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Economia
Atene: senza accordo fuori da euro e Ue

L'incertezza legata all'esito delle trattative tra la Grecia e i suoi creditori (Ue, Bce e Fmi), che hanno sul tavolo il piano di riforme da assegnare al governo di Syriza in cambio degli aiuti internazionali, si riverbera anche sulla riunione della Federal Reserve: la Banca centrale americana conclude oggi la due giorni di lavori che ha per oggetto la politica monetaria. Nelle sale operative si fa strada l'ipotesi che la presidente della Fed, Janet Yellen, eviterà toni da 'falco', che raramente le sono appartenuti: sono troppo controversi i segnali dell'economia Usa ed è troppo vicino il pericolo di un avvitarsi della crisi europea per mettere chiaramente in agenda un rialzo dei tassi. Secondo i dati di Bloomberg, il 47% dei trader scommette su un innalzamento del costo del denaro nel prossimo settembre, in discesa dal 53% della scorsa settimana.

Le Borse Ue virano in territorio negativo: Piazza Affari cede lo 0,5%, dopo un buon avvio, Londra arretra dello 0,6% come Francoforte, mentre Parigi perde l'1%. Atene prova un timido rimbalzo, ma resta sui minimi dal 2012. Sul listino milanese, Telecom svetta nel giorno dell'ultimo cda di Telco, mentre Ubi è bene intonata dopo l'ok allo statuto per diventare spa. L'euro si rafforza sopra quota 1,12 dollari: la moneta europea passa di mano a 1,127 (valute). L'agenda macro europea si concentra sulla bilancia commerciale italiana, che mostra un export in calo. Le retribuzioni medie in Gran Bretagna, nei tre mesi terminanti in aprile, sono cresciute del 2,7%. Il dato è superiore alle stime di consenso che indicavano una progressione delle retribuzioni limitata al 2,1 per cento. Da Eurostat arriva la conferma del tasso di inflazione annuale a maggio a 0,3%, in rialzo da 0% ad aprile, nell'Eurozona e nella Ue.

Restano su quota 60 dollari le quotazioni del greggio Wti del Texas che sul mercato avanzano di 6 centesimi a 60,03 dollari. In lieve crescita anche il Brent a 63,74 dollari (+4 centesimi). Oro in lieve calo sui mercati in attesa delle decisioni della Federal Reserve Usa e degli sviluppi della vicenda Grecia con il rischio sempre maggiore di un'uscita del paese dall'euro. Il metallo con consegna immediata scende dello 0,2% a 1180,3 dollari l'oncia. Arretra anche il platino dello 0,7% a 1073 dollari l'oncia toccando i minimi dall'aprile 2009 (materie prime).

Nessun passo avanti, al momento, sulla soluzione del caos ellenico, con Atene e i creditori internazionali distanti sulle loro posizioni. Latita dunque l'accordo che dovrebbe permettere di sbloccare 7,2 miliardi di aiuti internazionali, in cambio di riforme strutturali da parte del governo di Syriza, e di attingere ad altri liquidi dai fondi salva-Stati.
 
L'ultima voce di allerta sulla situazione arriva dalla Banca centrale ellenica, che ammonisce: se i negoziati tra il governo greco e i creditori internazionali falliranno, la Grecia si avvierà su un "pericoloso corso" che la porterà verso il default e l'uscita dall'euro. Secondo l'istituto, il rallentamento economico del Paese è destinato ad accelerare nel secondo trimestre di quest'anno e la crisi in corso ha causato una fuga dei depositi di circa 30 miliardi di euro dalle banche greche tra ottobre e aprile. "Il fallimento nel raggiungere un accordo segnerebbe l'inizio di un corso pericoloso che indurrebbe, inizialmente, a un default e, successivamente, all'uscita dall'euro, e probabilmente, dall'Unione europea", scrive l'istituto nel suo rapporto. "Raggiungere un accordo con i nostri partner è un imperativo che non possiamo permetterci di ignorare", aggiunge. Una "crisi del debito controllabile, come è quella che stiamo gestendo con l'aiuto dei nostri partner si trasformerebbe a valanga in una crisi incontrollabile con grandi rischi per il sistema bancario e la stabilità finanziaria. Un'uscita dall'euro - aggiunge il rapporto - aggraverebbe solo uno scenario economico avverso e farebbe balzare l'inflazione". Lo scenario tratteggiato dalla Banca di Grecia aggiunge gli altri elementi dello scenario peggiore: una profonda recessione, un calo drammatico dei redditi, un balzo esponenziale della disoccupazione.
 
Intanto l'avvicinamento all'Eurogruppo di giovedì avviene a fari spenti, mentre scemano le speranze di arrivare ad un accordo di sorta: "La palla è nel campo greco, non c'è molto da dire, i ministri finanziari della zona euro domani a Lussemburgo faranno il punto della situazione del negoziato e il ministro greco illustrerà le sue valutazioni", indicano fonti europee alle agenzie internazionali ripetendo il ritornello degli ultimi giorni, dopo le accuse di Alexis Tsipras e le repliche di Jean Claude Juncker che hanno surriscaldato le ultime ore. Il presidente della Commissione Ue, però, starebbe pensando di provare una mediazione in extremis. E il presidente dell'Eurogruppo, il falco Jeroen Dijsselbloem, dice: "Il tempo sta per finire, ma un accordo è ancora possibile, anche siamo contrari alla svalutazione del debito".
 
"Per l'accordo ci sono le precondizioni tecniche, il problema è di volontà politica" ha aggiunto il vicepresidente della Commissione Ue, Valdis Dombrovskis, mentre il commissario agli Affari economici, Pierre Moscovici, gli ha fatto eco: "Quello di domani non sarà un incontro conclusivo, ma è falso dire che imponiamo l'austerità".
 
Il caso Grecia preoccupa anche un'altra Banca centrale, quella d'Inghilterra: nelle minute della BoE si legge che "un esito disordinato dei negoziati sul debito greco rimane un rischio significativo", e allo stato attuale è ancora poco chiaro se il governo greco avrà i mezzi per affrontare i prossimi rimborsi all'Fmi e alla Bce a giugno e a luglio. Al popolo greco, stremato, arriva la solidarietà del cancelliere austriaco, Werner Faymann, che incontra Tsipras ad Atene: "Sto dalla parte del popolo greco a cui, in questo momento di diffiocltà, vengono proposte molte cose deleterie per la società", ha detto Faymann in un'intervista a radio Orf.

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