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Francesca Pascale e Paola Turci: a nozze nel giorno del Pride, hater scatenati

Insulti omofobi per Paola Turci e Francesca Pascale, pronte all'unione civile

Sabato 2 luglio Paola Turci e Francesca Pascale celebrano il loro matrimonio a Montalcino, in provincia di Siena, per poi festeggiare con amici e parenti nel corso di una cena al castello di Velona, in Val d'Orcia. Scegliendo per il lieto evento il Pride Month, nonché il giorno concomitante con il Pride di Milano, al quale hanno partecipato entrambe nelle scorse edizioni, probabilmente le due donne non si aspettavano l’ondata di odio con la quale è stata commentata la notizia sui social. A renderlo noto è stata la stessa Paola Turci, che ha pubblicato nelle sue storie su Instagram un messaggio che le era giunto da una guest house piemontese, che senza mezzi termini le aveva scritto: “Lesbicona che schifo!!”.

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La cantante romana, che per due anni è stata sposata col giornalista Andrea Amato, si è sfogata parlando di “ignoranza, omofobia, cattiveria e infelicità in una sola frase”, scatenando un’ulteriore ondata di commenti. Molti sono stati di sostegno, come quello del critico musicale e conduttore radiofonico Luca De Gennaro (“Che meraviglia che ti sposi, amica mia”), ma molti altri hanno bersagliato di insulti una coppia che non rappresenta certo una sorpresa.

IPA IPA25322135 prFrancesca Pascale con Vladmir Luxuria al Pride del 2021
 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Sono infatti due anni che si parla della loro love-story, in seguito allo scoop del settimanale “Oggi”, che nell’agosto del 2020 aveva pubblicato una foto di un loro bacio. Se ancora qualcuno è scosso dall’amore tra due persone dello stesso sesso, due anni di tempo dovrebbero essere un tempo sufficiente per metabolizzare il trauma, no?

Evidentemente no. Forse perché Francesca Pascale, 36 anni, è stata per un decennio la compagna ufficiale di Silvio Berlusconi. Forse perché Paola Turci, splendida 57enne, è considerata un vero e proprio sex symbol capace di far girare la testa agli uomini (negli anni ’90 è stata la compagna del tennista Paolo Canè) o forse qualche altra recondita ragione, ma sta di fatto che questa loro unione proprio non va giù a gente che non trova di meglio da fare che insultare gli altri sui social network, per scelte di vita assolutamente personali. Ovviamente è lecito che sull’unione civile (perché formalmente non è un matrimonio) tra persone dello stesso sesso ognuno possa avere le proprie idee, ma è difficile da capire perché si debba arrivare a giudicare le scelte altrui, oltretutto arrivando alla pubblica ingiuria. 

Che a Francesca Pascale e Paola Turci piaccia o meno, il loro amore non è più solo una questione personale, da condividere con la cerchia più ristretta degli affetti. Proprio per la gazzarra di commenti che si è scatenata sui social è diventata un fatto pubblico, un evento persino “politico”, al pari di quel Milano Pride al quale le due ragazze quest’anno non potranno partecipare. Pienamente giustificate, peraltro. Anche perché il loro contributo alla causa LGBTQ+ lo stanno dando comunque, alimentando un dibattito che rischiava di finire in secondo piano, dietro le interminabili polemiche riguardanti il DDL Zan, lo Ius Scholae e la cannabis libera.

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L'odio online è fuori controllo

La commissione straordinaria per il contrasto dei fenomeni di intolleranza, razzismo, antisemitismo e istigazione all’odio e alla violenza, istituita nel 2019 per volere di Liliana Segre (che ne è presidente) ma attiva soltanto dall’aprile 2021, si occupa delle leggi e delle iniziative relative al tema dell’intolleranza. Nella seduta n.2 del 20 maggio 2021 è stato approvato all’unanimità l’avvio da parte della commissione di un’indagine conoscitiva sulla natura, cause e sviluppi recenti del fenomeno dei discorsi d’odio, con particolare attenzione alle evoluzioni della normativa europea in materia, e a giugno 2022 l’indagine è stata conclusa.

Nel documento conclusivo, evidenzia Open Polis, sono identificate due sfide principali a riguardo. Da una parte, introdurre una definizione chiara e trasparente di “hate speech”, anche da un punto di vista normativo. Dall’altra, un intervento specifico nell’ambito dell’odio online. Il documento esplora prima di tutto il problema della definizione, per poi passare in rassegna gli strumenti già esistenti per contrastare i discorsi d’odio, a livello internazionale, europeo e italiano, e il contesto normativo. Entrando nel merito degli specifici gruppi bersagli dei discorsi d’odio, analizzando le loro peculiarità, e soffermandosi anche sul problema delle piattaforme digitali.

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