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Esteri
Astor Piazzolla, da killer del tango a eroe indiscusso dell’Argentina

Astor Pantaleon Piazzolla , il grande musicista argentino del XX secolo aveva avuto da giovane un difficile rapporto con i suoi concittadini che lo accusavano di essere il killer del tango. A 100 anni dalla sua nascita, quell’odio si è trasformato in amore. Buenos Aires, oggi, nel centenario della sua morte, gli rende ogni possibile tributo a un concittadino, cresciuto a New York, che ha reinventato la musica popolare argentina.

Astor era un ragazzo argentino povero e zoppo dei quartieri poveri di New York. Suo padre, un fisarmonicista, gli comprò di seconda mano in un banco dei pegni una specie di organo portatile, un bandoneon. Quei dieci chili di strumento gli rimasero appesi al collo per tutta la vita.

Autodidatta all’inizio, poi scopritore di Bach, Astor ha avuto insegnanti, ha esplorato il jazz ed è diventato un musicista straordinario. Ma l’incontro fondamentale è stato con Carlos Gardel il re assoluto del tango.

Per incontrarlo Astor Astor si arrampicò sulla scala antincendio per superare il servizio di sicurezza. Gardel dopo averlo sentito suonare gli disse "Sarai un grande, ma suoni il tango come un galiziano”.

Nel 43 si sposò con Odette Maria Wolff dalla quale ebbe due figli, Diana e Daniel. Iniziò come arrangiatore nell'orchestra di Aníbal Troilo, uno dei grandi del tango ma per poco tempo. Piazzolla pretendeva troppo, voleva cambiare le cose, costringeva i musicisti a studiare musica e si fece ben presto la reputazione di uomo maledetto. I suoi tanghi, dicevano, non erano ballabili. Erano complicati. Astor Piazzolla, insomma, ammazzava il tango. E così la vecchia guardia del tango ha cercato sempre di tenerlo ai margini.

Nel 1954 si reca a Parigi a studiare con la famosa compositrice e pianista Nadia Boulanger, che lo incoraggia a non smettere. Nel 1959, tornato a Buenos Aires, dopo la morte del padre compone per lui  il suo capolavoro: Adiós Nonino.

Piazzolla non ha ucciso il tango ma, al contrario, lo ha fatto vivere a livelli altissimi. Nel 1969 ha creato una bomba di tango, la meravigliosa “Balada para un loco”. E nel 1975 dà il tocco finale al suo lavoro di reinventare "la musica popolare di Buenos Aires" con “Libertango”, melodia che tutti conoscono. A quel punto aveva sposato, dopo il divorzio dal primo matrimonio, Laura Escalada, una giovane cantante lirica e conduttrice radiofonica. La donna vive ancora oggi a Buenos Aires. Negli anni Ottanta, con oltre 2.000 brani composti, erano finalmente iniziati i riconoscimenti in Argentina.

Il 4 agosto 1990, in un appartamento sull'isola parigina di Saint Louis, iniziò la fine. Astor Piazzolla ha subito un ictus dal quale non si è mai ripreso. "Ha fumato molto per tutta la vita, aveva già avuto un infarto e ha subito un by-pass”.  Il Grande Astor, ridotto allo stato comatoso, morì il 4 luglio 1992.

Laura Escalada ha creato la Fondazione Astor Piazzolla nel 1995. Per molti anni ha lottato per mantenere vivo il ricordo del musicista. Quello che succede in questi giorni è che il Teatro Colón ha riaperto, nonostante la pandemia, per rendere omaggio ad Astor Piazzolla. Il Centro Culturale Kirchner dedica al musicista un programma speciale. L’anno 2021 si concluderà a Buenos Aires con la musica di Piazzolla: le sue opere suoneranno in un grande concerto davanti all'Obelisco.

Piazzolla non è più il killer del tango. È un eroe argentino.

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