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Economia
Creval, Petrus boccia di nuovo l'Opa. Ormai è guerra aperta con l'Agricole
Luigi Lovaglio amministratore delegato gruppo Creval (Lapresse)

Quindici giorni alla conclusione dell’opa sulle azioni del Credito Valtellinese lanciata da Crédit Agricole. Due settimane in cui c’è da scommettere che ne vedremo delle belle. Brevissimo riassunto delle puntate precedenti: la Banque Verte aveva presentato un’offerta da 737 milioni complessivi, per un controvalore di 10,5 euro per azione. L’Algebris di Davide Serra ha aderito prontamente all’offerta, garantendo che il suo 5,3% passerà all’istituto di credito transalpino. Gli altri, invece, a partire dallo stesso consiglio di amministrazione, hanno ritenuto troppo bassa l’offerta, nonostante fosse interamente cash e con un premio del 21% rispetto ai valori alla data di formulazione.

Già, proprio le date però sono alla base della vicenda. Perché nel frattempo il titolo ha iniziato a correre, grazie a risultati al di sopra delle aspettative. Oggi viaggia a oltre 12 euro per azione e alcuni analisti – compreso il fondo Alta Global, Bofa e Mediobanca - hanno fissato la forbice tra i 15 e i 22,7 euro. Una vicenda che si fa sempre più ingarbugliata perché se si dovessero prendere anche soltanto i valori attuali di capitalizzazione, la Banque Verte dovrebbe mettere sul piatto un centinaio di milioni in più. Per non parlare di quanto accadrebbe se si chiedessero valutazioni fino a 22 euro per stock.

Al momento, gli schieramenti sono chiari: da una parte Crédit Agricole che ha una quota superiore al 12% (contando quella di Serra con Algebris) e che può arrivare fino al 20%. Dall’altra Alta Global, Hosking Partners, Petrus Advisers, Kairos Melqart Am, ovvero il 22% del capitale a cui si aggiungerà anche la Dgfd di Denis Dumont: in tutto il 28,15%. A decidere il futuro dell’Opa saranno quindi gli altri azionisti.

Bocche cucitissime da parte dei fondi istituzionali, che, contattati da Affari, hanno preferito per il momento non commentare. Le scadenze sono due, in rapida sequenza. Come detto, il 21 aprile scadrà l’Opa di Crédit Agricole, ma due giorni prima andrà rinnovato il consiglio di amministrazione. Per impedire che i vertici siano espressione del precedente azionariato, la Banque Verte da un lato ha cercato di stoppare l’assemblea proponendo la convocazione dopo il termine dell’opa; dall’altro ha chiesto lumi alla Consob sui compensi, che saranno oggetto proprio dell’assemblea del 19.

Appare evidente a questo punto che si sta giocando una guerra di nervi: da una parte l’ex banca popolare che vuole monetizzare gli sforzi profusi in questi anni; dall’altro l’istituto francese (con Algebris) che preme per ottenere quanto vorrebbe a un prezzo oggi conveniente – ma molto meno all’epoca.

Perché avere un azionista di peso come Crédit Agricole che mastica amaro potrebbe essere controproducente. Ma, al tempo stesso, diventa impossibile – specie dopo le ultime valutazioni – pensare che gli azionisti possano accettare un prezzo così inferiore a quanto pensano gli analisti. Solo che il tempo stringe e serve che qualcuno faccia una prima mossa.

E una mossa l'ha fatto Petrus Advisers, mossa che ha irritato immediatamente l'Agricole. Con una nota ad hoc, il fondo britannico ha fatto notare che il board della banca ha fornito un chiaro parere sull'offerta non sollecitata e ostile da parte dei francesi, delineando i motivi per cui non sia congrua da un punto di vista finanziario.

L'Opa, spiegano gli analisti di Petrus, non valorizza adeguatamente la banca nè su base standalone nè in ottica M&A. Inoltre, le fairness opinion indicano un range valutativo compreso tra 12,95 - 22,7 euro per azione e la parte bassa del range della fairness opinion di una primaria banca internazionale come Baml è pari a 15,2 euro.

(Segue...)

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