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Esteri
Terrorismo, droga e stupri: "Non solo Iran, i Pasdaran minacciano anche l'Ue"

Iran: la minaccia dei Pasdaran è rivolta anche all'Europa

L'emendamento proposto dal gruppo dei Conservatori e Riformisti è stato approvato dal Parlamento europeo a larga maggioranza: dei 598 deputati, si sono registrati solo 9 contrari e 31 astenuti. Così Bruxelles ha deciso di inserire nella lista delle organizzazioni terroristiche i Pasdaran iraniani, noti anche come “guardiani della rivoluzione islamica” (Irgc).

Si tratta di un corpo paramilitare che nel 1979 si è schierato a sostegno della rivoluzione dall’ayatollah Khomeinī, che ha preso il posto dello scià Pahlavi. Oggi i Pasdaran sono protagonisti delle violenze e dei numerosi crimini contro i diritti umani ormai all'ordine del giorno in Iran, nel corso delle proteste susseguite alla morte della 22enne Mahsa Amini. Teheran ha minacciato ritorsioni contro l'Europa, per scongiurare questo provvedimento, ma Bruxelles ha ascoltato il grido d'aiuto dei 13.000 attivisti iraniani che hanno sfilato sotto la sede del Parlamento europeo. Tra questi, c'era anche la giovane Rayhane Mianji, che, intervistata da affaritaliani.it, spiega pèrché si tratta solo di un primo passo: “Sì, è un successo straordinario, ma il processo si concluderà solo il 23 gennaio. Speriamo di farcela perché, oltre a reprimere il popolo iraniano, i Pasdaran gestiscono anche dal punto vista economico attività terroristiche in tutto il mondo. Il passo successivo dovrà essere l'individuazione delle varie persone che, in Europa, sono collegate ai Pasdaran iraniani. E dei loro conti correnti”.

Sul fronte interno, invece, come sta procedendo la protesta in Iran?

"Oltre alle proteste di strada, delle quali per fortuna ora parlano in molti, ci sono varie altre forme di ribellione. Stiamo puntando a uno sciopero nazionale, specialmente delle aziende più importanti, a partire da quelle petrolifere, anche se questo ovviamente comporterà mancati guadagni per il popolo. Stiamo inoltre lavorando al boicottaggio delle molte aziende che sono direttamente collegate al regime e già numerosi brand sono stati colpiti, in vari settori. Si va dall'alimentare ai trasporti: faccio l'esempio di Snap (una specie di Uber), i cui autisti avevano il compito di registrare gli indirizzi delle persone che usavano le loro vetture per tornare dalle manifestazioni di protesta. Un'altra forma di ribellione è il ritiro dei soldi dai conti correnti, per mettere in difficoltà le banche e quindi anche il regime. Inoltre compriamo euro e dollari, per indebolire il Rial, la moneta nazionale iraniana. E proprio oggi (giovedì 19 gennaio) boicottiamo anche gli esami di ammissione all'università, con una forte mobilitazione sui social".

Sui social però si lasciano tracce, come evitate i controlli e la repressione da parte delle autorità?

"Utilizzando gruppi privati, ma anche facendo attenzione ai numerosi infiltrati che stanno sui social proprio per scoprire le nostre mosse. I leader delle varie zone formano nuclei ristretti, per non far circolare troppo le informazioni, ad esempio su luoghi e orari dei ritrovi. Comunque ci riusciamo bene, come dimostra il fatto che oggi e domani Internet in Iran sia bloccato, proprio perchè vogliono ostacolare la nostra campagna di boicottaggio sugli esami di ammissione".

Se questo accade oggi, perchè la rete sarà bloccata anche domani?

