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Guerra in Ucraina, Zelensky è ancora un presidente legittimo? L'analisi
Zelenskyj

La legittimità democratica di Zelensky in un'Ucraina in guerra: analisi 

Il mandato presidenziale democratico di Volodymyr Zelensky è terminato il 20 maggio del 2024. Secondo le leggi vigenti in Ucraina si dovrebbe andare al voto. Tuttavia vi sono alcuni elementi che rendono difficile il normale percorso democratico: la guerra in corso, alcuni milioni di ucraini profughi in altre nazioni e la legge marziale.

Quest’ultima, voluta dall’attuale presidente Zelensky, non permette che si possano fare le elezioni. In mancanza di un percorso democratico l’attuale presidente non è più rappresentante della scelta democratica del popolo ucraino. Ci sarebbe una soluzione per continuare il percorso democratico in Ucraina pur senza fare nuove elezioni immediatamente, ma, pare che l’opzione non sia apprezzata da Zelensky. Il che apre una discussione sulla legittimità democratica dell’attuale presidente. Facciamo il punto.

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Breve storia di Zelensky

Il giovane attore di successo viene eletto nel 2019. La sua visibilità, e in seguito il suo successo politico, sono stati magnificati dalla sua precedente esperienza lavorativa: la sua serie “il servitore del popolo” è stato un blockbuster in Ucraina. Il gruppo di produzione da lui fondato Kvartal 95, come ricorda il German Council on Foreign Relation  (una think tank anglo-tedesca), ha avuto ricavi superiori ai 10$ milioni.

La serie televisiva è stata trasmetta sulla Tv ucraina 1+1 dell’oligarca ucraino Kolomoisky. I rapporti tra l’oligarca ucraino e Zelensky sono in vero molto più profondi e radicati nel tempo. Come scriveva nel 2019 sempre il German Council on Foreign Relation “per quanto Zelensky sia stato dipinto, nella sua serie tv, come una figura che combatte gli oligarchi in verità egli è fortemente legato all’oligarca Ihor Kolomoisky, proprietario della Tv 1+1; dove è andato in onda sin dall’inizio la serie Tv Servitore del Popolo con attore principale Zelensky.

Stante un’indagine guidata da Volodymyr Ariev, un deputato del Gruppo politico di Petro Poroshenko (nel 2019 candidato alla presidenza contro Zelensky) la cooperazione tra la Tv di Kolomoisky con Zelensky coincide con una sostanziosa transazione finanziaria tra la Privat Bank (allora la banca più grande dell’Ucraina di proprietà dello stesso Kolomoisky), Zelensky e i membri del suo team della casa di produzione Kvartal 95. Dal 2012 al 2016 41$ milioni sono stati diretti dalla banca, attraverso differenti aziende intermediarie ai conti bancari di Zelensky e altri conti a lui associati. Ariev, nella sua indagine, ritiene che questi soldi di Kolomoisky fossero stati indirizzati alle aziende di Zelensky allo scopo di riciclare denaro di dubbia provenienza.”

Nel 2021 un'indagine del Guardian, scavando dei Pandora Papers, rivelò che Zelensky aveva conti in paradisi fiscali e che, dal 2019 (anno della sua elezioni) tali conti vennero intestati alla moglie. Nei 3 anni precedenti il conflitto Zelensky ha ridotto sensibilmente la presenza di oppositori: chiudendo testate media a lui ostili (come riportava nel 2021 Al Jazeera), modificando la legislazione (e in seguito il sistema di scelta dei giudici e la loro indipendenza) e infine muovendo guerra agli stessi oligarchi che lo avevano sostenuto come Kolomoisky. Con queste premesse della breve ma significativa carriera e impegno civico politico di Zelensky, possiamo inquadrare le sue recenti scelte di restare presidente, pur senza un mandato democratico. Taluni osservatori occidentali considerano questa scelta opportunistica, ravvedendo in essa, un desiderio di Zelensky di non lasciare il potere e tutti i benefici economici che da esso derivano, per la paura di non essere rieletto al prossimo mandato.

Il mandato di Zelensky è fallito?

Tra le principali promesse che Zelensky definì per il suo mandato, in caso di vittoria, c’erano la pace, la rimozione della corruzione e servire per un solo mandato. In Ucraina ora c’è una guerra (forse istigata dal decreto 117 dal 2021 sulla pianificata riannessione della Crimea con una soluzione militare e dai bombardamenti sui civili separatisti di inizio 2022 come riporta l'Ocse). Il secondo punto della sua agenda era progetto di rimuovere la corruzione fallito. Una promessa fallita: un esempio tra tutti i vertici militari che approfittano della guerra per “fare la cresta”  sulle forniture militari ai soldati  al fronte e la costruzione di trincee difensive. 

