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Esteri
Trump, i big all'attacco: Starbucks assumerà 10mila rifugiati. E Google...

Starbucks contro Trump: assumerà 10 mila rifugiati

La catena di caffetterie Usa Starbucks assumera' nei prossimi 5 anni 10.000 rifugiati nei suoi locali sparsi in tutto il mondo. Lo annuncia il fondatore e il ceo della compagnia, Howard Schulz, in una lettera scritta ai dipendenti, che sfida la decisione del presidente Donald Trump di bandire i viaggiatori ed i profughi di sette paesi a maggioranza islamica. "Vi scrivo oggi - si legge nella lettera di Schultz, un imprenditore vicino al partito democratico - con grande preoccupazione, con il cuore pesante e con una risoluta promessa. Viviamo in un'epoca senza precedenti... Non rimarremo a guardare, non resteremo in silenzio mentre l'incertezza sulle iniziative della nuova amministrazione cresce di giorno in giorno". Starbucks si impegna ad assumere 10.000 rifugiati nei prossimi 5 anni, impiegandoli nei 75 paesi in cui sono presenti le sue caffetterie, a partire da quelli che "hanno servito le forze armate Usa come interpreti o come personale di supporto", in particolare in Iraq e Afghanistan. Schultz ha preso di mira anche le politiche di Trump contro l'Obamacare e quelle contro il Messico, impegnandosi ad aiutare i coltivatori di caffe' messicani. Anche Airbnb, il portatile online Usa che mette in contatto persone in cerca di alloggio o di una camera per brevi periodi, fa sapere che offrira' sistemazione gratis "ai rifugiati e a chiunque non sia consentito di entrare negli Usa". Lo fa sapere con un tweet, il ceo della compagnia, Brian Chesky, che chiede a tutti coloro che sono bloccati dal bando deciso da Trump di restare uin contatto con la compagnia per avere alloggio. "Chiudere le porte divide gli Usa" scrive, "non consentire dei paesi o dei rifugiati a entrare in America non e' giusto e noi staremo vicini a chi e' colpito". Airbnb intende utilizzare il suo programma varato per dare risposte in caso di disastri naturali, che consente di connettere la gente colpita con chi e' disponibile a fornirle alloggio. (AGI) Gaa

Trump: in campo i fratelli miliardari Koch, "controproducente"

Scendono in campo anche i magnati del petrolio e dell'energia, Charles e David Koch, contro il decreto anti-immigrati di Donald Trump. Finora avevano taciuto e invece adesso, con un comunicato ufficiale della Charles Koch Foundation, hanno preso posizione contro il divieto di Trump di consentire l'ingresso in Usa agli immigrati provenienti da Paesi a maggioranza musulmana e parlano di "approccio sbagliato e controproducente". "Riteniamo che sia possibile garantire la sicurezza degli americani senza escludere chi vuole venire qui per collaborare e cercare una vita migliore per la propria famiglia", si legge in un comunicato diffuso da Brian Hooks, che guida la Charles Kock Foundation. "Il divieto di viaggio e' l'approccio sbagliato e sara' probabilmente controproducente". "Il nostro Paese si e' avvantaggiato enormemente dalla storia di accoglienza a persone da diversi Paesi e tradizioni. E' questo il segno distintivo delle societa' libere e aperte".

Il comunicato e' il primo attacco pubblico dei potenti fratelli alla presidenza Trump. Imprenditori come il presidente americano, i due fratelli negli anni hanno donato centinaia di migliaia di dollari alla causa della destra conservatrice, a cui invece in questa tornata non hanno versato neanche un centesimo. Libertari convinti, i due miliardari -che insieme valgono 90 miliardi di dollari grazie all'impero creato nelle infrastrutture del petrolio e in oleodotti, un impero che si estende dall'Alaska al Kansas- sono da sempre sostenitori del Partito Repubblicano ma in queste elezioni non hanno appoggiato la candidatura di Trump ne' le altre repubblicane durante le primarie. Ad aprile, Charles Koch aveva detto che la proposta di vietare ai musulmani l'ingresso in Usa gli ricordava "la Germania nazista": "e' mostruoso", il suo giudizio in un'intervista all'ABC, in cui aveva definito la misura "antitetica al nostro approccio". I due fratelli sponsorizzano una costellazione di organizzazioni, tra cui Americans for Prosperity, che ha gia' lanciato una campagna per affossare il piano fiscale di Trump che vuole raccogliere denaro dai dazi all'importazione per pagare il muro lungo il confine con il Messico.
 

Trump: Google richiama staff Paesi islamici dopo stretta visti
 

Primi effetti delle misure dell'Amministrazione Trump su visti e immigrati provenienti da Paesi a rischio terrorismo. Google ha richiamato tutti i suoi dipendenti in missione all'estero che potrebbero essere interessati dal giro di vite sugli ingressi, chiedendo loro di rientrare al piu' presto negli Usa. E' stato Bloomberg News a rivelare la nota inviata dall'amministratore delegato di Google, Sundar Pichai, poche ore dopo la firma di Donald Trump sul suo ultimo decreto presidenziale. "E' doloroso vedere il costo personale di questo ordine esecutivo sui nostri colleghi", ha scritto nel memo. "Abbiamo sempre reso pubblica la nostra visione in materia di immigrazione e continueremo a farlo". Nei prossimi tre mesi, gli Stati Uniti non concederanno visti ai cittadini di sette Paesi, tra cui Iran, Iraq e Siria. Le nuove restrizioni potrebbero avere un forte impatto sulle societa' tecnologiche che reclutano personale qualificato e di talento in tutto il mondo. Una fonte anonima ha spiegato a Bloomberg che il timore e' che a qualcuno degli uomini di Google proveniente dai sette Paesi all'indice possa essere impedito di rientrare negli Usa, anche se in possesso del visto. Sarebbero piu' di 100 gli uomini a rischio nello staff del colosso di Mountain View. Le parole di Pichai sottolineano la perdurante tensione tra Trump e i gruppi della Silicon Valley che impiegano nelle loro fila molti immigrati e si oppongono a nuove restrizioni. 

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