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Economia
Sapelli: "Meloni vs De Luca? Che pena. Ita-Lufthansa? Antitrust Ue incapace"
Vincenzo De Luca e Giorgia Meloni

Meloni-De Luca, Sapelli ad Affari: "Che pena". Ecco l'errore di Benetton, che cos'ha portato alla crisi finanziaria

La premier Giorgia Meloni che si dà della stronza per salutare il governatore campano Vincenzo De Luca, la crisi dei Benetton scoppiata come un fiume in piena e l’Antitrust europea che continua a mettere i bastoni tra le ruote nella fusione tra Ita e Lufthansa. L’attualità di questi ultimi giorni ha tanto da raccontare.

E così anche Giulio Sapelli, tra i massimi esperti di economia e affari internazionali, nonché “quasi premier” nel 2018 dopo essere finito sul taccuino dei "papabili" di Di Maio e Salvini, interpellato da Affaritaliani.it, ha espresso la sua opinione su questi eventi senza troppi peli sulla lingua.

Partiamo dal caso che ha visto la premier gelare sul posto il governatore della Campania Vincenzo De Luca. Inizialmente poco invogliato a rispondere alla nostra domanda (“devo proprio?”), Sapelli, comunque, non si tira indietro. “Provo grande pena per una politica ridotta a un livello così basso”, ci dice al telefono. 

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Non volendo approfondire la questione, l’attenzione si sposta sullo scivolone dei Benetton. Il “buco” da 100 milioni di euro emerso con l’inaspettata intervista del fondatore del gruppo d’abbigliamento Luciano Benetton ha infatti destato gli animi degli addetti ai lavori.

Tra i tanti quesiti posti sul caso, una domanda su tutte sorge spontanea. Qual è la causa scatenante di questa crisi finanziaria? Sapelli a riguardo ha le idee chiare. “Quando si crea una divisione tra proprietà e controllo, nasce conseguentemente un’asimmetria tra manager e azionisti. Alimentata, tra l’altro, dal modo sbagliato di pagare i manager con le stock option. E questa strategia può portare a comportamenti opportunistici”, spiega l’economista.

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Riguardo le stock option, per fare chiarezza, Sapelli fa riferimento al diritto di comprare azioni dell'azienda (Benetton in questo caso) a un prezzo prestabilito. Il concetto dietro questa forma di pagamento è che se i manager possiedono azioni, lavoreranno per aumentare il valore dell'azienda, allineando così i loro interessi con quelli degli azionisti.

Tuttavia, i risultati potrebbero non essere quelli sperati. I manager, incentivati a far salire il prezzo delle azioni nel breve termine per massimizzare i propri guadagni, potrebbero prendere decisioni che non sono necessariamente nel miglior interesse a lungo termine dell'azienda. Ad esempio, solo per ipotizzare delle situazioni plausibili, potrebbero manipolare i risultati finanziari, ridurre le spese di ricerca e sviluppo, o prendere rischi eccessivi.

Chiedendo invece un pronostico sul “miracolo” che dovrà compiere il nuovo amministratore delegato del marchio di abbigliamento, Claudio Sforza (ex Poste Italiane e Ilva), Sapelli preferisce non avventurarsi in vaghe predizioni: “Non ho la sfera di cristallo”, ci risponde.

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Infine, una riflessione sulle nozze tra l’erede di Alitalia, Ita Airways, e la compagnia aerea tedesca Lufthansa messe a serio rischio dall’Antitrust dell’Unione Europea e in particolare dalla commissaria la quale deve approvare tale operazione, Margrethe Vestager. “I commissari di oggi non sanno di che cosa parlano, proprio come fu Mario Monti”, risponde piccato l’economista, riferendosi all’esperienza dell’ex premier da commissario europeo per il mercato interno tra il 1995 e il 1999 nella Commissione Santer e poi sotto la Commissione Prodi quando fece il commissario europeo per la concorrenza fino al 2004.

“Un tempo il Garante della Concorrenza non era così”, continua. “Hanno trasformato l’Antitrust in un’ideologia. Ma d’altronde sono messi lì solo per motivi politici…”, conclude infine.






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