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Esteri
Vertice di Bratislava: l'Europa "a pezzi" e il premier Matteo Renzi "pure"

 

I leaders europei si sono incontrati a Bratislava ieri 16 settembre 2016 per un vertice straordinario sul futuro dell’Unione Europea.
Un summit cui la Gran Bretagna, che pur rimane membro a tutti gli effetti, non prenderà parte perché di Brexit inevitabilmente si parlerà se si vorrà davvero tracciare il percorso del futuro prossimo dell’Europa.

Argomenti urgenti ed imprescindibili come "Politica di difesa e controllo delle frontiere, quali proposte?; Lotta al terrorismo: qualcosa si muove?; Crescita ed investimenti: vecchie e nuove ricette?; Le politiche migratorie spaccheranno l' Europa (se non l' hanno già fatto)?; Brexit means Brexit: davvero?".
 
Un vertice tanto ambizioso quanto necessario viste anche le prossime scadenze elettorali e referendarie in diversi paesi europei.
Quella che è arrivata a Bratislava è però un’Europa "a pezzi", sempre più divisa al suo interno e con vari raggruppamenti che cambiano a seconda del dossier trattato, una sorta di maggioranza "composèe", meglio alla bisogna.
E' parso dunque difficile che gli stati membri potessero raggiungere un compromesso.
Il fatto stesso che il governo slovacco, che ha  organizzato il vertice in qualità di presidente di turno del Consiglio, si sia presentato con un piano per tornare a un’Europa delle nazioni – con un indebolimento delle istituzioni comunitarie – dà il senso di quanto le fratture e la disaffezione verso il progetto europeo siano ormai radicate.
Uno dei sintomi più evidenti delle divisioni tra stati membri in seno all’Unione è rappresentato dai continui summit ai quali partecipano solo alcuni "pezzi" d'Europa, ovvero un numero ristretto di paesi.
 Il gruppo di Visegrád, che riunisce Polonia, Repubblica Ceca, Slovacchia e Ungheria, è quello più strutturato, forse perchè al suo interno forgiato alla disciplina dei reduci del "Patto di Varsavia".
Costituitosi prima dell’ingresso di questi paesi in Europa, il gruppo aveva tra gli obiettivi principali quello di sostenerne il percorso di adesione.
Oggi invece il gruppo riunisce i governi più euroscettici d’Europa.
Anche i recenti vertici di Ventotene (Italia, Francia, Germania) e di Atene (con i paesi del sud Europa a favore di politiche fiscali più permissive, costituito come contraltare al fronte dei paesi pro–rigore del Nord) sembrano funzionare più da specchio delle fratture interne che da forum per la ricerca del compromesso prima delle riunioni a 27 o a 28.
Queste fratture hanno complicano l’efficacia del lavoro a livello comunitario tanto che, ad esempio, a fronte degli oltre 25 summit tenuti tra il 2015 e il 2016 sulle migrazioni tutte le proposte di mediazione della Commissione sono state respinte.
Ciò alimenta ulteriormente l’ascesa di partiti anti–establishment ed euroscettici, formazioni che raccolgono un crescente consenso in quasi tutti i paesi europei.
Sfruttando l’assenza di Londra, a lungo considerata – a torto o a ragione – principale ostacolo all’avvio di un cammino comune nel campo della difesa, Germania e Francia vorrebbero approfittare del vertice per rilanciare la collaborazione in questo campo.
Al riguardo, i rispettivi ministri degli esteri hanno presentato nei giorni scorsi un "paper" che dovrebbe fungere da "guida ai lavori".
Malgrado la proposta non menzioni un "esercito europeo", contiene quelli che, se approvati, sarebbero significativi passi avanti: la creazione di un quartier generale comune per gestire le missioni europee e la possibilità di concedere maggiore flessibilità di bilancio per gli investimenti nel settore della difesa. Oltre a queste iniziative, il vertice dovrebbe prendere atto dell’accordo già raggiunto per anticipare a ottobre l’istituzione della Guardia costiera e di frontiera comune.
La lotta al terrorismo è uno dei temi più sensibili e pressanti per tutti gli stati membri, nella considerazione che alcuni sfilacciati servizi di intelligence come quelli francesi e belgi fidano su sinergie di gruppo per poter superare il loro empasse interno, con la creazione di un servizio integrato europeo.
A oltre dieci mesi dagli attentati di Parigi, molte iniziative faticano ancora a prendere corpo.
Ciò potrebbe contribuire a chiudere le falle emerse nel corso delle indagini sugli attentati in Francia e Belgio, dove si è resa palese l’assenza di coordinamento tra le polizie nazionali.
Altre misure invece, sono in stato più avanzato.
Le principali hanno riguardato la creazione di una lista unica europea delle persone sospettate di legame con organizzazioni terroristiche così come la proposta di un sistema automatico di registrazione per chi viaggia verso l' Europa sia prima della partenza che alla dogana, secondo il modello americano.
E in tutto questo, il Nostro Premier Matteo Renzi  "sempre entusiasta" di risultati a picco" dov'era?
Entusiasta con il suo fidato seguito, "di essere assente" !?
Dove si è rifugiato dunque il "nostro stratega di audaci illusioni"?
Perchè non decide "spontaneamente" con il suo seguito di rimanere a casa per sempre senza far registrare ulteriori "figuracce"all'Italia?
Sarebbe cosa buona e giusta ed io sono sicura che intelligente com'è, prima o poi lo capisca "da solo".
Dopo mesi di grancasse per risultati, nei fatti impercettibili - salva la dimostrazione del contrario, a fronte di occhiali da vista ben spessi  - sembra che il nostro premier, in mancanza d'altro, si sia convinto del fatto che alla fin de' conti" ... una verità è soltanto una bugia che deve essere ancora scoperta ....".
Il trionfo di Carlo Collodi: " L'apologia di Pinocchio!"

(ediruffana@alice.it)

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