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Esteri
Usa, “Whatever it takes” per evitare stagflazione e inflazione
(Fonte immagine: La Presse) 

Usa, il rischio di entrare in stagflazione

L’economia americana ha di fronte un rischio davvero alto, quello cioè di entrare in stagflazione, un mix di stagnazione ed inflazione. Una paura reale che coinvolgerebbe non solo la Federal Reserve ma pure i cittadin (incolpevoli) e soprattutto i politici. Tra questi il Presidente Joe Biden, già in totale crisi di consensi e davanti alle importanti elezioni di “midterm”. Importanti perchè,in questa occasione, il paese esprime quanto ha gradito o meno dell’operato del suo capo. Poi, in aggiunta, si rinnova l’intera Camera dei Deputati e un terzo del Senato. Ecco perchè, la Fed, dal punto di vista economico, sta cercando la strada migliore per frenare l’inflazione (ai massimi da oltre 30 anni) senza portare gli Stati Uniti in recessione. A maggio i prezzi sono schizzati al’8,6%. La benzina, a causa dell’aumento del petrolio (guerra in Ucraina o fredda speculazione?) è aumentata a oltre 5 dollari al gallone (3,78 litri) ed in California è ormai a 8 dollari. L'aumento degli interessi fa calare la fiducia delle imprese, i prestiti diventano più cari e i consumatori evitano di indebitarsi. Si vendono meno immobili e beni di consumo. Insomma tutto rallenta nel mercato economico.

Usa, Jerome Powell e i prossimi rialzi dei tassi

Jerome Powell numero uno della Fed ha già indicato che il comitato stava pensando altri due aumenti di mezzo punto a giugno e luglio. Ma gli analisti scommettono su aumento più alti , allo 0,75 e pure il mercato azionario, in forte ribasso, pare crederci. Il dollaro, con grande dispiacere dei risultati delle Big Companies americane,  è forte come 20 anni fa. Non solo i prezzi sono aumentati, in questo momento di “quasi tempesta”. I tassi del Tesoro a tre anni sono cresciuti dal 3% al 3,49%. JP Morgan è cosciente del rischio a cui sta andando incontro l’economia a stelle e strisce e immagina che Powell userà la sintesi dell’ormai famosa frase detta da Mario Draghi da Presidente BCE nel 2012 “qualunque cosa serva”, e agirà di conseguenza. Ma il CEO di Morgan Stanley avverte: “C'era il rischio di recessione. Pensavo fosse il 30%. Ma ora è più simile al 50%, ma non al 100%. Bisogna essere un po' cauti". La previsione peggiore è venuta da Jamie Dimon, di JP Morgan, che ha parlato dell’arrivo di un vero e proprio uragano economico. A breve si vedrà chi avrà avuto ragione.

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