Esteri
Minneapolis, donna uccisa dagli agenti Ice: Kristi Noem accusa: “Voleva uccidere un agente” e scoppia la polemica
La segretaria per la Sicurezza Interna parla di “atto di terrorismo interno”, ma il video e i testimoni aprono nuovi interrogativi sull’operazione anti-immigrazione finita nel sangue

È bastata una frase per trasformare un blitz anti-immigrazione in un caso nazionale.
«La donna ha usato la sua auto come un’arma, tentando di investire un agente: è un atto di terrorismo interno». Così la segretaria alla Sicurezza Interna degli Stati Uniti, Kristi Noem, ha difeso l’operato degli agenti Ice dopo la sparatoria che a Minneapolis è costata la vita a una donna, moglie di un attivista locale.
Secondo la ricostruzione ufficiale, gli agenti avrebbero intimato più volte alla donna di scendere dal veicolo. Al rifiuto, la situazione sarebbe degenerata: l’auto si sarebbe mossa verso uno degli operatori, spingendo le forze federali ad aprire il fuoco.
Ma il video diffuso sui social racconta una scena meno lineare: concitazione, urla, movimenti rapidi e una dinamica che molti utenti definiscono “confusa”. Per questo, mentre il governo parla apertamente di legittima difesa, cresce la pressione di associazioni civili e attivisti che chiedono un’indagine indipendente.
Il caso arriva in un momento già esplosivo per l’amministrazione Trump, con l’immigrazione tornata al centro del dibattito politico e con accuse sempre più frequenti di uso sproporzionato della forza durante i raid dell’Ice.
E ora una domanda rimbalza ovunque: è stata davvero un’azione di terrorismo o un’escalation finita tragicamente fuori controllo?
