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Economia
Stellantis, nuovo smacco per Torino. Ora anche la Tav si farà a Termoli...

Nuovo smacco per Torino: anche la Tav si farà a Termoli

 

Scusate il paradosso nel titolo, ma di fronte a certe situazioni è più forte di me. Tutto è iniziato dalle parole di Carlos Tavares, ad di Stellantis, riguardo la Gigafactory di batterie per le auto elettriche che si farà in Italia nello stabilimento di Termoli. Un fulmine a ciel sereno che ha preso di sorpresa le principali forme di vita su Marte, il popolo Inuit e i cittadini del comune di Badola, oltre ai vertici torinesi di Palazzo Civico e della Regione Piemonte.

appendino cirio
 

Il governatore Cirio e la sindaca Appendino hanno stretto una santa alleanza al litio contro il Gruppo lussemburghese accusato di aver tradito Torino, il Piemonte, la sua storia, i suoi lavoratori, le sue Università, i meccanici, i carrozzieri, gli elettrauti, i gommisti, i verniciatori, i battilastra e i piegalamiere. Secondo il simpatico duo, il tradimento è stato orchestrato abilmente alle spalle delle amministrazioni comunali e regionali, mentre erano duramente impegnate in alcuni provvedimenti fondamentali per il futuro dell’umanità: l’approvazione della nuova legge regionale sul gioco d’azzardo e la firma della lettera per la candidatura di Torino a ospitare la prossima edizione di Eurovision. Parlapà, non ci si può distrarre un attimo che ti soffiano qualche miliardo di investimenti sotto il naso, mentre fai del bene. Ma chi poteva mai immaginare una cosa del genere, a parte tutto l’emisfero occidentale e la parte abitata di quello orientale? Proviamo a ricordare che male non fa. Stiamo parlando della proprietà di una multinazionale che negli ultimi trent’anni ha fatto delle oggettive scelte industriali per liberarsi dai lacci e lacciuoli che la legavano saldamente a Torino: ha spostato la sua sede legale in Lussemburgo, solo perché era più facile parcheggiare, ha cambiato nome, si è venduta ai francesi e ha addirittura costruito lo stadio della propria squadra di calcio a Venaria Reale, praticamente fuori Torino. Non vi viene il vago sospetto che ci considerino al livello di Springfield dei Simpson? E quando arriva l’annuncio di Stellantis che porta la Gigafactory a Termoli, cosa fanno le Istituzioni torinesi? Come tutti quelli che pur evidentemente trombati pretendono una riparazione, ovvero che Draghi e Stellantis si ricordino di Torino. Un po’ come quando ti capita di incontrare qualcuno per strada e fai finta di niente, guardando con profondo interesse filosofico le misteriose crepe del marciapiede. Poi, di fronte all’inevitabile saluto, reagisci con stupore, scusandoti sornione, dicendo che non l’hai riconosciuto per via della mascherina. “Attendiamo di avere parole chiare da Roma per capire su che basi questa scelta sia stata condivisa con il Governo” si legge in un comunicato di guerra della Regione Piemonte. E da qui si capisce chiaramente che lorsignori viaggiano proprio su un binario sbagliato, tipo quello 9 e trequarti di Harry Potter.

“Torino cosa fa? Chiede un tavolo dopo la decisione. Chi governa finge di non conoscere le regole della contrattazione politica, chi è governato ritiene ormai inutile reagire. La democrazia insieme alla città ne esce sconfitta” scrive Paolo Verri, manager culturale, in un post su Twitter. Di norma lo leggo sempre con attenzione perché a Torino ha fatto tante belle cose, così tante che, alla fine, ha deciso di prendere armi e bagagli per andarsene a Matera che poi non è nemmeno così lontana da Termoli. Con il suo lavoro l’ha poi fatta diventare Capitale Europea della cultura che, si sa, è un evento secondo solo a Eurovision.

Ma che ne pensano i due principali protagonisti della corsa alla poltrona di sindaco più indebitato d’Italia? Stefano Lo Russo, candidato del Centrosinistra, affida a Twitter il suo laconico epitaffio sulla vicenda pieno di pragmatico ottimismo: “Una grande occasione persa, non riconoscere a Torino il suo ruolo di sede storica nell’innovazione e produzione automobilista è un grave errore. Per la Gigafactory di Stellantis eravamo già pronti”. E vabbè, conviene sparecchiare perché tanto non verrà nessuno. Paolo Damilano si era già sbilanciato a gennaio con una di quelle frasi che ti tornano indietro come un drone difettoso: “La nascita di Stellantis è una grande opportunità per Torino. Il compito di chi crede in Torino sarà quello di valorizzare la città e di ottenere da questa storica intesa un’ulteriore spinta a crescere”. Perché le favole sono i luoghi delle ipotesi, come diceva Gianni Rodari. Può bastare, secondo voi, come ritorno all’avanspettacolo? Manco per niente. Proprio mentre sta per calare il sipario, ecco spuntare quel fine pensatore di Antonio Tajani, vicepresidente e coordinatore unico nazionale di Forza Italia, che dice la sua: “la gigafactory una ferita per Torino. Ora diventi una Silicon Valley”. Scusate, ho le lacrime dal ridere. Devo chiudere qui, perché sto bagnando tutta la tastiera.

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