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Economia
Portafoglio/ Draghi tira fuori il bazooka: il QE si trasforma in un fondo sovrano infrastrutturale europeo

Le previsioni degli operatori finanziari sono abbastanza concordi: il 2015 sarà l’anno della ripresa del vecchio continente, sempre che la crisi russo-ucraina e le turbolenze greche non la facciano deragliare. Nell’ultimo sondaggio condotto da Bloomberg, del resto, su 47 economie mondiali proprio Ucraina e Russia sono ritenute quelle più “a rischio”, con un calo del Pil atteso pari al 4,% (per Kiev) e al 3,6% (per Mosca), rispettivamente. Quanto ad Atene, accreditata di una previsione di crescita dello 0,9% a fine anno, tutto dipenderà da come evolverà la situazione nei prossimi giorni e settimane, ma se Angela Merkel appare fiduciosa e gli analisti sembrano darle ragione, ritenendo il rischio contagio limitato, è anche perché dietro le quinte Mario Draghi continua a sfruttare al massimo gli spazi di manovra della Bce.

Con una decisione che non ha sorpreso troppo gli operatori, infatti, la Bce in settimana ha annunciato un ampliamento del proprio programma di quantitative easing (“QE”) non tanto in termini di volumi d’acquisto, che restano attorno ai mille miliardi di euro entro il settembre del prossimo anno, eventualmente prorogabili se la ripresa continuasse a latitare nel vecchio continente, quanto di tipologia di strumenti acquistabili sul mercato. Dopo i titoli di stato, i crediti cartolarizzati (Abs) e i covered bond, la Bce ha deciso infatti di iniziare ad acquistare anche titoli di aziende ed enti internazionali o sovranazionali con sede nell’eurozona, impegnati nel settore delle infrastrutture.

In pratica Draghi ampliando il Public sector purchase programme (Pspp), affianca un “fondo sovrano” alla classica gestione di portafoglio di Eurotower e potrà agire da promotore della crescita investendo direttamente in un settore strategico come quello delle reti, dell’energia e delle infrastrutture in genere. A scorrere la lista degli emittenti i cui titoli di debito potranno ora essere acquistati dai tesorieri della Bce si notano nomi italiani come Enel, Snam e Terna, ma pure Cassa depositi e prestiti e Ferrovie dello stato italiane. “Il bazooka è pronto” ha commentato su Twitter l’economista Alberto Gallo (Royal Bank of Scotland), cogliendo al volo il senso della notizia. Ma quali sono nel dettaglio gli emittenti che ora rientrano nel Pspp? Oltre agli italiani già ricordati, si notano tra gli altri la Council of Europe Development Bank, la European Atomic Energy Community, l’European Financial Stability Facility e l’European Stability Mechanism meglio noti come I “fondi salva stato” europei Efsf e Esm. Ma c’è anche l’European Investment Bank, la Nordic Investment Bank e ovviamente l’Unione Europea stessa.

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