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Economia
Tim cede la rete a Kkr per ridurre il debito e sogna di prendersi Poste Mobile
Pietro Labriola

Tim vende la rete per non far scoppiare la bomba del debito: ecco le sue prossime mosse 

Scelta indubbiamente coraggiosa, oltretutto in contrasto con l'azionista di maggioranza Vivendi, quella dell'ad di Tim Pietro Labriola di vendere la rete di accesso. Nessuna società ex-monopolista l'ha mai fatto ma per Telecom Italia non c'era soluzione visto il debito da 26 miliardi di euro cumulato in 25 anni di scelte sbagliate dopo la privatizzazione. 

Ora la nuova Tim grazie all'incasso garantito dalla vendita della rete (18 miliardi che potrebbero diventare 22 se ci sarà la fusione con Open Fiber) che è passata a Kkr, al Mef e a F2i vedrà il suo debito ridursi, per il momento, a 14 miliardi. Alla società dei servizi resteranno anche 16 mila dipendenti mentre 20 mila transiteranno  in quella della rete che si chiamerà FiberCop. In Tim resteranno i servizi di telefonia fissa e mobile, il cloud, la sicurezza informatica ma anche un po' di infrastruttura ossia la rete mobile, i data center, circa 16 e parte del backbone. E, naturalmente il gioiello della corona, ossia Tim Brasil che da sola vale circa 7 miliardi.

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Il titolo resta però, anche nel giorno del closing, sempre fermo in Borsa intorno a valori modesti di 0,22-0,23 euro ad azione. La società ha le mani legate in quanto, al momento, in Italia le tariffe per la telefonia mobile restano basse e quelle della "fissa", che comprende il collegamento a Internet sono praticamente livellate per tutti i gestori a circa 24 euro al mese (telefono più web). Ed è per questo che tutte le società di tlc sognano un consolidamento del mercato. Per fine anno si dovrebbe concludere l'iter di acquisto di Fastweb verso Vodafone Italia per circa 8 miliardi di euro. Tim sogna di diventare cacciatore, prendendo magari Poste Mobile che è il maggior operatore virtuale (ossia senza rete di proprietà) italiano con circa 6 milioni di clienti ma potrebbe anche diventare preda in questo caso di Iliad che aveva già provato ad acquisire Vodafone Italia.  Per ridurre ulteriormente il debito, che comunque resta pesante, Tim sta cercando di vendere Sparkle la società dei cavi sottomarini ma l'offerta attesa da 800 milioni di euro, dopo il rifiuto di quella da 650, da parte del Mef questa volta affiancato da fondo Asterion stenta ad arrivare. Tim vorrebbe anche cedere il 3% di partecipazione rimasta in Inwit, la società delle torri che dovrebbe valere intorno ai 300 milioni. Tutto per convincere il mercato che il debito è sotto controllo e portare un po' di ossigeno al titolo inchiodato, ormai da anni,  ai minimi di sempre. 






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