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Esteri
Usa 2020, Biden punta su sanità e green. Nel suo team Warren e Buttigieg?

In attesa della sostanza, cambia certamente la forma. Joe Biden darà un volto nuovo, o vecchio secondo i punti di vista, agli Stati Uniti. Il 46esimo presidente americano si discosterà molto dal suo predecessore, quel Donald Trump che lo ha ribattezzato "Sleepy Joe" durante la campagna delle primarie democratiche che sembravano inizialmente vederlo soccombere a Bernie Sanders. Bisognerà aspettare altri circa 70 giorni per vedere Biden all'opera alla Casa Bianca, ma intanto si possono iniziare a intravedere le linee guida della sua presidenza e azzardare alcune ipotesi sul team a cui si affiderà.

TASK FORCE ANTI COVID

Già nelle prossime ore, innanzitutto, Biden nominerà una task force anti-Covid composta da 12 persone e della quale, secondo Axios, faranno parte l'ex Chirurgo Generale, Vivek Murthy, l'ex commissario della Food and Drug Administration, David Kessler, e dalla dottoressa dell'Università di Yale, Marcella Nunez-Smith. Dimentichiamoci gli insulti di Trump ad Anthony Fauci, Biden ha costruito parte del suo successo proprio sulla serietà (o più che altro sull'additare la scarsa serietà di Trump) in materia di contrasto pandemico.

LOTTA AL CAMBIAMENTO CLIMATICO

Secondo passo, in realtà già preannunciato nei giorni scorsi: firmare le carte per rientrare nell'accordo di Parigi sul clima. La maggiore discontinuità con Trump potrebbe infatti arrivare proprio sul piano delle politiche ambientali e dello sfruttamento delle risorse energetiche. Biden starebbe pensando a costruire un super team dedicato alla lotta al cambiamento climatico, probabilmente con il coinvolgimento del decano Al Gore. 

RITORNO NELL'OMS E RECUPERO DEL RUOLO USA NELLE ORGANIZZAZIONI INTERNAZIONALI

Terzo: rientrare nell'Organizzazione mondiale della sanità, dopo che neglij scorsi mesi Trump ha deciso di uscirne. Secondo Biden, infatti, se le organizzazioni internazionali non funzionano bisogna lavorarci da dentro e non lasciare campo libero ai rivali, in primis la Cina, che approfitta della latitanza americana per occupare maggiori spazi. 

PAROLA CHIAVE: UNITA'

Dal punto di vista sanitario, Biden mira a una estensione di quell'Obamacare che i repubblicani avrebbero voluto cancellare. Ma la parola chiave della presidenza Biden sembra soprattutto una: unità. Vero che definire un paese spaccato perché gli elettori si dividono su due partiti o due candidati è spesso un'esagerazione. Non nel caso degli Usa, dove la divisione non è tanto e non solo alle urne ma proprio nella profonda distanza tra due segmenti dello Stato che non accettano più l'altro. Una distanza che Trump ha acuito, visto che il suo stile di governo si preoccupava solo di rinforzare il gradimento dei suoi elettori e non costruire ponti con l'altra "sponda". Trump non si è mai proposto come il presidente di tutti, e non lo è stato. 

Biden invece sin dai discorsi di queste tese nottate di spoglio delle schede elettorali ha insistito molto su questo punto. Un gol a porta vuota, vista l'indisciplina costituzionale del rivale, ma comunque significativa. E si direbbe programmatica, anche probabilmente in politica estera. Settore più che mai delicato visto il tracollo dei rapporti con il principale rivale geopolitico, la Cina. Difficile che qui Biden possa incidere davvero e soprattutto farlo in maniera rapida. Complicato anche recuperare l'affidabilità (e la prevedibilità) andata perduta negli ultimi quattro anni. Ma per quanto riguarda l'Europa e i partner asiatici ci sarà probabilmente un tentativo di ricostruire quell'unità andata persa negli scorsi anni. 

IL RECUPERO DELLO STATUS MORALE

L'obiettivo è quello di restituire all'America uno status morale che le consenta di ribadire la propria leadership a livello globale, che Trump ha rivendicato facendo pesare soprattutto l'aspetto commerciale e quello militare. Non è un caso che con Pechino sia entrato in collisione sul tema delle tariffe, non tanto su quelli legati a Hong Kong o Xinjiang. La principale preoccupazione di Trump era quella di "non farsi fregare".

Preoccupazione che non sparirà come d'incanto con Biden, che ci si aspetta mantenga qualche derivato (soprattutto dal punto di vista economico) dell'America first. Ma il democratico cercherè di coinvolgere maggiormente i partner nei processi decisionali e userà forme di approccio meno ruvide sia con gli alleati che con i competitor. Sempre per quanto riguarda la politica estera, ci si aspetta un nuovo accordo nucleare con l'Iran. Più difficile una distensione con la Russia.

TEAM BIDEN: KAMALA HARRIS PROTAGONISTA. POI WARREN E BUTTIGIEG?

Nella squadra di Biden avrà un ruolo fondamentale Kamala Harris. La prima vicepresidente donna degli Usa sarà anche la figura probabilmente più rilevante in quel ruolo da diverso tempo. In campagna elettorale, Biden ha già fatto capire che non avrebbe voluto correre per una eventuale rielezione e dunque nel 2024 potrebbe toccare proprio a lei. 

Ci si aspetta spazio anche per alcune figure dell'ala sinistra dei Dem. In particolare Elizabeth Warren, che ha prima sottratto voti a Sanders durante le primarie e poi ha espresso il suo appoggio per Biden. Potrebbe essere lei a occupare l'ambita (e impegnativa) poltrona del Tesoro. Anche altri rivali alle primarie che si sono fatti da parte si aspettano un ruolo, a partire da Pete Buttigieg (Lavoro?) e Amy Klobuchar che ambisce alla Giustizia. 

Una cosa è certa. Almeno nella forma, l'America di Biden sarà molto diversa da quella di Trump. E, come si sa, in politica spesso la forma è anche sostanza.

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