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Esteri
Ucraina accusata da Human Rights Watch di usare mine antiuomo criminali

Guerra in Ucraina, torna il dramma delle mine antiuomo violando i trattati firmati. Le usano i russi ma anche gli ucraini. La ricerca di Human Rights Watch

L’organizzazione non governativa internazionale Human Rights Watch, che dagli anni 70 del secolo scorso si occupa della difesa dei diritti umani, ha dichiarato di aver scoperto le prove che le forze militari ucraine abbiano lanciato migliaia di mine terrestri antiuomo nel territorio precedentemente occupato dai russi nell'Ucraina orientale. 

Human Rights Watch ha immediatamente invitato le istituzioni ucraine a indagare sulle accuse.  

 

La descrizione dell’associazione, che si è recata sul posto, è molto precisa e circostanziata: le mine sarebbero state sparse "dentro e intorno" la città ucraina orientale di Izyum. Le forze di occupazione russe hanno conquistato e tenuto l’area dal mese di aprile fino a settembre, quando quelle ucraine le hanno cacciate.

Gli investigatori di Human Rights Watch hanno visitato l'area di Izyum poco dopo il ritiro russo ed hanno anche intervistato più di 100 persone, tra cui vittime, testimoni, primi soccorritori, medici e sminatori ucraini. Sono arrivati alla conclusione che le forze ucraine abbiano lanciato in nove località razzi Uragan che trasportavano mine terrestri PFM, mine dette anche “pappagallo verde” o “farfalla”.

Le mine antiuomo PFM sono ordigni particolarmente insidiosi, così piccoli da essere tenuti in una mano e in grado di attivarsi al calpestio dato da 5 chilogrammo di peso. I bambini sono le prede perfette. Spesso di colore verde o marrone per confondersi col terreno, la mina è in realtà un contenitore di plastica in polietilene contenente 40 grammi di liquido esplosivo. Sono state progettate proprio per attirare i bambini. Causano l’amputazioni degli arti superiori e inferiori e spesso colpiscono gli occhi della vittima che resta cieca. Le mine non discriminano mai tra civili e combattenti.

In questo caso si tratta di ordigni di fabbricazione sovietica e russa, ancora in forze presso l’esercito ucraino. Le due ali del PFM gli consentono di librarsi nell’aria ruotando fino ad approdare a terra, attivandosi al calpestio diretto o anche vicino. L'ala della mina più spessa contiene l'esplosivo liquido.

Anche se sembravano puntare contro le forze di occupazione russe, Human Rights Watch ha trovato le mine anche in aree civili, atterrate in alcuni casi vicino a case private o in cortili. Gli operatori sanitari locali hanno detto agli investigatori di aver curato direttamente circa 50 persone del posto, per ferite simili a quelle delle mine antiuomo. Il dramma è che circa la metà delle lesioni hanno comportato amputazioni traumatiche della parte inferiore della gamba o del piede, lesioni coerenti con le mine esplosive PFM. Nell’indagine dell’associazione sarebbero state rinvenute mine inesplose, resti di mine, cassette di metallo che trasportano le mine nei razzi e tracce di esplosioni coerenti con la quantità di esplosivo contenuto nelle armi. Secondo gli sminatori esperti potrebbero volerci decenni per ripulire l'area dagli ordigni inesplosi.

Il trattato di messa al bando delle mine antiuomo esiste dal 1997. L'Ucraina lo ha firmato nel 1999, ratificandolo 6 anni dopo. Il trattato richiede ai Paesi possessori di distruggere le proprie scorte. I funzionari di Kiev hanno affermato di averlo fatto per più di 3 milioni di esemplari ereditati dall'Unione Sovietica, ma che ne rimangono più di 3 milioni. Anche la Russia ha ovviamente questo tipo di esplosivo che usa attivamente, violando il diritto internazionale, ha spiegato Human Rights Watch.

Ma la Russia, a differenza dell'Ucraina, non è firmataria del Trattato di messa al bando delle mine del 1997, che proibisce le mine antiuomo.

Intervistata dal Washington Post Mary Wareham, direttrice dell'advocacy per la divisione armi di Human Rights Watch ha spiegato: “C'erano tutta una serie di prove che crediamo, quando le si guarda nella loro totalità, suggeriscono fortemente che l'Ucraina fosse responsabile". Il caso ha destato scalpore anche in Germania dopo un articolo di approfondimento della rivista Der Spiegel.

Il ministero degli Esteri ucraino ha dichiarato giorni fa di aver "preso atto" del rapporto e che sarebbe stato "debitamente studiato dalle autorità competenti dell'Ucraina".

"L'Ucraina, esercitando il suo diritto all'autodifesa in conformità con l'articolo 51 della Carta delle Nazioni Unite”, ha affermato il ministero degli Esteri di Kiev, “adempie pienamente ai suoi obblighi internazionali mentre gli occupanti russi commettono crimini di guerra, crimini contro l'umanità e genocidio del popolo ucraino".

"Le forze russe hanno ripetutamente usato mine antiuomo e commesso atrocità in tutto il Paese, ma questo non giustifica l'uso ucraino di queste armi proibite", ha replicato Steve Goose, direttore della divisione armi di Human Rights Watch.

Wareham ha anche rammentato al Washington Post che le forze russe hanno utilizzato più mine in più aree in tutta l'Ucraina. Ma l'uso russo delle mine non assolve l'Ucraina dalle sue responsabilità.

Wareham si è comunque dichiarata contenta di vedere le affermazioni dell'Ucraina che si “impegna a esaminare molto seriamente i risultati".

L’associazione indipendente ha pubblicato tre rapporti sull'uso di mine antiuomo da parte di Mosca durante il conflitto. Questi includono "trappole esplosive attivate dalla vittima", in cui un dispositivo esplosivo è collegato a un cadavere e esplode quando il corpo viene spostato.

Il ministero della Difesa di Kiev ha dichiarato a Human Rights Watch a novembre di rispettare i suoi obblighi internazionali, compreso il divieto di utilizzare mine antiuomo, ha affermato l'organizzazione. Non ha però affrontato le questioni relative sull'uso delle mine PFM dentro e intorno Izyum. Ma secondo le autorità ucraine "le informazioni sui tipi di armi usate dall'Ucraina ... non devono essere commentate prima della fine della guerra”.

 

 

 

 

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