Venezuela, Tajani: “Trentini è detenuto, chiesta la visita consolare”
L’Italia sta lavorando sin dall’arresto” in Venezuela di Alberto Trentini, “e ci sono altri italo-venezuelani nelle carceri del Paese”, che “mi pare siano 8”. Ieri nell’incontro con l’incaricato d’affari di Caracas “abbiamo ribadito la richiesta di liberazione del nostro concittadino e di tutti gli altri prigionieri politici. Ci è stato confermato che è detenuto, abbiamo chiesto che venga trattato nel rispetto delle regole e abbiamo chiesto una visita consolare. Lavoriamo in tutti i modo per venire a capo di questa situazione”. Lo ha detto il ministro degli Esteri Antonio Tajani alla Farnesina.
“Continua l’attività diplomatica senza clamore e polemiche” per Alberto Trentini detenuto in Venezuela “con la determinazione necessaria per raggiungere questo obiettivo, prima per verificare le condizioni di salute e poi fare in modo che possa essere liberato. Come abbiamo chiesto discrezione e moderazione per Piperno e Sala, la chiediamo anche per questo caso”. Lo ha detto il ministro degli Esteri Antonio Tajani alla Farnesina
Venezuela, Trentini e il giallo dei giorni prima del suo arresto: qualcuno lo seguiva
Anche se il caso di Alberto Trentini, il cooperante arrestato in Venezuela, non è accostabile a quello di Cecilia Sala, le similitudini restano. In attesa di capire ufficialmente, dopo due mesi di silenzi, in che carcere si trovi e in che condizioni sia, emergono alcuni dettagli comuni al caso Sala. Come il fatto – in base a quanto risulta a La Repubblica – che Trentini, prima dell’arresto, sarebbe stato seguito per giorni. Il cooperante veneziano di 45 anni è stato fermato a un posto di blocco, mentre era in auto con l’autista dell’Ong per la quale lavorava. E sarebbe stato arrestato per alcuni messaggi che conservava nel telefono: erano – prosegue La Repubblica – innocue condivisioni di post critici sul governo di Maduro. E invece sono stati raccontati dalla polizia venezuelana come contatti con opposizioni e rivoltosi.
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Trentini starebbe bene, detenuto in un carcere “politico” nella zona di Caracas, hanno assicurato fonti informali alla nostra intelligence e diplomazia. Che sperano già nelle prossime ore di poter ottenere un incontro tra Alberto e il nostro ambasciatore per verificare le condizioni di salute, di detenzione. E conoscere ufficialmente le accuse che gli vengono mosse. “Strumentali” spiega – riporta La Repubblica – una fonte italiana vicina al dossier. “Perché non c’era niente di anomalo nel lavoro che il nostro connazionale svolgeva con la sua Ong. Né risulta che il nostro connazionale avesse contatti particolari in Venezuela, paese che tra l’altro visitava per la prima volta nella sua vita“.

