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Economia
UniCredit, vendite dopo l'adieu di Mustier. In fumo due miliardi in Borsa

Ancora vendite: UniCredit non trova pace a Piazza Affari nemmeno dopo che è stata fatta più chiarezza sulla governance futura dopo il passo indietro di Jean Pierre Mustier. Il titolo rientra agli scambi e si porta in coda al listino principale, con una flessione intorno al -5,5%. Le azioni, che già ieri avevano lasciato sul terreno un altro 5%, sono anche arrivate a scendere in avvio sotto quota 8 euro, con un minimo toccato a 7,943 euro. In due sedute sono andati in fumo circa due miliardi di capitalizzazione di mercato.

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Di contro corre Mps (+5%), mentre crescono le probabilità di un merger con la banca di Piazza Gae Aulenti, operazione caldeggiata dal Tesoro.

Dopo un weekend frenetico, ieri sera è arrivato l'annuncio che il banchiere francese ha deciso di fare un passo indietro e di non ricandidarsi per un altro mandato. Mustier lascerà entro aprile 2021, con l'assemblea che nominerà il nuovo Cda, o anche prima, se la banca troverà per tempo il suo successore.

La decisione dopo lo scontro sulle divergenze strategiche future della banca, a partire da un possibile - forse ora sempre più probabile - matrimonio con Mps, sostenuto dalla maggior parte del board e dal governo ma non da Mustier, contrario in generale verso qualsiasi M&A in questo momento di crisi. Senza più il banchiere francese cade l'ostacolo principale all'operazione che, comunque, si presenta complessa e non scontata.

"Nel corso degli ultimi mesi - ha spiegato lo stesso Mustier - è emerso che la strategia del piano Team 23 e i suoi pilastri fondanti non sono più in linea con l'attuale visione del Cda. Di conseguenza ho preso la decisione di lasciare il gruppo alla fine del mio mandato ad aprile 2021, in modo da consentire al consiglio di definire la strategia futura".

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L'andamento in Borsa del titolo UniCredit negli ultimi 5 anni (Mustier è arrivato a luglio 2016)

Il cda della banca e il presidente designato, l'ex ministro Pier Carlo Padoan, con il supporto della società di head hunting Spencer Stuart, sono alla ricerca del successore del banchiere francese. Diversi i nomi che circolano: fra questi quello dell'ex ad di Mps, Marco Morelli, del consigliere Diego De Giorgi, degli amministratori delegati di Mediobanca e Banco Bpm, Alberto Nagel e Giuseppe Castagna, e dei manager interni Francesco Giordano e Carlo Vivaldi. Suggestiva anche l'ipotesi di un ritorno di Marina Natale, ad di Amco, ex top manager della banca: sarebbe la prima donna a guidare una delle principali banche italiane.

Intanto tra le banche d'affari fioccano le prime bocciature sul titolo: SocGen ha tagliato il giudizio a "sell" da "hold" con target price a 7,2 da 9 euro e Citi ha declassato il titolo a "neutral/high risk" da "buy/high risk". Equita Sim (rating hold, Tp a 8,8 euro), "prevede il focus su derisking e crescita organica come presupposti per la creazione di valore e la rinuncia ad opzioni di crescita esterna sia in Italia che all`estero: secondo le indiscrezioni invece una parte del Cda avrebbe espresso orientamento diverso rispetto alla strategia di M&A, aprendo ad una possibile operazione di business combination con Mps (+7,57% a 1,25 euro, ndr)".

"Per consentire il mantenimento della neutralità sul capitale e sul profilo di rischio della banca, l'acquisizione di Mps da parte di Unicredit richiederebbe 5 miliardi di capitale, che potrebbero essere mobilizzati attraverso un aumento di capitale di Mps da 2,5 miliardi e il riconoscimento delle DTA non computabili nel Cet che fanno capo a Unicredit e/o Mps (2,5 miliardi). In questo scenario resterebbe l'overhang rappresentato dall`eventuale quota del MEF (11% post fusione) e dalla diluzione sull`Eps (13%) nonostante sinergie pre-tasse per 754 mln (+10% utile pro-forma)", commentano gli analisti.

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