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Intesa Sanpaolo, SRM: presentato il 4° Med&Italian Energy Report

Intesa Sanpaolo, SRM: discusso al Parlamento Europeo il 4° Med&Italian Energy Report: focus sul processo di transizione energetica Euro-Mediterranea e sul ruolo dei combustibili alternativi

È stato presentato il nuovo Med & Italian Energy Report 2022, giunto alla sua quarta edizione e realizzato grazie alla sinergia tra SRM (Centro Studi collegato al Gruppo Intesa Sanpaolo) e l'ESL@Energy Center del Politecnico di Torino e della collaborazione con la Fondazione Matching Energies. Il rapporto ENEMED 2022, presentato al Parlamento Europeo, si occupa della valutazione dell’attuale situazione energetica europea proseguendo nell’analisi delle prospettive future nella regione del Mediterraneo e concentrandosi in particolar modo sui combustibili alternativi (sia biocarburanti che sintetici). Questi ultimi, rispondono a un approccio di economia circolare e potrebbero essere importanti nel sostenere la decarbonizzazione, in particolare quella del trasporto marittimo. I combustibili alternativi potranno, infatti, avere un ruolo non trascurabile nell’accompagnare il processo di transizione “verde” e nel supportare un decremento della dipendenza energetica, potenziando inoltre l’integrazione Euro-Mediterranea.

Massimo Deandreis, direttore generale SRM, centro studi collegato al Gruppo Intesa Sanpaolo ha dichiarato: “Il Rapporto è frutto di un progetto ampio di collaborazione tra SRM e il Politecnico di Torino e mette insieme competenze economiche e tecnologiche affrontando i temi energetici con l’ambizione di individuare le tendenze innovative e gli scenari. Dopo il focus sull’idrogeno dell’anno scorso, quest’anno il Rapporto si concentra sulle potenzialità dei carburanti alternativi, che potranno avere un ruolo chiave, non in competizione ma in sinergia con la produzione di elettricità da fotovoltaico ed eolico. L’obiettivo ultimo di questo Rapporto è quello di dare un contributo alla definizione delle policy europee e nazionali”.

Durante la presentazione, sono stati esposti i dati che ben delineano l’attuale situazione energetica dell’Unione Europea, che si confronta con un’importante percorso di cambiamento nella struttura del proprio mix energetico: il petrolio risulta infatti ancora la principale fonte energetica, ma la sua quota è diminuita di 6 punti percentuali negli ultimi due decenni, passando dal 38,7% al 32,7%. È aumentata la quota del gas, passata dal 20,6% al 24,4%, mentre si è registrato un importante balzo delle rinnovabili e biocarburanti che hanno guadagnato più di 11 punti percentuali passando da una quota del 6,4% ad una del 17,9%.

Com’è noto, una riflessione sul tema è fortemente legata al conflitto russo-ucraino, che ha creato turbolenze ed instabilità geopolitiche e strategiche negli assetti del comparto energetico Europeo e quindi anche del nostro Paese: si va riducendo il consumo di gas, diversificando le fonti e stanno cambiando le forniture. Nel dettaglio, Fino al 2021, l'UE importava il 90% del suo consumo di gas. In questo ambito la Russia ha fornito oltre il 45% di queste importazioni (nel 2010 questo dato era del 31%), oltre a fornire il 27% delle importazioni di petrolio e il 46% di quelle di carbone.

Gli altri fornitori di Gas per l’UE: Norvegia, USA, Qatar e Algeria coprono il 47,7% delle esigenze. Nel 2022 (in particolare marzo-settembre) le forniture di gas russo per l’UE sono diminuite dell’80% ed è iniziato un processo di riduzione della domanda (degli utenti finali), di diversificazione degli approvvigionamenti e di aumento di importazioni di GNL insieme ad un potenziamento delle rinnovabili. L’Italia è tra i Paesi che hanno risentito maggiormente dalla riduzione del gas russo reagendo con maggiori importazioni in particolare dall’Algeria; nei mesi di settembre e ottobre 2022 l'importazione di gas attraverso il Transmed (entry point del Gas algerino) è stata superiore al 40% dell'importazione totale di gas. Contestualmente, a settembre l'importazione di gas russo attraverso il gasdotto TAG è stata pari all'8,7% dell'importazione totale e addirittura inferiore all'1% a ottobre.

Francesco Profumo, presidente Compagnia San Paolo ha così commentato questo aspetto: “Il conflitto in Ucraina ha contributo ad accelerare un processo: l’energia è diventata non solo una leva fondamentale per perseguire gli obiettivi di transizione ecologica e neutralità ma anche un asset strategico e geopolitico. Se è vero che da ogni grande crisi nasce una altrettanto grande opportunità, dobbiamo guardare con crescente attenzione alla regione del Mediterraneo, un mercato giovane con un enorme potenziale per la produzione di energie alternative e rinnovabili. Il nostro Paese è il “ponte” naturale tra Nord e Sud: occorre mobilitare investimenti infrastrutturali e le migliori competenze per farne occasione di crescita e sviluppo. Come investitore istituzionale orientato all’impatto, la Compagnia di San Paolo è pronta a fare la sua parte a servizio del territorio e del Paese”.

