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Economia
Grecia, prelievo sui depositi. Così Merkel presenta il conto ad Atene per l'euro

di Andrea Deugeni
twitter11@andreadeugeni

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L'economista della Bocconi Carlo Alberto Carnevale Maffè (nella foto in alto) analizza con Affaritaliani.it gli scenari post-voto sul Greferendum. "Impossibile che si arrivi a un accordo fra Tsipras e questo Eurogruppo. Gli altri leader sono arrabbiati con il governo ellenico", spiega. "La Merkel vuol far pagare alla Grecia il prezzo per tenerla nell'euro attraverso un bail-in feroce (con un prelievo forzoso sui depositi, ndr) delle banche elleniche", conclude l'economista.


L'INTERVISTA

Il No ha stravinto nel referendum greco e il ministro delle Finanze ellenico Yanis Varoufakis si è appena dimesso per  consentire al premier Alexis Tsipras di dare un segnale di distensione al fronte dei creditori dopo i toni accesi della campagna referendaria. Cosa succederà adesso nella complessa vicenda della Grecia?
"Il ministro Varoufakis doveva dimettersi prima. Yanis è un personaggio sulfureo, non può fare il diplomatico. Gli scappano delle uscite come quella sui 'creditori terroristi' che poi i tedeschi si segnano per tutta la vita. Ora, si è reso conto di essere un ostacolo nelle trattative. Ma ormai è troppo tardi: ormai la frittata è fatta".

Perché?
"In un gruppo di 19 Paesi, è necessario creare il consenso e, ora, tutti i leader, non soltanto quelli tedeschi, ma soprattutto i lettoni, gli olandesi e i belgi sono arrabbiatissimi con Tsipras. La democrazia consente di fare le cose che si vogliono a casa propria e se si hanno le risorse finanziarie per farle. Purtoppo Varoufakis, che è una persona estremamente intelligente, non ha mai gestito una negoziazione reale in un'organizzazione. Ha una superbia intellettuale difficile da conciliare con la ricerca del consenso degli altri all'interno di un organismo come l'Eurogruppo". 

Dunque è vero, come ha commentato ieri sera il vice-cancelliere tedesco Sigmur Gabriel, numero due "colomba" del governo teutonico in quota Spd, che "il governo greco ha bruciato i ponti con tuta Europa"...
"Sì. In Germania speravano vincesse il sì per liberarsi di una banda, a loro giudizio, di arruffoni. Invece, ha vinto in maniera clamorosa il No e i politici dei Paesi del Nord dovranno continuare a delegittimare il governo greco, non potendo farlo nei confronti invece del popolo ellenico. Tsipras e Varoufakis hanno rifiutato all'ultima proposta del 25 giugno dell'Eurogruppo per orgoglio intellettuale, ma la proposta era davvero buona. La Grecia, ora, finirà in un limbo, in cui i creditori per il momento chiuderanno i rubinetti, lasciando il Paese nell'euro ma senza euro".

E cioè?
"Sarà un momento di transizione che durerà fino al 20 di luglio, quando la Grecia andrà in default per il mancato rispetto del pagamento dei 3,5 miliardi di debiti verso la Bce. A quel punto, Atene potrà essere accompagnata fuori dall'euro. Una grave decisione che manda all'aria un percorso di 60 anni di costruzione dell'Ue, ma a volte la realtà lascia spazio a scenari di questo genere: non sono solo i tedeschi, i danesi, i lettoni e gli olandesi ad essere inferociti con i greci, ma anche gli irlandesi, i portoghesi e gli spagnoli, popoli che hanno dovuto sottostare a massicce dosi di austerità. Pure Podemos potrebbe ora indire un referendum e applicare la stessa tattica di Syriza. E diciamo una cosa".

Prego...
"L'integrità dell'euro è stata messa a repentaglio dalle politiche scellerate di chi si è indebitato come i greci e gli italiani, popoli che hanno distribuito prebende ai clientes e non hanno mirato invece al pareggio di bilancio per 15 anni senza attuare riforme strutturali. I tedeschi e l'ex Troika, poi, applicando politiche economiche anticicliche e non procicliche, hanno aggravato il danno. Per quanto riguarda i prossimi step, il presidente della Bce Mario Draghi non interverrà sull'Ela alle banche greche, mantenendo i livelli attuali. Dopo il documento del Fmi, la Bce è titolata a dire che gli istituti di credito ellenici sono insolventi, perché questo è il senso dell'ultimo paper di Washington sul debito di Atene. Draghi ha tutti gli elementi legali ora per interrompere l'erogazione dei fondi Ela, ma lascerà la palla alla politica. Le banche greche però salteranno prima dei summit europei e della scedenza del 20 luglio. Un istituto è già sull'orlo del default. Se Draghi manterrà l'Ela, lo stock non concedendo però il cash flow, l'operatività sarà compromessa dopo due giorni, perché i greci continueranno a ritirare i propri depositi".

E poi, cosa succederà?
"Gli altri Paesi europei faranno scattare gli aiuti umanitari, mantenendo Atene nell'euro, ma senza concederle altro credito. Dopodichè dovrà scattare un haircut delle banche che è quello che vuole l'Eurogruppo. Far partire cioè un bail-in degli istituti di credito in cui, secondo le nuove normative, saranno costretti a partecipare anche i cittadini greci se non vogliono tornare alla dracma o adottare una doppia circolazione monetaria. L'unica arma di ricatto vero che in questo momento ha l'Eurogruppo è proprio questo costringere i depositanti greci a partecipare alle perdite delle proprie banche, attraverso un prelievo forzoso che eviti il default. Mossa che cancella 100 miliardi di patrimonio in tasca ai greci. A quel punto, il governo Tsipras potrebbe anche dimettersi, lasciando spazio a un governo di unità nazionale che riaprirebbe i giochi. Con questo stato dell'arte, l'Eurogruppo così com'è un accordo con Tsipras non lo fa. Il prezzo che l'Europa vuol far pagare alla Grecia per tenerla nell'euro è unbail-in feroce delle banche elleniche".

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