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Economia
Mps, nuovo buco miliardario? Lo Stato in ogni caso ci perde
Lapresse

Lo Stato con una mano prende, con l’altra dà. Come in una partita di giro si sta concludendo l’odissea amara di Mps, la ex terza banca italiana, travolta più di tutte dalla crisi post 2008. E dal cilindro delle soluzioni per riportare a new normal la banca toscana, lo Stato italiano gioca un doppio ruolo. Compratore delle sofferenze dalla banca di cui possiede il 68%. Con l’accordo raggiunto in Europa, la banca dovrebbe procedere a chiudere l’ultimo tassello della sua lunga crisi. 

Saranno ceduti ad Amco, la ex Sga, la società pubblica posseduta dal Tesoro al 100%, la quasi totalità dei crediti malati rimasti in pancia a Mps. Circa 10 miliardi di sofferenze e incagli che saranno acquisiti da Amco, liberando definitivamente il bilancio dalla zavorra del passato e rendendo Mps in condizioni di ripartire sul mercato. Senza questa pulizia la banca avrebbe continuato a essere ingessata. 

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Nessun compratore a sostituire lo Stato (che deve comunque uscire dal capitale). Il peso delle sofferenze con le inevitabili svalutazioni avrebbe continuato a pesare sulla redditività della banca, rendendola non appealing per nessun acquirente. Già il tema, ora che la banca di Stato vende al suo azionista i crediti malati è ovviamente il prezzo. 

Soprattutto chi rischia di guadagnare e chi rischia di perdere in questa sorta di partita doppia? Il passaggio sarebbe indolore per Mps se i crediti malati fossero comprati da Amco al prezzo cui stanno a bilancio della banca. Ebbene gli 11,6 miliardi di crediti malati sono a bilancio a 5,8 miliardi, il 50% del loro valore lordo. Se Amco acquistasse al valore cui sono iscritti non ci sarebbe nessuno impatto sul conto economico di Mps. Ma può la società di gestione delle sofferenze bancarie pubblica comprare le sofferenze di Mps a 50? Il mercato delle transazioni degli Npl dice che i valori di acquisto medi sono in una forchetta tra il 30 e il 40% a essere ottimisti. 

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Se Amco comprasse ai prezzi di mercato ecco che Mps si troverebbe con l’ennesima svalutazione di bilancio che varrebbe come minimo un miliardo secco. L’ennesima di una lunga serie che porterebbe il capitale della banca oggi a 7,9 miliardi a contrarsi, rischiando di dover fare l’ennesimo aumento di capitale. 

Con lo Stato che dovrebbe riaprire il portafoglio dopo che ha già lasciato sul campo dall’ingresso nel capitale la bellezza di 5,9 miliardi di perdita. Il 68% della quota del Tesoro vale oggi solo 1 miliardo a fronte dei 6,9 miliardi con cui il Tesoro ha ricapitalizzato la banca senese. 

Se al contrario la transazione avvenisse, per favorire la banca, ai prezzi di bilancio, allora la banca ne uscirebbe senza danni, ma Amco cioè lo Stato avrebbe comprato a prezzi fuori mercato. 

E se i tassi di recupero nei prossimi anni non fossero mirabolanti, ecco che la perdita dalla cessione non l’avrebbe Mps, ma direttamente Amco negli anni a venire. Uno dei due attori (lo Stato azionista di maggioranza di Mps e lo Stato padrone di Amco) perderebbe a prescindere.  Un finale di partita non certo lusinghiero.

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