Mediobanca, la svolta di Nagel: ecco che cosa può succedere

La definitiva uscita di Mediobanca dal salotto buono della finanza potrebbe avversarsi molto prima di quanto chiunque potesse immaginare. L’amministratore delegato Alberto Nagel, nel presentare un nuovo piano industriale che promette una pioggia di utili per i soci di Piazzetta Cuccia, ha detto senza mezzi termini che sarebbe pronto a vendere la quota del 13% che Mediobanca detiene in Generali. Un’autentica bomba, se si pensa che l’istituto fondato da Enrico Cuccia non solo ha sempre avuto un peso notevole a Trieste, ma ha anche concluso poco più di un anno fa una vera e propria battaglia con Francesco Gaetano Caltagirone per la governance del Leone. Una battaglia vinta – visto che Philippe Donnet è stato confermato – ma che aveva lasciato qualche strascico.
In realtà, come Affaritaliani.it aveva potuto anticipare, tra il costruttore romano e Mediobanca da qualche tempo il barometro aveva iniziato a volgere verso il sereno. L’astensione di Caltagirone in assemblea sul bilancio e la nomina di Carlo Schiavone (vicino all’ingegnere) per la presidenza del collegio sindacale a Trieste avevano sancito un disgelo che ora potrebbe essere ancora più rapido. Nel frattempo, Caltagirone è salito al 9,9% delle azioni di Piazzetta Cuccia, secondo socio dopo la Delfin di Francesco Milleri che è stabile al 19,8%.
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Ora la mossa di Nagel: si dice pronto a cedere la quota del 13% in Generali (che ai valori di mercato odierni varrebbe poco meno di 4 miliardi). Ma per fare cosa? Non è un mistero che da tempo Mediobanca stia cercando di potenziare la sua presenza nel segmento del wealth management. Ma gli obiettivi sono molto cari: da Fineco a Mediolanum fino a Banca Generali. La creatura di Alessandro Foti rimane un pezzo pregiatissimo del mercato ma è difficile immaginare una possibile fusione. Mediolanum, dopo l’uscita di Oscar di Montigny, è in una fase di riorganizzazione. E fa parte dell’azionariato di Mediobanca. Infine c’è Banca Generali, obiettivo che già nel 2020 era entrato nel mirino di Nagel ma che Donnet ha definito “strategico”. Ecco perché Piazzetta Cuccia ha bisogno di venire foraggiata per procedere a un’acquisizione che potrebbe renderla un vero e proprio gigante.
Chi si comprerebbe il 13% di Generali? Possibile che possa interessare alla stessa Delfin, che, una volta liberatasi di Mediobanca potrebbe salire nell’azionariato e chiedere a quel punto di procedere con un’aggregazione di livello per raggiungere quella massa critica che le permetterebbe di tornare a guardare negli occhi i rivali storici Axa e Allianz. La nuova pax milanese può preludere a grandissimi movimenti finanziari, una stagione frizzante che potrebbe portare alla creazione di nuovi “campioni” nazionali. In attesa che qualcosa si smuova anche nel mondo delle banche, assicurazioni e wealth management iniziano le grandi manovre. Allacciate le cinture.

