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Economia
Pressione fiscale, Italia la prima in Europa (64,8%)

Di Antonella Gramigna

Secondo gli ultimi dati Istat, per quanto riguarda la pressione fiscale complessiva (tassazione sui profitti delle imprese, tassazione sul lavoro e altre tasse) l’Italia è la prima in classifica in tutta Europa (64,8%), seguita da vicino dalla Francia (62,7%) e da più lontano dalla Germania (48,8% e dalla Gran Bretagna (32%).
Insomma, rispetto ai suoi primi concorrenti sui mercati parte qualche metro indietro. In aumento rispetto gli anni precedenti. Una cifra che impressiona. E che se, aggiunti altri oneri di spesa non compresi, arriva anche al 70%. Oltre la metà del reddito, in pratica, se ne va.
Si parla tanto di tasse, e peso di queste, sulle spalle di ogni individuo,  cittadino che lavora, imprenditori e professionisti a Partita iva,  ma che insiste anche sul futuro dei nostri figli. 
Ma cos'è che porta la pressione fiscale così in alto? E che tipo di riforma sarebbe necessaria per poter respirare a livello di economia? In primis, serve sapere che le entrate seguono le spese. Se queste ultime si attestano a un certo livello, le entrate devono essere tali da coprirle. L’Italia ha anche i vincoli che derivano dalla partecipazione all’Unione europea, questo significa, quindi, che deva fare la sua parte per garantire il sostegno della spesa. Ne deriva che la distribuzione di questi oneri tra i componenti della collettività, avviene  attraverso una serie di misure di natura essenzialmente fiscale.  Chi governa, e legifera, di conseguenza mette in atto misure relative ai vari tributi e poi ne  distribuisce il costo nella società. Più si dirige l’attenzione, o meglio l’interesse, verso certe categorie, più i costi lievitano. Più è alto l’ammontare della spesa, e per noi lo è, maggiore sarà il carico fiscale. 
Una riforma del sistema fiscale non è facile da fare, con questa condizione economica, specie per il momento attuale. Ma oggi più che mai occorre pensarci, e velocemente.
Si tratta di tax policies.
Un campo sostanziale per uno Stato dicasi democratico ( ma davvero) liberale e riformista. 
Il cittadino, lavoratore,  quando si parla di cuneo fiscale pensa subito alla riduzione Irpef, quella che appare ben evidente nelle buste paga, e fa capire quanto ogni mese si devolve, appunto, ai vari servizi che lo Stato " dovrebbe" garantire ai cittadini. E’ un’imposta che ha una sua struttura e colpisce in gran parte i redditi da lavoro dipendente.
Ma c'è anche tutta la parte che riguarda redditi da capitale e lavoro autonomo. La scelta di tassazione progressiva, quindi secondo scaglioni di reddito, tende a ragionare nell’ottica della sottrazione dei redditi alla progressività. Cioè, più guadagni, più paghi. Una scelta che non ha logica. Quasi una "penalità" verso chi produce volumi di lavoro, per poi vedere andare via la sostanza.
L'idea di far pagare di più chi guadagna tanto è un errore madornale. Chi guadagna molto, pagherà anche molto, ma spenderá anche molto. E ciò serve all’economia circolare.
Ecco che, con una tassa Flat, cioè piatta, uguale per tutti, ovvio che saranno versati importi minori o maggiori di conseguenza al reddito, ma si immette nel mercato maggiore liquidità in tasca, per tutti. Maggiori investimenti.
Negli Usa, in tempi di crisi, l'arma adottata fu quella di abbassare notevolmente le tasse a tutti, per permettere a tutti di vivere meglio e poter acquistare. Ed ecco che il Boom economico insorse, le imprese rifiorirono, furono fatte assunzioni, il mercato della auto riprese,e così via. Se tutti pagassero meno tasse, tutti vivremmo meglio e saremo in grado di far vivere anche le imprese.
E' un pò il concetto semplice, terra terra, della tredicesima e quattordicesima: soldi in più per poter passare le feste di Natale, e per fare le ferie. Così si usa da noi. Pensate ad averlo ogni mese, magari in minor quantità.  Cosa accadrebbe?
Si andrebbe ad acquistare beni o servizi. Faremmo investimenti, anche immobiliari. Ecco che l'economia diverrebbe circolare e anche lo Stato ne gioverebbe con maggiori entrate. E saremo tutti presenti nel pagare le nostre tasse. Cosa che adesso, è impossibile da pensare. Perchè, secondo voi, c'è così tanta evasione? Perchè è impossibile da reggere una pressione fiscale siffatta. Ovvio, anche se illegale, che si arrivi a chiedere sconti pagando senza ricevuta un professionista che cerca di risparmiare, aggirando l'ostacolo con una dichiarazione inferiore, perchè altrimenti non ce la fa. E che un cittadino, che può detrarre ( ma solo SE ha capienza, quindi se lavora ed ha un certo reddito) solo un 19%,  cerca di risparmiarlo sin dall'inizio.
Non dico faccia bene. Dico che reggere così tanta percentuale di tassazione è un grande peso da qualunque prospettiva la si guardi.
