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Economia
Dopo Rivera inizia il valzer delle nomine: Eni, Enel, Leonardo. La mappa
da sx a dx: alessandro profumo, francesco starace, claudio descalzi, matteo del fante, dario scannapieco

Eni, Enel, Terna, Leonardo, Poste, Cdp: la nuova mappa delle nomine e del potere nel governo Meloni

"Rivera? In questo momento ha più detrattori che sostenitori". Così qualche giorno fa una fonte accreditata spiegava ad Affaritaliani.it come il direttore generale del Tesoro, Alessandro Rivera, non goda di grande stima all'interno del nuovo esecutivo. A lui vengono imputati i problemi relativi alla trattativa di Ita e alla gestione dell'affaire Mps. Per questo è pensabile che venga sostituito alla fine di gennaio, anche se sui nomi c'è ancora il massimo riserbo. Come riporta La Stampa, il ministro Giorgetti ha fin qui protetto il suo direttore generale, ma sembra che per lui non vi siano più grandi possibilità. 

Quella di Rivera è però solo una delle tante poltrone che, in primavera, vedranno con ogni probabilità un nuovo padrone. Partiamo da Leonardo: nonostante i tentativi di riposizionamento e i buoni uffici di Guido Crosetto, alla fine con ogni probabilità Alessandro Profumo non verrà riconfermato al timone di Leonardo. Questo per tre motivi: il primo di carattere politico, perché la sua - un tempo per nulla celata - vicinanza al Pd lo fa vedere con sospetto dal nuovo governo; il secondo di opportunità, perché rimane ancora pendente la condanna per il processo Mps in cui è accusato insieme all'ex amministratore delegato Fabrizio Viola e per cui è stato condannato in primo grado. Profumo vorrebbe rimanere, anche perché è uno dei pochissimi manager che ha saputo reinventarsi completamente, dopo la lunghissima esperienza nel mondo bancario e creditizio. È stato chiamato dall'allora primo ministro Paolo Gentiloni e ha iniziato a studiare a fondo i meccanismi dell'industria, tanto da dichiarare recentemente di essersi pentito di aver puntato sulle banche, che sono a suo dire noiose, quando invece la manifattura è davvero affascinante.

Infine c'è un problema finanziario: la capitalizzazione di borsa -  pur con tutti i distinguo, i problemi e le vicissitudini ben note - è scesa di circa il 40% da quando Profumo è al timone di Leonardo. E questo è un assist perfetto per i suoi detrattori. Chi al suo posto? In molti parlano di Lorenzo Mariani, amministratore delegato di Mbda, un'azienda che si occupa di sistemi di difesa. Radio-nomine lo dà molto vicino a Matteo Salvini. Il quale, come riporta Dagospia, ha già battuto i pugni sul tavolo chiedendo una nomina di peso direttamente riconducibile alla Lega. Stesso discorso è stato fatto da Berlusconi, che vuole un nome vicino a Forza Italia.

Qualcuno ha parlato anche dell'ex ministro Cingolani al posto di Profumo, ma fonti accreditate bollano come "impossibile" questa ipotesi, anche perché lo stesso Cingolani avrebbe ricevuto un'offerta molto importante dal Giappone, pare da Hitachi, e sarebbe pronto a trasferirsi a Tokyo. 

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