Ettore Bompard, direttore ESL@ Energy Center, Politecnico di Torino, aggiunge: “La crisi russo-ucraina ha messo al primo posto la sicurezza e l’accessibilità economica dell’energia, mettendo in secondo piano la sostenibilità ambientale, precedentemente al centro, e si è intensificato, nel Mediterraneo, il dialogo energetico “nero”, basato sul fossile. Nel medio-lungo termine, tuttavia, il dialogo dovrà virare al “verde”, basato sulle fonti rinnovabili, con un mix di commodity energetiche in cui non solo elettricità e idrogeno ma anche combustibili bio e sintetici giocheranno un ruolo, soprattutto nel trasporto aereo e marittimo”.

Nel percorso verso un settore dei trasporti completamente decarbonizzato, i biocombustibili e gli e-fuel dovrebbero sostenere la transizione energetica, in particolare per i segmenti “hard-to-abate” come l’aviazione e il marittimo. Infatti, I biocombustibili svolgono attualmente un ruolo fondamentale nella decarbonizzazione del settore dei trasporti dell’UE, rappresentando l’83% del totale dei combustibili rinnovabili utilizzati nel 2020. I paesi dell’UE situati nella regione del Mediterraneo hanno utilizzato circa 6.300 ktep di biocombustibili nel 2020, pari al 38,8% del totale dei biocombustibili consumati a livello dell’UE27; in particolare, Francia, Spagna e Italia rappresentano quasi il 90% di tale quota.

Le politiche che promuovono l'adozione dei biocombustibili nel settore dei trasporti sono in atto da oltre un decennio a livello di Unione Europea. Attualmente, la direttiva RED II 2018/2001 contiene un obiettivo del 14% di FER rispetto al consumo totale di energia del settore dei trasporti per l’anno 2030, con un sotto-obiettivo dell’1,75% di biocombustibili avanzati.

Per il momento, il quadro politico per i combustibili alternativi dei paesi della sponda orientale e meridionale del Mediterraneo è meno strutturato e dettagliato rispetto a quello dei paesi europei. Tuttavia, vale la pena notare che le azioni politiche stanno rapidamente prendendo forma, attraverso lo sviluppo di piani strategici e roadmap, insieme a progetti che coinvolgono partner industriali. In questo quadro complessivo, un ulteriore adeguamento delle misure legislative esistenti potrebbe favorire e sostenere finanziariamente le azioni di recupero dei terreni marginali mediterranei che la bioeconomia e le bioenergie potrebbero mettere in campo, utilizzando materie prime autoctone come input per i loro processi.

Da sottolineare come i trasporti marittimi e la portualità abbiano un ruolo sempre più importante negli scenari europei e stanno andando verso nuovi modelli sempre più volti allo sviluppo energetico: Green Ports e Green Ships. In quanto terminali di energie fossili e rinnovabili, nonché luoghi di sbocco di pipelines provenienti in particolare dal Nord-Africa che portano flussi di energia e anche vicini a industrie ad alta intensità energetica, si configurano come strategici. Inoltre, la portualità italiana ha una importante caratterizzazione energetica: il 34% del traffico è costituito da rinfuse liquide (oltre 163 milioni di tonnellate nel 2021).

Nei primi 6 mesi del 2022 sono state superate le 80 milioni di tonnellate (+5,6% sul 2021). I primi 5 Energy port italiani concentrano il 70% circa del traffico e sono: Trieste, Cagliari, Augusta, Milazzo e Genova. Tre scali sono del MezzogiornoIl PNRR sta chiamando la portualità italiana a sfide energetiche strategiche; è stata attribuita alle nostre infrastrutture marittime una dotazione di 9,3 miliardi di euro: l’obiettivo dell’efficientamento energetico e della sostenibilità in generale dei nostri scali è una delle priorità del documento. Tutte le Autorità hanno avviato progetti volti alla riduzione dei consumi energetici e a migliorare la sostenibilità ambientale dei porti mentre con il DL 50/2022 alle Autorità di Sistema è stato attribuito il ruolo di “comunità energetica”, il che permetterà di promuovere il consumo di energia da fonti rinnovabili nelle aree portuali e retroportuali. 

Da sottolineare che è nato e sta evolvendo in Italia, un nuovo modello portuale che sta ricalcando quelli più evoluti del Nord-Europa: il Green Port, vale a dire uno scalo sempre più rivolto a efficientare il proprio consumo di energia, ad essere al servizio di navi che utilizzano combustibili alternativi ed a dotarsi di infrastrutture di attracco ed equipment per il bunkeraggio diversificato delle navi. Ma anche di utilizzare tecnologie digitali, modelli intermodali e sempre più rivolti a perseguire l’obiettivo di riduzione delle emissioni.

Francesca Passamonti, Head of European Regulatory and Public Affairs, Intesa Sanpaolo ha dichiarato:L’energia è da sempre uno dei temi più rilevanti per l’Unione Europea. Fino a poco tempo fa questo argomento è stato affrontato da una prospettiva prettamente climatica, cioè come un mezzo per rendere l’economia meno dipendente da fonti fossili, in modo da permettere all’UE di raggiungere gli obiettivi prefissati dalla COP21. Con lo scoppio del conflitto fra Russia e Ucraina l’energia è stata sempre più associata a tematiche relative alla sicurezza di approvvigionamento. In tale contesto, esplorare il potenziale di  carburanti alternativi che sostituiscano le fonti fossili diventa sempre più importante”.

 

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