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Esteri
Trump torna a parlare, proclamerà la "probabile nomination nel 2024"

Donald Trump è pronto a riprendersi la scena, il partito e, perché no, la Casa Bianca. Proclamerà di essere il leader del Grand Old Party (Gop) e la "probabile nomination nel 2024", nel suo intervento del 28 febbraio a Orlando, in Florida, alla conferenza annuale della 'Conservative Political Action Committee' (Cpac), il più imponente ed influente raduno di conservatori in America. Secondo quanto anticipa Axios, "The Donald" si presenterà domenica pomeriggio all'Hyatt Regency di Orlando con il mantello dello sfidante di Joe Biden (o del democratico che correrà al suo posto, se il 78enne comandante in capo decidesse di non puntare al secondo mandato). Ma il vero guanto di sfida è contro i ribelli capeggiati dal Gop Mitch McConnell, leader (in bilico) di minoranza al Senato.

Interverranno fra gli altri anche i suoi alleati come Mike Pompeo, l'ex segretario di stato; Ben Carson, l'ex segretario per gli alloggi; Sarah Sanders, ex addetta stampa della Casa Bianca; Kristi Noem, governatore del South Dakota; Pete Hegseth, un conduttore di Fox News; Jon Voight, un attore ardentemente pro-Trump; e Donald Trump Jr, il figlio del 45esimo presidente. Ci sono anche slot per i repubblicani del Senato tra cui Ted Cruz, Josh Hawley, Cynthia Lummis e Rick Scott e repubblicani della Camera come Kevin McCarthy, Mo Brooks, Madison Cawthorn, Matt Gaetz e Jim Jordan, che hanno tutti votato per sfidare la vittoria di Joe Biden. La "grande bugia" di un'elezione rubata dovrebbe essere uno dei discorsi molto caldi al CPAC.

Il culmine dell’evento manco a dirlo sarà domenica, quando sul palco salirà lui, Donald Trump, e sicuramente non sarà un discorso banale, anche perché lo scorso anno sempre alla stessa Convention parlò per due ininterrotte, scatenando l’entusiasmo dei partecipanti. Certo molta acqua è passata sotto i ponti da allora. La pandemia che ha sconvolto il mondo e poi la conseguente sconfitta alle presidenziali, con tutte le polemiche che ne sono conseguite e il successivo secondo impeachment, per la prima volta nella storia.

Nel suo primo discorso post-presidenziale, l’ex presidente dovrebbe promettere di sostenere i candidati del Maga ( Make America Great Again, lo slogan che lo ha reso celebre) alle elezioni di medio termine del prossimo anno, condannare l'inversione di Biden delle sue politiche sull'immigrazione e riservare particolare veleno ai suoi nemici all'interno del partito repubblicano.

Matt Schlapp, presidente dell'American Conservative Union, che ospita il CPAC, ha dichiarato all'agenzia di stampa Reuters: "Donald Trump rimarrà in gioco e sarà coinvolto nelle primarie e terrà discorsi, e questo all’establishment repubblicano fa correre brividi di paura lungo la schiena. Sono molto preoccupati che continuerà ad avere un forte impatto su gran parte dell’elettorato repubblicano americano. Il mio consiglio per loro è quello di abituarsi a ciò”.

L'ex vicepresidente Mike Pence, apparentemente abbandonato da Trump il 6 gennaio anche quando una folla violenta si è avvicinata al Campidoglio degli Stati Uniti, ha rifiutato l'invito. Non sarà presente anche Nikki Haley, un ex ambasciatore presso le Nazioni Unite che è stato fortemente critico nei confronti del ruolo del presidente nell'insurrezione, ma che poi, secondo quanto riferito, ha tentato e non è riuscito a sanare la frattura. Un altro assente sarà Mitch McConnell, il leader della minoranza al Senato, che ha votato per l'assoluzione di Trump per un tecnicismo al processo di impeachment ma poi lo ha eviscerato per aver incitato alla rivolta mortale. Se l'intenzione di McConnell era quella di illuminare il percorso del partito verso un futuro post-Trump, tuttavia, pochi analisti credono che avrà successo. La scorsa settimana, Trump ha lanciato un attacco particolarmente duro proprio a McConnell, definendolo un "trucchetto politico austero, scontroso e senza sorrisi". McConnell, che ha messo in dubbio se Trump debba ancora guidare il partito, ha condannato duramente il suo ruolo nell'insurrezione del 6 gennaio.

Miller, scrittore in generale presso il sito web di Bulwark ed ex direttore delle comunicazioni per la campagna di Jeb Bush del 2016, ha commentato: "Nell'attuale campo di battaglia, non c'è l'ala McConnell, non ci sono candidati che affermano che Trump non avrebbe dovuto dire le menzogne che probabilmente ha detto. Non ci saranno candidati al Senato oltre a Lisa Murkowski dell'Alaska che dice che dovremmo abbandonare Donald Trump e che è complice del colpo di stato e è stato un momento vergognoso nella nostra storia. I candidati repubblicani sono tutti per Trump "Whit Ayres, sondaggista e consulente repubblicano, vede la divisione tra un'ala "pro-governo" del partito e un'ala "pro-populista". I populisti, ha detto, sono più interessati a essere anti-establishment, anti-immigrati e anti-media. Trump ha fuso quelle persone in una forza che ha vinto il Collegio elettorale nel 2016, ma non è riuscito a farlo superare nel 2020. Ora, "il Partito Repubblicano è seriamente diviso tra la fazione al governo e la fazione populista", ha detto Ayres, e il CPAC "sarà una celebrazione della fazione populista".

L'evento annuale, per la prima volta organizzato in Florida, lontano da Washington, non a caso nello Stato dove Trump risiede e nello Stato considerato il nuovo hub del partito repubblicano, è in calendario dal 25 al 28 febbraio. È tutto esaurito da settimane, fatta eccezione per il pacchetto 'Gold' che costa oltre 7.500 dollari. Joe Walsh, ex membro del Congresso repubblicano e critico conservatore dell'ex presidente, ha descritto l'apparizione di Trump al CPAC come "il suo primo vero tentativo di flettere di nuovo i suoi muscoli. È il capo del GOP, tutti devono baciargli l'anello. Questo è ciò che ribadirà.”

 Secondo alcuni suoi stretti collaboratori, Trump, infatti,  avvertirà l’America e i repubblicani, in particolare, che lui è ancora ben saldo al comando, anche senza i suoi amati social, che tanto hanno contribuito ad alimentare il suo credo fra milioni di americani. Se è vero che l'assalto al Congresso dello scorso 6 gennaio ha scatenato una sorta di fuga da parte dei repubblicani, che hanno preso chiaramente le distanze da lui, il secondo impeachment (con l'accusa di aver istigato l'insurrezione) paradossalmente ha fatto invece salire le quotazioni di The Donald. Secondo un sondaggio della società specializzata Morning Consulting, è con Trump il 59% dell'elettorato repubblicano.

Facile prevedere che dopo il suo attesissimo discorso di domenica, a cui assisteranno per Fratelli d’Italia il capo delegazione al parlamento europeo Carlo Fidanza e per la lega gli eurodeputati Susanna Ceccardi, Paolo Borchia e Silvia Sardone, questa percentuale potrà ancora salire. Anche perché come dicono molti osservatori, i repubblicani sono ancora alla ricerca disperata di qualcuno che possa sostituirlo e che possa intercettare gran parte degli elettori che ancora lo adorano. Ma fino ad ora la ricerca è stata vana e la sua presenza ingombrante non fa rendere la cosa ancora molto più complicata.

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