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SpaceX, dietro l'incidente la sfida spaziale Cina-Usa. Musk traballa a Pechino

Spazio, il rischio incidenti tra Elon Musk e la Cina sintomo della contesa Washington-Pechino

Più una strada è trafficata e più si rischiano incidenti. Lo stesso principio si applica anche in senso più ampio. Per esempio nel Pacifico e nel Mar Cinese Meridionale, dove gli scorsi mesi un sottomarino degli Stati Uniti ha urtato un oggetto non identificato in una delle aree più trafficate del mare geopoliticamente e militarmente più bollente al mondo. Ora la stessa sceneggiatura sembra potersi ripresentare anche in uno spazio ancora più grande, eppure anch'esso sempre più trafficato, lo Spazio appunto.

Il segnale è arrivato dalla notizia trapelata nei giorni scorsi, vale a dire il rischio di collisione tra due satelliti di Space X del miliardario Elon Musk e la stazione spaziale cinese. In due occasioni si sarebbe sfiorato l'incidente e Pechino non ha solo accusato le navicelle della compagnia di Musk, ma ha esteso le lamentele anche al governo di riferimento, vale a dire gli Stati Uniti. Portando dunque la maxi contesa con Washington anche sul terreno spaziale, che si aggiunge al lunghissimo elenco dei capitoli della sfida tra le due potenze.

Gli affari miliardari di Elon Musk in Cina ora sono a rischio

L'episodio potrebbe avere tra l'altro serie ripercussioni economiche per Musk, uomo più ricco del mondo e "persona dell'anno" secondo la rivista Time. In Cina Musk è presente e noto da anni per le sue auto elettriche Tesla, molto diffuse sul mercato del gigante asiatico. Tesla vende circa un quarto della sua produzione in Cina e ha una fabbrica a Shanghai. Gli internauti si sono scatenati: una proposta per boicottare le sue auto ha raggiunto in poche ore 87 milioni di visualizzazioni. L'incidente sfiorato si aggiunge alla querelle con le autorità cinesi sull'archiviazione dei dati, che il governo cinese vorrebbe trattenere sul proprio territorio di giurisdizione.

Ma, al di là della vicenda che riguarda Musk, il rischio di incidente è il segnale di una competizione sempre più serrata in ambito spaziale, che investe sia il settore privato sia quello politico e geopolitico. La Cina punta alla piena operatività della sua stazione spaziale entro la fine del prossimo anno e continua a investire in modo pesante sul settore. Per il 2045 c’è l’ambizione di operare oltre mille voli spaziali all’anno. Di recente è stata lanciata la navetta cinese Shenzhou 13, che porta sulla stazione spaziale Tiangong tre astronauti (tra i quali per la prima volta una donna, Wang Yaping) per la prima missione di sei mesi. A portare in orbita la navetta è stato il razzo Lunga Marcia 2F, lanciato dalla base Jiuquan, nel deserto del Gobi. Ma presto potrebbero esserci anche elicotteri impiegati nello spazio. Il National Space Science Center cinese sta sviluppando un prototipo di elicottero in miniatura per compiti di sorveglianza, che potrebbe trovare impiego nelle prossime missioni su Marte. La Cina vuole portare un equipaggio umano sul pianeta rosso entro il 2033, dopo aver aver fatto atterrare con successo un rover lo scorso maggio.

Cina e Russia hanno tra l’altro annunciato a marzo che avrebbero stabilito congiuntamente una base lunare, con almeno cinque strutture da completare entro il 2035. Ma Pechino vuole arrivare a mettere gli scarponi sul suolo lunare ben prima, entro il 2030. Per riuscirci sta nuove varianti dei veicoli di lancio Lunga Marcia, quelli che secondo le notizie delle scorse settimane avrebbe trasportato il missile ipersonico testato dall’esercito. 

La corsa allo spazio di Usa e Cina e il ruolo dei privati

Gli Usa non stanno a guardare e già da Trump sono tornati a dare cura al proprio programma spaziale, che include anche l'obiettivo di ritorno sulla Luna dopo decenni di assenza. E Washington schiera anche gli attori privati nel proprio "team". Oltre a SpaceX, ci sono altre realtà che puntano ad avere una propria stazione spaziale in orbita nei prossimi anni. La Nasa ha assegnato 140 milioni di dollari alla Axiom Space, un'azienda di Houston che sta già costruendo una stazione privata. Presto distribuirà altri 400 milioni di dollari a due, tre o forse quattro altre aziende che sperano di entrare nel mercato.

Il primo modulo di Axiom sarà lanciato nel settembre 2024 e attraccherà in uno dei due porti dell'iss. Sarà raggiunto, sei e 12 mesi dopo, da un secondo e un terzo modulo. Dopo che un quarto e ultimo modulo, equipaggiato per generare energia solare extra, arriverà nel 2027, Axiom Station, come sarà conosciuto l'intero gruppo, si staccherà e diventerà un "free flyer" con quasi il doppio del volume utilizzabile della iss. Il costo totale, secondo The Economist, sarà di circa 3 miliardi di dollari, una piccola frazione di ciò che è costata la iss. Ogni anno, spiega il settimanale britannico, la Nasa spende circa 3,5 miliardi di dollari solo per mantenere e gestire la stazione. 

Lo Spazio si prepara a diventare sempre più affollato. Meglio preparare le constatazioni (si spera) amichevoli, ma gli incidenti in orbita potrebbero rivelarsi più letali di quelli terrestri. Anche a livello geopolitico.

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