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Spettacoli
Jun Ichikawa e la sfida multiculturale del cinema italiano. L'intervista
credits @azzurra primavera.

Jun Ichikawa e la sfida multiculturale del cinema italiano. L'intervista

Il cinema italiano oggi più che mai vive un momento di difficoltà non indifferente a causa del Covid19. Questo ha portato molte produzioni a puntare nella distribuzione sui colossi americani Netflix e Amazon. E' il caso di "Addio al nubilato", la nuova commedia di Francesco Apolloni, disponibile dallo scorso 24 Febbraio su Prime Video. Una commedia delicata e ironica tutta al femminile che racconta del significato profondo di amicizia e del saper cogliere l'attimo. Il cast vede tra le protagoniste la talentuosa e versatile attrice giapponese Jun Ichikawa, oltre a Laura Chiatti e Chiara Francini. Jun è stata musa di Ermanno Olmi nel film "Cantando Dietro i Paraventi", protagonista anche di Eugenio Cappuccio insieme a Cristiana Capotondi in "Volevo Solo Dormirle Addosso" e protagonista di tre stagioni di  RIS: RIS Roma1 - 2 e RIS 5.

Inoltre è stata accanto a Fortunato Cerlino nel film "Il Ministro" e coprotagonista nel film di Siani "Il giorno più bello del mondo". Nel 2021, oltre a prestare la voce al personaggio di Namaari nel film d’animazione Raya e l’ultimo drago in uscita su Disney+ il prossimo 5 marzo, farà parte del film internazionale "Last Words" di Jonathan Nossiter.

Una carriera che parte da lontano. Sei partita col teatro e la danza, come ricordi i primi anni?

Avendo i miei due genitori entrambi cantanti lirici e crescendo sin da piccola a teatro, la mia massima aspirazione era poter calcare le orme dei miei. Iniziai con la danza classica, massima espressione corporea della grazia e dell’eleganza, per poi iniziare a 13 anni il teatro, una passione che nacque per gioco e che spero mi potrà accompagnare ancora a lungo. 

Poi l'approdo al cinema con Ermanno Olmi. Un sogno diventato realtà?

È stata una delle esperienze più belle della mia vita recitare in “Cantando Dietro i Paraventi”. Ho avuto e ho ancora tanti maestri che mi hanno ispirata nel tempo e Olmi era proprio uno di questi. Un grande Maestro con la M maiuscola con cui ho avuto la fortuna di imparare molto. Mi ricordo una delle prime cose che mi insegnò. Mi disse : “Jun ricordati che in questo mestiere non conta la regia, nè gli attori. Le persone più importanti di un set sono le maestranze. Senza di loro il cinema non esisterebbe. Inoltre credi nella con-fiducia ovvero ricordati sempre di fidarti e affidarti al regista. È creando dialogo che si creerà arte.”

Hai lavorato per nomi importanti come Dario Argento. Una buona palestra insomma..

Mi sento fortunata ad aver conosciuto grandi registi come lui che hanno creduto fortemente in me. Mi ricordo il primo incontro. Ho visto nei suoi occhi la luce e la grande passione per il cinema e ho pensato: “Desidero diventare come lui. Imparare a brillare e non mollare mai.”

Sei approdata poi alle fiction televisive come Incantesimo, L'ispettore Coliandro, CentoVetrine, Rex e Provaci ancora prof!. Qual è il primo ricordo che ti viene alla mente di quel periodo intenso?

La bellezza di poter scegliere di fare il lavoro che ti piace. Incontrare tante persone da cui trarre ogni giorno nuovi insegnamenti e nuove ispirazioni. Amo il mio lavoro e sono felice di aver potuto accettare tanti ruoli e iniziare a conoscere attraverso di essi, il nostro universo umano, così affascinante e così complesso allo stesso tempo.

Non sono mancate le difficoltà..

I primi tempi ho combattuto molto nel far accettare la mia identità. Spesso quando facevo un provino mi rispondevano: “Sei brava ma noi cerchiamo un’italiana”. Quando poi sono stata scelta nella fiction “RIS” mi è sembrato di toccare il cielo con un dito. Era la prima volta che un’attrice orientale veniva scelta come protagonista di una serie. Mi ricordo il produttore, che non conoscevo ancora di persona, Pietro Valsecchi, che mi chiamò al cellulare per farmi i complimenti. Mi disse: “Sei stata la più brava. Inizia i festeggiamenti.” Lì ho sentito di far parte di un’epoca di cambiamento dove finalmente anche in Italia la multiculturalità iniziava a ritagliarsi uno spazio.

