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Esteri
Guerra Russia-Ucraina, Rai e Mediaset ritirano i giornalisti da Mosca

Rai: misura per tutelare la sicurezza dei giornalisti sul posto

Mentre il Parlamento russo approva la legge che prevede il carcere fino a 15 anni per chi parla di “invasione”, Rai e Mediaset ritirano i giornalisti da Mosca. "In seguito all'approvazione della normativa che prevede forti pene detentive per la pubblicazione di notizie ritenute false dalle autorita', a partire da oggi la Rai sospende i servizi giornalistici dei propri inviati e corrispondenti dalla Federazione Russa”, fa sapere la Rai in un comunicato stampa.

"La misura si rende necessaria al fine di tutelare la sicurezza dei giornalisti sul posto e - si legge - la massima liberta' nell'informazione relativa al Paese. Le notizie su quanto accade nella Federazione Russa verranno per il momento fornite sulla base di una pluralita' di fonti da giornalisti dell’azienda in servizio in Paesi vicini e nelle redazioni centrali in Italia". La decisione di Viale Mazzini viene seguita a ruota dal Biscione.

"Anche noi giocoforza ritireremo l'inviato dalla Russia. Le norme sono talmente punitive che non si può fare nulla”, ha spiegato il direttore del Tg5, Clemente Mimun, annunciando all'Adnkronos il ritiro dell'inviato della testata in Russia dopo l'approvazione da parte della Duma, il parlamento di Mosca, di una legge che prevede il carcere per chi diffonde notizie sulla guerra ritenute "false" dal governo russo. Una decisione che è stata presa ieri anche dalla Bbc.

"Per lavorare in Russia i giornalisti devono avere un permesso. Io non ho corrispondenti, ma un inviato ancora senza permesso. Adesso però, costretti da queste nuove regole, lo faremo tornare". "La Russia sta perdendo su più fronti - aggiunge il direttore del Tg5 - perché sul terreno in Ucraina sta incontrando più difficoltà di quanto immaginasse, sul piano economico ha già perso 300 miliardi di euro, e su quello dei media Putin, che non è uno sprovveduto, sa quanto conti l'informazione e quindi pone limitazioni. Io credo che alla fine di questa guerra il Tribunale dei diritti umani avrà molto da lavorare e credo pure che non tutti i russi sappiano quello che il loro governo sta combinando. Del resto, anche in Ucraina le cose non vanno diversamente per i giornalisti: gli ucraini - spiega - sono sospettosi perché temono le spie russe, e i soldati russi non vanno molto per il sottile con i reporter. Dopo gli anni di Mani Pulite in cui la notorietà era legata alla quantità di verbali che si ricevevano dalla Procura, e dopo il Covid che veniva raccontato attraverso le conferenze stampa e la politica vaccinale, adesso - conclude Mimun - con la guerra l'attenzione si focalizza sul racconto degli inviati, che però si fa sempre più difficile, quando non impossibile, con le limitazioni russe”.

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