In merito al singolo mandato Zelensky sembrerebbe dell’idea di candidarsi di nuovo. Uno degli indizi in merito si potrebbe identificare nella strenua battaglia interna che il presidente sta facendo per rimuovere ogni plausibile candidato politico e oscurarlo: dal generale Zaluzhny, ben visto da civili e militari rimosso tra le proteste, ai differenti sindaci come Vitali Klitschko, sindaco di Kyiv, che più volte ha accusato Zelensky di autoritarismo. 

Quest’ultimo aspetto, il mandato presidenziale democratico, è ora un tema che in Occidente viene trascurato mentre in Ucraina, pur con la guerra, è un argomento discusso tra i candidati alle prossime elezioni. L’attuale legge marziale, voluta da Zelensky, nega la possibilità di avere elezioni fintanto che l’emergenza, dicasi guerra, non sarà risolta. La situazione bellica, a cui si aggiungono i milioni di ucraini-elettori che son fuggiti all’estero, rendono le elezioni problematiche. Tuttavia la mancanza di legittimazione democratica di Zelensky rende la sua figura, le sue decisioni post fine mandato (20 maggio) e gli accordi che sigla (e potrà siglare) di incerta certezza giuridica. Esiste tuttavia una soluzione

La soluzione democratica che non piace a Zelensky

Per quanto la situazione in Ucraina sia critica la democrazia, pur in guerra, potrebbe essere riconosciuta. Nella storica think tank americana Carnegie Endowment han le idee chiare. Partiamo a mappare la situazione attuale dagli articoli della legge ucraina. Secondo l’articolo 108 il presidente continua a guidare lo stato finché non viene eletto il suo successore, tuttavia l’articolo 103 definisce in 5 anni il mandato presidenziale. Come interpreta l’analisi del Carnegie of Endowment “i giuristi ucraini suggeriscono che il meccanismo di estensione della presidenza oltre i 5 anni sia stato volontariamente omesso per evitare abusi di potere da parte del presidente eletto”. Un aspetto non da poco in una nazione reduce dall’epoca sovietica, a rischio di colpi di stato.

Gli oppositori politici di Zelensky sostengono che la legge, dovrebbe essere applicata, soprattutto dato che esiste un precedente, piuttosto recente nella storia della democrazia ucraina, che offre una soluzione. Nel 2014, durante il colpo di stato contro il presidente eletto (filo russo) Viktor Yanukovych, lo stesso fuggì per proteggere la sua incolumità. In quella situazione di vuoto istituzionale, per di più con una guerra civile alle porte, l’allora speaker del parlamento Oleksandr Turchynov divenne facente funzioni presidente. Quando la situazione in Ucraina venne stabilizzata si tennero le elezioni e il facente funzioni lasciò il potere al nuovo presidente democraticamente eletto.

Curiosamente Zelensky non sembra considerare questa opzione. C’è da ricordare che l’attuale speaker del parlamento, Ruslan Stefanchuk, è anche membro del partito di Zelensky. In questo senso la sua temporanea funzione come facente funzioni presidenziali non vedrebbe un cambiamento della linea politica definita da Zelensky.

Tuttavia anche nalle file del partito di maggioranza, il “servitore del popolo” creato da Zelensky, esistono differenti posizioni di deputati che ormai disperano in una rielezione di Zelensky. Diversi deputati si spingono oltre, come Davyd Arakhamia, capo del Gruppo parlamentare del partito. Di recente Davyd Arakhamia ha dichiarato che il supporto democratico elettorale al proprio partito è collassato, di fatto confermando quello che ormai appare un fine mandato per Zelensky, con scarse possibilità di rielezione. Anche un'altra figura influente all’interno del partito di Zelensky, il Oleksandr Dubinsky (attualmente sotto investigazione da parte delle autorità per tradimento) ha accusato Zelensky di aver usurpato il potere.

Nelle opposizioni non mancano le proteste. Il candidato perdente alle ultime elezioni, Poroshenko, supporta l’opinione che Zelensky dovrebbe fare un passo indietro. L’ambizione non celata di Poroshenko, che siede in parlamento come politico eletto nella minoranza, sarebbe di creare una qualche tipo di governo di emergenza, ed avere un cambio di governo. Quello che in Italia comunemente chiamiamo rimpasto.

