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Apple, nuovi guai sul fronte orientale. Xi contro il fornitore chiave Pegatron
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Taiwan nomina il capo di Pegatron, problemi in vista con Pechino per Apple?

Non è un momento fortunatissimo per Apple. Prima i blocchi alla produzione e le proteste di massa degli operai della Foxconn in Cina. Ora nuovi problemi con un impatto potenzialmente importante per la Pegatron. Foxconn e Pegatron hanno diverse cose in comune: pur se di dimensioni diverse (la prima è più grande), entrambe sono grandissimi e importantissimi fornitori di Apple. Entrambe sono aziende di origine taiwanese, entrambe operano da tempo sul territorio cinese, dove hanno stabilimenti di grosse dimensioni. La Foxconn ha addirittura una sorta di città nella città dove fabbrica la maggior parte degli iPhone nella provincia cinese dello Henan.

Dopo aver subito forti prolemi e ritardi nelle consegne da parte di Foxconn a causa delle restrizioni del governo cinese nell'ambito della strategia zero Covid, nonché a causa della fuga di massa di operai che protestavano per il mancato pagamento di bonus da parte dell'azienda, Apple sperava che il peggio fosse passato. Ma ora una nuova vicenda che riguarda Pegatron potrebbe causare conseguenze sulle spedizioni e dunque, da ultimo, alle vendite di Cupertino.

Il problema è di natura (geo)politica. Un think tank gestito dal Partito Democratico Progressista al governo a Taiwan ha infatti nominato il presidente dell'assemblatore di iPhone Pegatron Corp. nel suo consiglio di amministrazione. La New Frontier Foundation ha infatti annunciato, come riporta Bloomberg, la nomina di T. H. Tung a vicepresidente, in un momento in cui Pegatron sta cercando attivamente di diversificare la propria produzione dalla Cina continentale, anche attraverso la creazione di un impianto per iPhone in India. Tuttavia, il piccolo rivale di Foxconn Technology Group continua a mantenere la maggior parte della produzione di iPhone nelle città cinesi orientali di Shanghai e Kunshan. E per questo ora diventa esposta a eventuali ritorsioni, così come diventa esposta direttamente Apple.

La rilevanza di Pegatron nello scacchiere di Apple

Ma qual è il problema? Il presidente del think tank in cui è stato nominato Tung è il vicepresidente taiwanese William Lai, considerato un radicale e fautore dell'indipendenza formale di Taiwan come Repubblica di Taiwan e dunque in superamento dell'indipendenza de facto come Repubblica di Cina e in definitiva dello status quo. Nonostante Lai abbia molto smussato le sue posizioni dopo aver preso il comando del Dpp in vista delle elezioni presidenziali di gennaio 2024 in cui potrebbe essere il candidato dalla forza di maggioranza, Pechino non cambia prospettiva su di lui.

Ciò potrebbe appunto ripercuotersi sulla mossa che riguarda Pegatron. Sebbene circa il 42% delle attività fisse di Pegatron si trovi in Cina, secondo il rapporto annuale della società per il 2021, Tung ha minimizzato il potenziale impatto che il produttore potrebbe avere dalla sua nuova nomina. "La fondazione ha invitato professionisti del settore a partecipare alle sue operazioni per includere punti di vista più diversificati oltre a quelli del settore politico", ha dichiarato. "È normale che una persona esprima e contribuisca con le sue opinioni in una società democratica". 

Il problema è che la Repubblica Popolare Cinese rivendica Taiwan come parte del suo territorio. Negli ultimi mesi, Pechino ha aumentato la pressione sul governo di Taipei, in particolare dopo la visita della speaker della Camera dei Rappresentanti degli Stati Uniti Nancy Pelosi, avvenuta lo scorso agosto. In passato, alcune realtà imprenditoriali taiwanesi presenti in Cina continentale (per esempio il conglomerato Far Eastern Group) sono stati presi di mira per legami più meno diretti col governo taiwanese o figure ritenute da Pechino parte dell'albo dei cosiddetti "secessionisti". Ecco perché non è da escludere qualche conseguenza per Pegatron. E di riflesso per Apple.

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