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Idrogeno, una scelta energetica complessa e non priva di problemi

Nel PNRR, il piano di ripresa e resilienza che oggi Mario Draghi manderà a Bruxelles, si parla di investimenti energetici soprattutto sull’idrogeno. Anche in altri paesi europei la tendenza è verso questa fonte nella mobilità, nell'industria o come accumulatore di energia rispettosa dell’ambiente.

Ma questa strategia è tutta assolutamente positiva?

Innanzitutto è importante dire che l’idrogeno non è una fonte di energia, non si trova allo stato libero, ma si combina per formare diversi tipi di molecole, tipo acqua o metano.

Per generare questo vettore energetico ci sono diversi processi. Tra questi il reforming del gas naturale che genera anidride carbonica (CO₂) e la decomposizione dell'acqua per elettrolisi, utilizzando elettricità e acqua.In base alla generazione e al trattamento della CO₂, si possono distinguere tre tipi di idrogeno:

Idrogeno bruno (detto anche grigio): nella sua produzione la CO viene generata senza la sua cattura. Il più comune.

Idrogeno blu: viene generata CO₂ che viene successivamente catturata e immagazzinata a lungo termine.

Idrogeno verde: prodotto dall'elettrolisi dell'acqua utilizzando elettricità da fonti rinnovabili.

Quali i vantaggi dell’idrogeno?

Sono molti, e fra questi un'alta densità energetica, una combustione che produce solo acqua, la possibilità di iniettarlo fino al 2% nelle reti di trasporto del gas naturale e con investimenti in rete può arrivare fino al 10%. Inoltre permette di immagazzinare energia in momenti di produzione rinnovabile in eccesso, la mobilità consente poteri e autonomia maggiori favorendo la decarbonizzazione.

E gli svantaggi?

Anche questi non sono pochi. Il primo in assoluto è che non essendo presente in natura deve essere ottenuto con risorse come l’acqua con importanti consumi energetici, efficienza molto bassa e costo elevato, o da gas naturale generando CO₂ che dovrebbe essere catturata e conservata.

Altro problema è dato dalla sua natura gassosa. Per averne a disposizione grandi quantità è necessario immagazzinarlo ad alte pressioni, dell'ordine di 750 bar, equivalenti a circa 740 volte la pressione atmosferica.

Senza contare la facilità della molecola di idrogeno di fuoriuscire con facilità da serbatoi e tubazioni.

Bisogna chiedersi se sulla terra abbiamo abbastanza acqua.Pertanto sia l'energia rinnovabile che l'acqua possono essere due fattori molto limitanti nello sviluppo dell'idrogeno.

In conclusione l’idrogeno sembra offrire molti vantaggi ma, prima di lanciare una strategia di sviluppo dell'idrogeno e investire milioni di euro, vale la pena di considerare se davvero abbiamo a disposizione tutte le risorse necessarie.

Potrà sicuramente avere il suo spazio, non a breve, ma in un ambiente dove sono disponibili differenti fonti energetiche. Ci vorranno grandi investimenti in ricerca e in una rete di produzione e distribuzione importante.

Quello che deve essere chiaro che potrebbe non essere la soluzione ai nostri problemi energetici mentre invece potrebbe diventare un futura fonte di problemi.

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