Stati Uniti per tutelare maggiormente i nostri interessi, anche alla luce del marketing negativo attuato da altri Paesi nei nostri confronti, che rischia di indebolire la posizione delle nostre imprese a livello internazionale. Il Presidente Trump ha attuato una serie di misure che “will protect America’s economy, workers and businesses”. L’ABC di quello che dovrebbe seguire queste settimane di emergenza sanitaria per ricostruire, su solide fondamenta, i principi della nostra economia. A prescindere dal credo politico, per il bene del Paese mi auguro che questo governo affronti questo tema al più presto.

Qualche considerazione finale?

Concludo dicendo che stiamo vivendo un periodo storico che di sicuro cambierà il mondo e il nostro modo di vederlo. Non spetta a me dirlo, perché è ormai evidente. Il futuro che si prospetta è ricco di incertezze ma anche di opportunità nuove che devono essere scoperte con coraggio e fiducia nelle nostre capacità. Nel frattempo è importante contribuire, nel nostro piccolo, con una piccola donazione che aiuterà l’unica squadra che andrebbe sostenuta, quella dei medici e degli infermieri che lavorano senza sosta per la nostra salute. Grazie a loro potremo presto ricominciare a tornare alla "nuova" normalità che, spero, riuscirà a vedere l'Italia tra i protagonisti mondiali.

 

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