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Libri & Editori
Ricolfi: “La seconda ondata si poteva evitare. Dpcm? Certificati d’impotenza”
Luca Ricolfi

Luca Ricolfi: il Covid, l’emergenza sanitaria, il malgoverno e il nuovo libro

L’11 gennaio uscirà in libreria La notte delle ninfee, il nuovo libro di Luca Ricolfi, sociologo, docente di Analisi dei dati presso l’Università di Torino e presidente e responsabile scientifico della Fondazione David Hume, una fondazione di diritto privato la cui prima missione è “produrre analisi indipendenti (non targate politicamente) su temi rilevanti (o dimenticati) del dibattito pubblico”, come spiegato sul sito internet.

Ricolfi di recente ha speso parole dure contro questo “governo di struzzi e di incapaci”: Affaritaliani.it lo ha quindi intervistato per approfondire la questione, e cercare di carpire qualche indiscrezione anche sul libro di prossima uscita.

Professor Ricolfi, la fiducia in questo governo è qualcosa che non ha mai avuto o che ha perso nel tempo, magari proprio a causa della gestione dell’emergenza sanitaria?

Sul piano della politica economica non ho mai avuto fiducia né in questo governo né in quello precedente, perché l’assistenzialismo è stata la cifra dei loro azionisti di maggioranza. Salvini ha imposto quota cento, che già era sbagliata in sé (non ce la possiamo permettere), ma con la pandemia ha indebolito ulteriormente il sistema sanitario in un momento cruciale. Di Maio ha imposto il cosiddetto reddito di cittadinanza, che in realtà è semplicemente uno schema di reddito minimo mal configurato (il reddito di cittadinanza vero, o reddito di base, è un’idea intelligente e nobile, purtroppo per ora non attuabile).

Sul piano della politica sanitaria invece io ero agnostico, ovvero nella posizione di chi pensa: “Stiamo a vedere”.

Poi ho visto, e non ho potuto che mettermi le mani nei capelli: non avrei mai pensato che presunzione, incompetenza e mancanza di concretezza potessero arrivare a questi livelli.

Crede che il rapporto stato-regioni vada rivisto? O che la sanità debba tornare centralizzata, a Roma?

È un falso dilemma. Qualcuno pensa che se la sanità tornasse centralizzata la Calabria avrebbe una sanità decente? Più facile che accada il contrario, e cioè che Emilia e Veneto, che hanno una sanità più che decente, si ritrovino con una sanità che funziona meno bene di quella attuale.

E invece come valuta le misure economiche adottate?

Di certo, non le reputo giuste, perché hanno enormemente amplificato una delle grandi diseguaglianze dell’Italia, quella fra garantiti e non garantiti. Sono poi arrivate in ritardo, perché se si voleva proteggere l’economia lo si doveva fare subito (ad aprile-maggio, non adesso). Ma non le considero scarse, perché 100 miliardi di extra-deficit sono più di quel che l’Italia può permettersi senza mettere in allarme i mercati finanziari.

Crede che l'uso dei dpcm sia stato eccessivo?

I dpcm sono certificati di impotenza politica: si adottano semplicemente perché non esiste una maggioranza coesa, che ha idee chiare su quel che vuole ottenere e sul come ottenerlo.

Come valuta l’operato di Conte, Speranza e degli altri ministri? E dell'opposizione?

In qualsiasi paese civile Conte e Speranza sarebbero già stati costretti alle dimissioni, anzi le avrebbero rassegnate spontaneamente, perché quando diventa difficilmente controvertibile che le tue omissioni e le tue scelte hanno provocato migliaia di vittime (evitabili) non ci sono altri gesti possibili, se si ha un minimo di dignità.

Quanto all’opposizione, io distinguo fra le proposte economiche e l’atteggiamento verso la pandemia, e distinguo pure fra Salvini e Meloni.

E allora distinguiamo.

Sull’economia l’opposizione ha criticato giustamente la composizione della spesa, troppo sbilanciata a danno dei non garantiti, e più in generale del mondo dei produttori (anche se, su certe proposte di una parte dell’opposizione, io non concordo affatto: i condoni fiscali più o meno mascherati non sono una buona soluzione). Ma ha anche mostrato di non avere la minima consapevolezza del problema del debito pubblico, se no sarebbe stata più critica sugli ultimi scostamenti di bilancio (eufemismo per nuovi debiti).

