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Economia
Grecia, Tsakalotos ministro delle Finanze. Merkel-Hollande: "Proposte subito"

Merkel, c'e' urgenza, proposte entro settimana - "C'e' urgenza", le proposte di Tsipras devono arrivare "entro questa settimana". Lo afferma la Cancelliera tedesca, Angerla Merkel, al termine dell'incontro con Hollande. "Rispettiamo l'esito del referendum greco - dice Merkel - ma dobbiamo tenere conto anche di cio' che pensano gli altri 18 Paesi dell'Eurogruppo. Anche questa e' democrazia".(

Hollande, tocca a Tsipras fare proposte serie - "Tocca a Tsipras fare proposte serie e credibili". Lo afferma il Presidente francese, Francois Hollande, al termine dell'incontro a Parigi con Angela Merkel. Hollande sottolinea che "non c'e' piu' molto tempo".

Bce mantiene ferma a 89 mld liquidita' emergenza - La Bce ha deciso di mantenere ferma a 89 miliardi di euro la liquidita' di emergenza alle banche greche ma ha aggiustato il taglio sui collaterali offerti a garanzia. E' quanto si legge in una nota diffusa al termine del direttivo dell'Eurotower.

Euclid Tsakalotos nuovo ministro delle Finanze - Euclid Tsakalotos e' stato nominato nuovo ministro delle Finanze greco. Succede a Yanis Varoufakis, che ha rassegnato le dimissioni all'indomani del referendum. Tsakalotos, 55 anni, formato negli studi in Gran Bretagna e docente di Economia all'Universita' di Atene, e' componente del comitato centrale di Syriza ed e' stato capo negoziatore greco a Bruxelles nonche' portavoce del governo Tsipras per l'economia.

In Grecia le banche non riaprono - Il governo greco prevede di estendere la chiusura delle banche anche "domani e per alcuni giorni ancora, forse per tutta la settimana". Lo riferiscono i media greci citando fonti di quattro istituti di credito nazionali. In Grecia il limite di prelievo giornaliero di 60 euro agli sportelli automatici sarà mantenuto almeno sino a venerdì 10 luglio, se la Banca centrale europea (Bce) manterrà stabile il livello di liquidità di emergenza attraverso il programma Ela. Lo ha detto il vice ministro delle Finanze, Giorgos Stathakis, secondo quanto riporta la Bbc.

Il Fmi "sta monitorando da vicino la situazione in Grecia" ed e' "pronto ad assistere Atene se sara' richiesto di farlo". Lo ha dichiarato il numero uno del Fondo, Christine Lagarde.

Varoufakis si dimette. Ue: "Ora proposte". Taglio del debito, gelo di Berlino - Anche dopo la vittoria dei No al referendum in Grecia, il cancelliere tedesco, Angela Merkel, e il suo ministro delle Finanze, Wolfgang Schaeuble, mantengono i ruoli di poliziotto buono e poliziotto cattivo. Poco dopo una dichiarazione conciliante del portavoce di Merkel, secondo il quale le porte al dialogo con Atene restano aperte, Martin Jaeger, portavoce di Schaeuble, ha affermato infatto che "il taglio del debito greco non è in agenda per noi" e che Berlino "non intende cambiare i propri piani di bilancio a causa della situazione in Grecia. Al momento non ci sono le condizioni per un nuovo piano di aiuti". Un'affermazione che pone una seria ipoteca sulle trattative, dato che il premier ellenico, Alexis Tsipras, aveva convocato il referendum proprio perchè non era riuscito a strappare impegni su un taglio del debito. Una sforbiciata che dovrà essere, come ha fatto sapere lo stesso premier ellenico anche a caldo subito dopo il responso delle urne, di almeno il 30%.

Se Angela Merkel ha preso tempo volando stasera dal presidente francese Francois Hollande prima di un Eurogruppo e un Euro summit convocati per martedì pomeriggio, il governo greco ha fatto subito capire di voler arrivare ad un accordo antro 48 ore, timing difficile da centrare per la complessita delle trattative e gli argomenti sul tavolo ma che Atene vorrebbe rispettare anche perché l'erconomia ellenica è congelata dopo l'introduzione dei controlli sui movimenti di capitale che ha ulteriormente affossato la domanda interna e affossato la produzione delle imprese.