Servirebbe, da una parte, poter agevolare tutti con una tassa equa, e punire severamemnte chi elude, chi non paga correttamente le proprie tasse. Io sono certa che abbassando le aliquote fiscali, si sia tutti, a parte i dipendenti che non possono evitarlo, più inclini a mettersi in regola. E la possibilità di rateizzare, senza costi aggiuntivi. Non è possibile consentire all'Agenzia Entrate ( ex Equitalia ) di triplicare cartelle,  con sovraccarichi di oneri al limite dell'usura, a chi non riesce ad onorare i propri debiti verso lo Stato!
E le assunzioni. Anche chi assume, potrebbe trovarsi agevolato non solo con una possibile defiscalizzazione degli oneri, finalizzati a progetti professionali e formativi, ma anche fornendo così maggiore salario al proprio dipendente. Si crea un circolo vizioso ma stavolta in positivo.
E che il sistema fiscale debba tenere conto della famiglia è un fatto incontestabile. Questa è una delle misure che può rilanciare anche il tasso di natalità in Italia. Nel caso specifico, ad esempio in Francia, si è arrivati a parlare addirittura di “figlio fiscale” per le agevolazioni fiscali di cui godono le famiglie, specie quelle più numerose. Detto ciò, l’unico problema è che questi sistemi hanno un costo. In Francia, ad esempio, incide di oltre dieci miliardi di euro. Bisogna capire se ci sono le risorse a disposizione, come spenderle e su cosa concentrale. Detto ciò, il fattore fiscale è importantissimo per la famiglia, ed è fuori discussione.
Incentivi a chi decide di metter su casa e famiglia, è una delle possibilità per smuovere la crescita. Alle mamme ed ai padri che si dedicano ai figli, si devono dedicare fondi a sostegno.
Da anni Forza Italia parla di abbassare le tasse. Ma oggi, con il  piano di salvataggio messo a punto dalla Commissione UE, con l’istituzione del Recovery Fund,  si rischia di dare vita ad un nuovo, ennesimo prelievo fiscale extra di 20-30mld di euro l’anno, che andrà a gravare sui bilanci delle grandi aziende.  Questo è quanto emerge da un’analisi del fondo, che non prevede affatto l’elargizione libera e continua di miliardi a fondo perduto.
Al contrario, le economie nazionali, e quindi gli Stati che ne beneficeranno, dovranno garantire l’utilizzo dei fondi entro determinati programmi di riforma, in materia di digitalizzazione, sostenibilità e ovviamente sanità e ricerca. Inoltre, come già accennato, i fondi, 750mld di euro, saranno in parte finanziati attraverso una nuova leva fiscale multiforme che Bruxelles utilizzerà incrementando il meccanismo, complesso, delle risorse proprie.
Tradotto, nuove tasse saranno introdotte e, lette le premesse, a portarne il peso saranno soprattutto le aziende, cioè la stessa “Impresa-Europa” che in realtà dovrebbe oggi essere garantita in termini di liquidità,  per assicurarne continuità e resilienza, senza le quali il dilemma d’una possibile onda lunga di disoccupati si potrebbe trasformare in un dramma.
Un mix di tasse e contributi che avrebbero una base altamente diversificata ma che rischierebbero, nel momento attuale, di lasciare molti “sconfitti” indietro piuttosto che aiutare la ripresa.
Parlare di flat tax, è parlare di una riforma profonda del sistema.
Oggi, per esempio, il sistema della detrazione delle spese, o vari bonus sulle ristrutturazioni, costa più di quanto di fatto rende ai contribuenti.
Ogni voce produce decine di documenti da elargire, e molta burocrazia.
Con la flat tax, ecco che tutta questa modalità e difficoltà, costi annessi, sparisce, semplificando la denuncia dei redditi in un semplice foglio a 4.
Il risparmio per lo stato, quindi, sarebbe  enorme, forse addirittura tanto da coprire il minor gettito teorico calcolato.
Perché serve capire, sostanzialmente, che il sistema si avvita in una spirale di maggiori costi di gestione, tutte risorse che, di fatto, fanno mancare i servizi ai cittadini.
Purtroppo il famoso recovery found non promette bene, perché di debiti si tratta, di un fondo di investimento che andrà a coprire le spese dei paesi.
Paesi che si impegnano a coprire il debito emesso.
Le famose riforme non arriveranno se non sulla carta, o nelle pieghe di regole perverse.
Poi se si vuol credere ancora alla novella degli investimenti pubblici, crediamoci.
L’Italia è tra i Paesi avanzati in cui si pagano più tasse sui redditi e sui profitti, in una parola sul lavoro, che sia dipendente o imprenditoriale. Sommando i contributi alla sicurezza sociale (l’Inps nel nostro caso), e le imposte che si riferiscono direttamente ai redditi da lavoro e da capitale, si arriva a un gettito che è circa del 27,3% del Pil. In ambito di incidenza sul prodotto interno della tassazione sui contribuenti ci superano solo una piccola minoranza degli altri Paesi Ocse, come Svezia, Francia, Belgio, Danimarca e Austria.
E questo lo sapevamo. Il punto è che rispetto alle tasse pagate non esiste solo un tema quantitativo, ma anche qualitativo. Per cosa pago tutte questa somme? Per quali servizi? E se io non mi ritenessi soddisfatta, perchè, come tanti altri paesi, devo pagare?
Serve rivedere tutto, e pensare davvero ad una Flat tax, che riguarda non solo le tasse ma la semplificazione di un sistema farraginoso e dispendioso, che possa ridare sollievo a tutti.
Ultimi, penultimi e chi fa impresa.
Nessuno escluso.

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