Quanto alla gestione della pandemia, a mio parere l’opposizione ha fatto bene a sollevare problemi come i voli indiretti con la Cina (a febbraio), o il rischio sanitario degli sbarchi incontrollati (in estate). Ma ha fatto malissimo (qui però mi riferisco solo a Salvini) a non capire che i simboli contano, e che se giri l’Italia mostrandoti senza mascherina ti prendi una grave responsabilità, perché il tuo gesto legittima i comportamenti più imprudenti, e soprattutto più pericolosi per gli altri.

L’opposizione, dopo il lockdown, è stata ancora più aperturista del governo, come se non avesse capito che la linea di contrasto dell’epidemia adottata dall’esecutivo era sbagliata non nei dettagli, ma in linea di principio. Governo e opposizione hanno sempre dato per scontato che la linea europea, basata sullo stop and go (lockdown + riaperture), fosse sostanzialmente giusta, o l’unica possibile.

E invece non lo era?

Certo che no. Fin dalla fine di marzo diversi studiosi, a partire dal prof. Antonio Bianconi e dai suoi colleghi, avevano evidenziato che c’era anche un’altra linea di gestione dell’epidemia, molto più efficace: quella praticata dai paesi asiatici, dall’Australia, dalla Nuova Zelanda, e che puntare sulla linea dello stop and go, senza tamponi di massa e senza un tracciamento efficiente, aveva costi umani ed economici ingenti.

Ma non c’è stato niente da fare, né il governo né l’opposizione hanno mai preso in considerazione le alternative. O meglio, si sono mossi come se le uniche scelte da compiere riguardassero la durezza dei lockdown e i tempi delle riaperture. E invece, nella letteratura scientifica, l’alternativa è un’altra, e piuttosto netta: o fai mitigation (frenare la corsa del virus), o fai suppression (sradicare il virus, portando il numero di casi molto vicino a zero). Se scegli la prima, come ha fatto l’Italia (e anche buona parte dell’Europa), il numero dei morti è molto, molto superiore.

Luca Ricolfi
 

Il suo nuovo libro, La notte delle ninfee. Come si malgoverna un’epidemia, uscirà a gennaio: ci può anticipare qualcosa?

I numeri esatti sono top-secret, perché non mi sembra serio renderli pubblici senza una dimostrazione scientifica che li supporti. Però posso dirvi che il “malgoverno dell’epidemia” ha avuto costi enormi, sia in termini di vite umane che in termini di Pil. E l’idea che si debba scegliere fra salute ed economia è infondata, perché si può dimostrare che i due obiettivi non sono affatto in conflitto fra loro.

Che cosa vuole dimostrare con questo libro? Quando le è venuta l'idea di scriverlo?

L’idea mi è venuta un mese fa, quando mi sono reso conto che quasi tutti (giornalisti, studiosi, opinione pubblica) erano convinti che la seconda ondata fosse inevitabile. Siamo quasi a Natale e fra le società avanzate ve ne sono almeno 10 (su 25) che, per ora, non hanno avuto la seconda ondata. E 4 sono in Europa: Irlanda, Norvegia, Danimarca, Finlandia.

Nel libro cerco di mostrare che, se si adotta un approccio diverso, l’arrivo di una seconda ondata non è inevitabile. E che non possiamo rifugiarci dietro l’alibi che il virus è uno tsunami inarrestabile, che tutto e tutti travolge.

Tuttavia, negli ultimi quindici giorni, proprio mentre chiudevo il libro, devo dire che il mio giudizio sulla Germania è diventato più critico, anche se limitatamente alla seconda ondata, e anche su alcuni paesi del Nord mi sto facendo parecchie domande: della Svezia non è chiaro se riuscirà a limitare l’impatto della seconda ondata (che comunque era prevista e prevedibile, non avendo fatto il lockdown). Quanto ai 4 paesi europei che, per ora, hanno evitato una vera seconda ondata, ho qualche dubbio sulla tenuta della Danimarca, che attualmente sta affrontando una fluttuazione non banale, forse dovuta alla vicenda dei visoni, con la scoperta che il virus era passato dall’uomo agli animali, e da lì poteva tornare all’uomo.

Professore, si vaccinerà?

Qualsiasi cosa io decida, sarà solo dopo che la comunità scientifica sarà stata messa in condizione di valutare i risultati delle sperimentazioni. Finora i dati resi pubblici sono del tutto insufficienti per permettere una valutazione degli esperti, e se gli esperti non hanno ancora gli elementi per valutare sicurezza ed efficacia dei diversi vaccini, figuriamoci chi come me non è né medico, né virologo, né infettivologo, né microbiologo.

 

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