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Esteri
Netanyahu, il folle piano. Spingere l'Iran all'attacco per la difesa degli Usa
Biden e Netanyahu

Guerra, l'isolamento internazionale di Netanyahu e la scelta (quasi) estrema

L'Iran, nella notte tra sabato e domenica, ha deciso di attaccare Israele. Ma ci ha messo due settimane prima di reagire all'attentato subito contro il consolato a Damasco, in cui ha perso la vita tra gli altri anche Mohamed Reza Zahedi figura di spicco delle Guardie rivoluzionarie iraniane, terminale dei rapporti con Hezbollah. Teheran ha colpito con un'azione notturna di attacco su Israele che voleva essere al tempo stesso spettacolare ma trattenuta. Una guerra - si legge su Il Fatto Quotidiano - senza uomini, una pioggia di ordigni dal cielo che intendeva manifestare potenza e però anche rispettare la lontananza geografica: Teheran dista 2 mila chilometri da Tel Aviv, manca un confine diretto su cui misurarsi.

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Dietro alla vendetta dell'Iran su Israele, ci sarebbe però - prosegue Il Fatto - un folle piano studiato da Netanyahu. Dopo aver già cacciato Israele in una condizione di isolamento internazionale mai conosciuta prima d'ora , e dopo aver costretto i suoi stessi alleati a prendere le distanze dai crimini commessi a Gaza, Netanyahu ha pensato che non gli rimanesse altro che l’arma del ricatto: spingere l’Iran allo scontro diretto, nella convinzione che a quel punto gli Stati Uniti e l’Unione europea, sia pur recalcitranti, sarebbero costretti a seguirlo nell’avventura militare. Tanto peggio tanto meglio, insomma. Allargamento del conflitto. Scontro finale con obiettivo – niente meno – l’abbattimento per via militare del regime degli ayatollah al potere dal 1979.






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