Così, neanche 8 ore dopo il responso delle urne, il ministro delle Finanze greco Yanis Varoufakis ha annunciato le sue dimissioni sul proprio blog, motivando la sua decisione con la volontà di aiutare il premier Alexis Tsipras a raggiungere un accordo al tavolo dei negoziati. "Subito dopo l'annuncio del risultato del referendum, sono stato informato di una certa preferenza da parte di alcuni partecipanti all'eurogruppo, e di partner 'assortiti', per la mia... 'assenza' dai loro incontri - ha scritto sul proprio blog Varoufakis - un'idea (quella della mia assenza, ndr) che il premier ha ritenuto potrebbe aiutarlo a raggiungere un accordo. Per questo motivo lascio oggi il ministero delle Finanze". "Lo considero mio dovere per aiutare Alexis Tsipras a sfruttare il capitale che il popolo greco gli ha accordato con il referendum di ieri", ha sottolineato il ministro uscente.

Nel frattempo, ferve il lavoro in tutte le cancellerie, con i vertici delle istituzioni europee in contatto e il fiato sospeso per le decisioni della Bce, che deve scegliere se confermare o meno la liquidità d'emergenza alle banche greche: senza il cordone con l'Eurotower, sono infatti praticamente spacciate. Domani è previsto un vertice Ue, convocato dal presidente del Consiglio, Donald Tusk, nel tardo pomeriggio. Un Eurogruppo dei ministri finanziari è previsto alle 13 di domani e attende "nuove proposte da parte delle autorità greche", mentre in Italia si è tenuto un incontro tra Matteo Renzi e Pier Carlo Padoan per fare il punto sulla situazione. Renzi chiede che gli incontri di domani "indichino una via definitiva per la soluzione". Per il portavoce del presidente dell'Eurogruppo, dopo il referendum "le riforme sono ancora necessarie", ma certo l'esito "non avvicina una soluzione".

Secondo Hans Bevers, senior economist di Petercam, "il risultato del referendum greco minacci di rendere più difficili i negoziati, non dovrebbe tradursi automaticamente in un’uscita di Atene dall’Unione monetaria. Il ruolo della Banca centrale europea come creditore di ultima istanza rimane della massima importanza. Perfino ora, non è ancora troppo tardi per trovare una soluzione che vada bene per entrambe le parti. Allo stesso tempo, tuttavia, è ormai facile vedere come la Grecia potrebbe essere cacciata dall’Area Euro. E’ probabile che entrambe le parti riprendano i negoziati. Ciò si rivelerà, ancora una volta, molto complicato. Il ruolo della Bce, nel frattempo, resta di gran lunga quello più importante. Se l’Eurotower decidesse di interrompere l’erogazione dei fondi Ela, un’uscita della Grecia dall’Unione monetaria diventerebbe realtà ancor prima dell’avvio delle trattative. Inoltre, non è del tutto chiaro se mantenere semplicemente i fondi Ela ai livelli attuali (attorno ai 90 miliardi) sarebbe sufficiente.  Anche se sono in atto delle misure di controllo sui capitali, le banche elleniche potrebbero rapidamente rimanere senza denaro. Ad ogni modo, se la Bce decidesse di staccare la spina (quasi certamente con l’appoggio politico), ciò vorrebbe dire la fine dell’Area Euro così come la conosciamo".

"Da un punto di vista costi-benefici, abbiamo detto più volte - prosegue Bevers - che sarebbe meglio che la Grecia rimanesse nell’Area Euro. Tuttavia, nel caso adesso i creditori continuassero a prescrivere/richiedere sempre più le stesse misure (cioè ampi avanzi primari, all’infinito), ciò non sarebbe più scontato. Il meglio che possiamo sperare per il momento è che alla Grecia sia concessa una posizione di bilancio un po' più libera all'interno dell’Area Euro. A dire il vero, il voto di ieri a favore del “no” non costituisce assolutamente una garanzia che ora i creditori diventeranno più tolleranti al riguardo. Anzi, c’è un rischio evidente che i creditori continueranno a dare maggiore peso al tema dell’“azzardo morale”. Ciò significa che potrebbero continuare a credere che la Grecia dovrebbe impegnarsi con una rigorosa disciplina di bilancio affinché l’Area Euro possa, nel lungo periodo, sopravvivere. Ci piace ancora credere che la Bce continuerà a giocare il suo ruolo in termini di supporto finanziario, mentre le trattative, ancora una volta, ripartiranno. Persino a questo punto, non è troppo tardi per trovare una soluzione che vada bene per ambo le parti. Il prossimo grande rimborso (3,5 miliardi di euro alla Bce) per la Grecia deve essere pagato tra due settimane (il 20 luglio), quindi c’è abbastanza tempo, in teoria. Sebbene sia ovvio che i creditori non possono cedere e non cederanno a tutte le richieste di Syriza, è impossibile ignorare il segnale inviato da Atene. Un accordo dell’ultimo minuto sembra ancora possibile. Allo stesso tempo, tuttavia, ora è fin troppo semplice vedere come la Grecia potrebbe finire fuori dall’Eurozona".

 

 

 

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