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Esteri
Sanzioni alla Russia e armi all'Ucraina: veto dell'Ungheria. Ue nel caos
Victor Orban e Vladimir Putin

L'Ungheria pone il veto sulle nuove sanzioni a Mosca e gli aiuti a Kiev

L'Ungheria ha annunciato il suo veto sul quattordicesimo pacchetto di sanzioni Ue. Lo ha reso noto il ministro degli Esteri ungherese Péter Szijjártó a margine del Consiglio Esteri spiegando che l'Ungheria non voterà a favore del pacchetto perché "nella sua forma attuale è assolutamente contrario agli interessi economici dell'Ungheria" e "metterebbe a rischio la sicurezza dell'approvvigionamento energetico del Paese". Le misure restrittive proposte contengono "elementi che rallenterebbero gli investimenti nella centrale nucleare di Paks" e che "potrebbero essere fatali per l'agricoltura e l'industria alimentare ungherese". 

Nei giorni scorsi l'Ue ha trovato l'accordo sull'uso degli asset russi immobilizzati con la creazione di un Fondo di assistenza a Kiev all'interno dell'European Peace Facility. Al Fondo di assistenza, dedicato agli aiuti militari, l'Ue aveva concordato di destinare poco meno di 8 miliardi. Viktor Orban era stato convinto a dare il placet all'accordo di principio con un escamotage che lo liberava da qualsiasi partecipazione all'ri-utilizzo degli asset immobilizzati russi per le forniture militari all'Ucraina. A mancare tuttavia è il sì di Budapest al trasferimento delle risorse dall'European Peace Facility a Kiev. Il veto ungherese permane anche sull'erogazione dell'ottava tranche. 

LEGGI ANCHE: "Kiev ha le mani legate sulle armi". Colpire in Russia, Stoltenberg insiste

Borrell: 'Gli aiuti a Kiev non possono essere presi in ostaggio'

L'Ue non può permettere che la decisione sulla fornitura di aiuti militari all'Ucraina attraverso il Fondo per l'Ucraina, parte dell'EPF, "sia presa in ostaggio da altre questioni". Lo ha detto Josep Borrell a proposito del blocco di Budapest alle tranche di rimborsi ai precedenti aiuti militari e alla piena messa in campo del nuovo Fondo per Kiev. "Spero che nel prossimo Coreper la vicenda possa essere risolta, l'Ucraina ha bisogno di armi ora e i leader al Consiglio Europeo hanno già dato il via libera in marzo", ha aggiunto. "Al Consiglio c'è stata una discussione molto animata su questo punto".

"Non faccio speculazioni sulle ragioni per cui uno Stato membro si oppone a un testo legale", ha proseguito Borrell parlando dei motivi per cui Budapest usa il suo veto. "Ma ho sette testi legali in attesa di essere approvati per mobilitare 5 miliardi di euro per l'Ucraina nel quadro dell'Epf e questi ritardi possono essere misurati in termini di vite umane", ha detto precisando che al Consiglio è stato sollevata la questione della "proporzionalità" tra legittime istanze nazionali e la possibilità per gli altri Stati membri di proseguire il lavoro.

"Abbiamo già concordato che il contributo ungherese non sarà usato per qualunque tipo di sostegno militare, letale o no, a Kiev", ha notato. "Ho quindi chiesto agli Stati membri di non bloccare i testi legali sull'uso degli extra profitti russi per l'assistenza militare all'Ucraina", ha detto ancora. Borrell, poi, ha commentato anche le parole del ministro degli Esteri ungherese sulla possibilità della leva obbligatoria per i giovani europei. "L'Ue non ha la capacità di stabilire la leva obbligatoria, siamo lontanissimi dall'avere questo potere", ha detto. "È una competenza nazionale e leggo che il Regno Unito ci sta pensando".

Germania, Italia e i baltici contro il veto ungherese

Berlino sollecita Budapest a togliere il veto alla creazione del Fondo di assistenza Ue per l'Ucraina per sostenere la consegna di armi a Kiev, nel quadro della European Peace Facility (Epf). "Abbiamo bisogno di tutte le voci per il popolo ucraino. Ed è per questo che lancio un appello urgente all'Ungheria affinché renda finalmente possibile il sostegno" europeo "all'Ucraina per garantire la pace", ha detto la ministra tedesca degli Esteri, Annalena Baerbock, a margine del Consiglio Ue Esteri, sottolineando che "l'Europa è forte quando è unita"

"La nostra posizione è contro il blocco, vogliamo avanzare". Così il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, al suo arrivo al Consiglio Ue Esteri rispondendo a una domanda sul veto dell'Ungheria ai finanziamenti per la consegna di armi all'Ucraina. E la reazione dei baltici è stata ancora più dura. "La continua imposizione del veto da parte dell'Ungheria a tutte le misure pensate per aiutare l'Ucraina è inaccettabile. Abbiamo il dovere di reagire: l'Ue non può rimanere immobile a causa della sistematica creazione di ostacoli da parte dell'Ungheria", ha affermato oggi, al suo arrivo a Bruxelles, il ministro degli Esteri lituano, Gabrielius Landsbergis.

"La paura dei Paesi europei sulle possibili reazioni della Russia - ha aggiunto Landsbergis - è percepito da Mosca come un invito a fare quel che vuole. Mosca si sente autorizzata a preparare sabotaggi e azioni terroristiche in Europa solo perché è cosciente della nostra paura". Il ministro lituano ha inoltre sottolineato l'importanza di dare il via libera Kiev per colpire, con le armi fornite dai Paesi occidentali, obiettivi militari entro il territorio russo. Il ministro degli Esteri estone, Margus Tsahkna, ha a sua volta attirato l'attenzione sulla recente rimozione delle boe di confine su fiume Narva, effettuate dalla Guardia di frontiera russa al confine con l'Estonia. "Si è trattato di una chiara violazione del nostro confine", ha detto Tsahkna. "Dobbiamo ricordare che ad essere violato non è stato solo il confine estone, ma, al contempo, quello dell'Ue e della Nato. Va concordata una reazione comune". Il politico estone ha quindi auspicato che l'Ue arrivi presto a un accordo sull'utilizzo in favore dell'Ucraina dei beni russi congelati. "L'Estonia ha approvato una legge in tal senso la settimana passata. Ora toccca all'Europa fare altrettanto", ha concluso Tsahkna. 






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