In linea teorica le opposizioni, pur se di ristretta minoranza, potrebbero chiedere tentare di ristrutturare il Parlamento. Nel partito “servitore del popolo” cresce il numero di membri che non condividono più la leadership di Zelenslky. Se si venisse a formare una maggioranza, che comprenda anche fuori usciti dal partito di Zelensky, potrebbe essere persino eletto un nuovo speaker del parlamento, facente funzioni presidente.

Senza considerare i partiti politici c’è da aggiungere che la corte costituzionale potrebbe risolvere il problema. Tuttavia l’ufficio di Zelensky non sembra incline a voler includere questo organo nella discussione. È importante ricordare che Zelensky è ormai da tempo in conflitto con la Corte Costituzionale, la quale si oppone a delle riforme che, a detta di Zelensky, vorrebbero ridurre la corruzione. In vero queste riforme mirano a dare maggior potere al presidente eletto nella scelta dei membri della Corte.

Dal punto di vista popolare, la maggioranza dei cittadini considera Zelensky il legittimo presidente. C’è da considerare tuttavia che con milioni di ucraini che han abbandonato il territorio nazionale, qualunque sondaggio “popolare” risulta fortemente alterato, in termini di campione statistico.

Le reazioni di Zelensky

Come spiega l’analisi del già citato Carnegie “Zelensky sta divenendo sempre più irrequieto e ha iniziato a reagire in modo estremo. Dopo aver licenziato General Valery Zaluzhny il presidente ha iniziato ad usare una retorica pseudo complottista facendo riferimento a non specificati tentativi di “scuotere la barca (modo di dire per indicare tentativi di cambio di governo Nda)”.

Sempre l’analisi del Carnegie suggerisce che Zelensky continui a far riferimento a quelli che lui definisce “tentativi di sovvertire l’ordine”, scenari e complotti che sarebbero promossi da non definiti nemici dell’Ucraina. Piani miranti a sovvertire l’ordine attuale. Pur mancando prove a supporto di questa teoria presidenziale Zelensky continua a supportare questo scenario complottistico. Tra i temi discussi nelle ultime settimane c’è anche la proposta di chiudere la famosa app di messagistica Telegram, che sarebbe un network che permetterebbe una miglior pianificazione di un complotto a scapito di Zelensky.

Fare affari con Zelensky dopo il 20 maggio si può?

Con quanto detto sino ad ora emerge una considerazione che può seriamente intaccare l’idea di fare affari in Ucraina, in questo momento, se la contro parte si chiama Zelensky.

Le prossime elezioni è plausibile che non vedano Zelensky rieletto (che per sua dichiarazione voleva essere presidente solo per una volta, un po’ come la storia dei due mandati del movimento 5 stelle…). Stante le dichiarazioni di membri scontenti del partito è probabile che anche il gruppo “Servitore del popolo” non abbia lo stesso successo della prima volta. Ne conseguirebbe che un nuovo parlamento e un nuovo presidente, di un altro orientamento politico, ed eventualmente geopolitico, potrebbero emergere.

È plausibile pensare che il nuovo presidente non rispetterà gli accordi presi nell’interregno non democratico di Zelensky. Detto in modo semplice se un presidente senza mandato democratico firma accordi commerciali o internazionali il nuovo arrivato potrà rinnegarli facilmente. Il tema non è cosa da poco. All’ultimo G7 i grandi del nord della terra hanno convenuto di dare all’Ucraina di Zelensky ulteriori miliardi, sotto forma di prestito. A queste cifre si aggiungono promesse di invio di ulteriori aiuti militari tra cui gli F16 americani. Tuttavia non è chiaro se Zelensky sia legittimato a firmare tali accordo e soprattutto a rispettarlo. Egualmente il nuovo presidente ucraino è poco chiaro se potrà legittimamente esigere che tali accordi siano rispettati. Dopo tutto se uno dei due firmatari non era legittimato dal voto democratico non è chiaro se tale contratto sia veramente valido.

Il rischio più plausibile è che una delle due parti decida di recedere. In tal senso solo un arbitraggio internazionale potrebbe porre chiarezza su passati accordi dell’era Zelensky.

Quando una qualche forma di pace verrà raggiunta in Ucraina tutti i contratti e gli accordi definiti in questi anni di conflitto richiederanno una seria valutazione, a partire da quelli legati alla ricostruzione. 500 dollari miliardi (stima FMI) per la ricostruzione faranno gola al presidente ucraino, chiunque esso sarà.






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