Che consapevolezze hai raggiunto oggi, anche a seguito dell'avvento del Covid19?

Dopo le grandi pandemie l’arte ci ha regalato grandi momenti di Rinascimento e penso che anche nel nostro caso accadrà lo stesso. Il cinema e il teatro stanno cambiando. Sono già in molti i nuovi cineasti che stanno creando nuovo cinema. Non vedo l’ora di vedere e vivere i nuovi geni dell’arte. E nell’attesa penso a come investire il mio tempo in meglio, lavorando e volendo bene ai miei affetti, affinché in un futuro si possano presto raccogliere i frutti di ciò che abbiamo seminato.

Dall'inizio della pandemia ad oggi non ti sei mai fermata e hai sempre cercato nuove opportunità. Quanto sei uscita dalla tua comfort zone attoriale?

Il nostro mestiere è fatto principalmente di attese. Non sai mai quanto tempo devi attendere tra una produzione e l’altra, tra una scena e l’altra. Il segreto sta nell’imparare a saper attendere. A me piace l’idea del sentirmi sempre fuori dalla mio comfort zone, perché credo che solo al di fuori nasca la vita, la creatività e l’evoluzione. Certo. Fa paura l’incertezza, ma grazie ad essa desidero far parte di questo vasto numero di artisti (e siamo in tanti) intenti a creare nuovi modi di rappresentare il cinema e il teatro affinché questa arte non venga messa da parte.

Last Words è un film che ti vede in un cast d’eccezione (Nick Nolte, Alba Rohrwacher, Stellan Skarsgard). Cosa si prova anche solo a recitare in loro presenza e che cosa ci dobbiamo aspettare?

Jonathan Nossiter penso sia riuscito a portare in scena un film molto attuale e necessario. Si parla di un mondo dove l’essere umano si estingue a causa di una malattia rara. Si parla di solitudine e di un mondo dove l’uomo diffida dell’altro e ha ormai perso il senso del contatto. Recitare con un cast d’eccezione mi ha nutrito molto e la scena che ho girato con Nick Nolte sarà difficile da dimenticare. La sua gentilezza e disponibilità di cuore mi ha colpito molto e mi sento fortunata ad aver avuto la possibilità di lavorare con un grande attore come lui.

Non solo attrice, ora anche doppiatrice per Disney+. Quali affinità con il recitare canonico (mettendoci la faccia) hai riscontrato?

Aver potuto prestare la mia voce a una coprotagonista Disney mi sembra ancora un sogno. Sin da piccola ho sempre sognato di poter far parte del mondo Disney. Tra l’altro il mio personaggio Disney più amato è sempre stato Mulan e qui dar voce a una guerriera come Namaari mi ha emozionato molto. 

Il doppiaggio è un mondo che ho iniziato a conoscere nel 2003 e ogni volta che mi ritrovo dietro al leggio, trovo che sia sempre una grande occasione per imparare nuove modalità espressive. Cercare di aderire a un’interpretazione di un’altra attrice che si è impegnata nell’interpretare quel ruolo, studiare il suo mondo, il suo modo di vedere le cose o le sue esperienze di vita lo trovo un grande arricchimento. 

Come vedi il tuo futuro e quanto sperimentare, oggi come oggi, pensi sia necessario vista anche l’emergenza che ci portiamo dietro?

La vita è sperimentazione e oggi più che mai penso sia necessario sperimentare nuovi modi di fare arte. Come ci insegnavano i latini impegniamoci per avere una “mens sana in corpore sano” attraverso una vita equilibrata, mangiando sano e vivendo di principi che possano portarci il sorriso. Crediamo nella medicina e nella prevenzione. Coltiviamo le nostre amicizie, i nostri amori e i nostri sogni. 

E nell’arte tenetevi forti, perché i nuovi geni come Michelangelo o Picasso o Chaplin arriveranno presto!

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