"Perché a sud dell'Iran, ovvero in Kurdistan e Balochistan, ogni venerdì c'è la preghiera, che è fondamentale soprattutto per i sunniti. E dopo la preghiera cominciano sempre le proteste, quindi hanno deciso di oscurare preventivamente le notizie sui massacri che sicuramente ci saranno. In queste zone, è abituale che nelle case ci siano delle armi, però noi chiediamo di adottare una forma di protesta pacifica. Non è il momento di lotte armate: il popolo iraniano cerca solo la pace e la libertà".

Sul web o di persona, la cautela è necessaria, visto che i Pasdaran oltre alla violenza praticano anche lo stupro...

"E purtroppo non da ora. Dal primo giorno in cui sono saliti al potere, hanno iniziato a stuprare le ragazze, anche utilizzando una motivazione di tipo religioso".

Quale?

"Se una ragazza viene condannata a morte e l'esecuzione avviene quando è ancora vergine, andrà in Paradiso. Per questo le stuprano prima di ucciderle: per negare loro anche quello. Non ho davvero parole per commentare. Ci sono molte testimonianze degli stupri in carcere. Ne ha parlato anche la CNN, che ha intervistato una ragazza che, dopo essere stata detenuta, è riuscita a fuggire in Kurdistan. Grazie a lei, tutto il mondo ha scoperto cosa succede nelle prigioni dell'Iran: cose orrende e, purtroppo, confermate al 100%".

Orrori che vengono inflitti anche agli uomini, vero?

"Sì. Succede in due modi. O i manifestanti vengono catturati e messi nelle celle con assassini e spacciatori di droga, ai quali viene chiesto espressamente di stuprarli, oppure li violenta la polizia stessa durante gli interrogatori, spesso usando manganelli e bottiglie. Fatico anche a raccontare queste cose, talmente sono incivili e disumane..."

Vuole fermarsi un attimo?

"No, proseguiamo, perché dobbiamo far sapere a tutti cosa succede. Un'altra cosa che succede nei carceri è questa: se proprio devono rilasciare un prigioniero perchè non riescono a trovare un appiglio per il quale condannarlo a morte, lo drogano talmente tanto che al massimo entro due giorni muore. E' successo anche a un ragazzo che viveva a Bologna per motivi di studio, ma che è dovuto tornare in Iran per occuparsi della madre malata. La cosa è documentata anche dal caso di una donna che si è sentita molto male dopo essere uscita dal carcere e nei suoi esami sono stati rilevati altissimi tassi di ketamina e potassio. Gliel'avevano fatta assimilare attraverso il cibo, ma si drogano anche i soldati, che lo fanno intenzionalmente".

Per aumentare l'aggressività?

"Si, siccome devono stare per strada per ore, anche con il freddo, grazie alla ketamina resistono senza mangiare. L'uso della droga spiega anche atti di violenza raccapricciante, come sparare negli occhi di una persona che ti sta a un metro di distanza. Una persona con un equilibrio mentale normale non si comporta così. Eppure, queste scene sono sempre più frequenti".

Come mai?

"Anche quando non vogliono ammazzare chi gli sta di fronte, spesso sparano negli occhi della vittima, specialmente se è una ragazza: così non muore, ma si porta dietro una disabilità gravissima per tutta la vita. Ci sono tante ragazze in Iran con un occhio solo. E a volte lo fanno persino sugli altri soldati, perché chi non è abbastanza ostile per verso il 'nemico' non è adatto ad andare nelle strade. Il mondo deve venire a conoscenza degli orrori che stanno accadendo in Iran".

Siamo qui apposta. Anzi, grazie per la sua testimonianza...

"No, grazie a voi. Ma sappiate che è importante perchè questi orrori non accadono solo in Iran. Un'altra attività dei Pasdaran consiste nella vendita dei droni alla Russia, che li usa nella guerra contro l'Ucraina. A Putin è stato promesso che, in caso di necessità, verranno inviati anche dei soldati pronti a combattere sul campo. Per questo l'Europa deve aiutare il popolo iraniano: non c'è in gioco 'solo' il nostro futuro, ma anche il vostro".
 

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Tags:
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