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Angelucci, Sallusti e il grande sogno del Corriere della Sera
Vittorio Feltri

Fanno rumore le uscite polemiche di Vittorio Feltri sulle decisioni editoriali del neo-direttore di Libero, Alessandro Sallusti. Il giornalista, ex direttore storico del quotidiano, non ha fatto mistero del suo dissenso contro le cacciate e i contratti a penne storiche non rinnovati. Affaritaliani.it lo ha intervistato.

Abbiamo visto i suoi tweet sulle ultime decisioni editoriali di Libero che lei non sembra condividere. Scriveva che ad essere stati cacciati da Sallusti sarebbero i giornalisti bravi…

Diciamo che mi dispiace assistere a uno spettacolo del genere. Si sa che i quotidiani hanno degli organici troppo gonfi rispetto agli introiti attuali, per cui effettivamente ci sarebbe la necessità di assottigliare. Però, secondo il mio modesto modo di vedere, bisognerebbe trattenere le persone più capaci e eventualmente sacrificare quelle meno capaci o più assenteiste. Ma purtroppo non succede questo. E mi dispiace vedere mandar via della gente molto capace e trattenere invece dei deficienti. Questo mi turba. Come uomo che lavora da 60 anni rimango abbastanza esterrefatto di ciò. Se conosco le ragioni? Non so quali siano i criteri che portano a licenziare delle persone dotate e lasciare quelle scadenti. Rimane un mistero che non riesco a spiegarmi.

Tra lei e Sallusti c’è un rapporto di lungo corso. Lei l’ha scelto più volte nel suo staff. Si sente un po’ “tradito”, parla di ingratitudine da parte di Sallusti?

Un tempo, ma neanche troppo lontano, i rapporti tra me e Sallusti erano di fitta collaborazione. L’ho assunto per la prima volta al Quotidiano Nazionale dove io dirigevo la baracca (mi riferisco al Resto del Carlino, alla Nazione e al Giorno). Poi ho aperto Libero e lui ha preferito andare a Panorama a fare il vicedirettore. Successivamente non si trovava bene e l’ho assunto a Libero. Poi si è stancato ed è andato al giornale storico di Como, L’Ordine.  Ma l’esperienza non ha avuto un buon esito, per cui l’ho riassunto qui a Libero. Dopo di che passano un paio d’anni, forse meno, e io torno a fare il direttore del Giornale e me lo riporto con me. Questo significa che mi sono sempre fidato di lui, perché è un professionista bravo e capace, la macchina sapeva condurla egregiamente. Quando me ne sono andato dal Giornale lui è poi diventato il nuovo direttore, ed ero contento per lui. Adesso, quando mi hanno chiesto se avessi gradito il ritorno di Sallusti, sono stato contentissimo pensando di trovare il mio solito vecchio collaboratore, molto bravo, molto diligente. Invece da quando è arrivato vedo che mi evita e fa tutto lui. Non è che io abbia gelosia di questo, ma sono rimasto stupito che all’improvviso si sia mutato stile. Di questo sono dispiaciuto, ma non è che mi ammazzo per questo, intendiamoci. Però ho voluto dirlo. Trovo che il suo comportamento non sia confacente al carattere che io gli attribuivo in base all’esperienza. Avverto della trascuratezza che non mi attendevo.

Come avrà sentito dire si vocifera che la famiglia Angelucci ambirebbe alla proprietà del Corriere della Sera.

L’ho sentito dire anch’io ma non ne ho contezza. Io sono in buonissimi rapporti con la famiglia Angelucci, la stimo molto e ho avuto da loro tutto quello che potevo desiderare, ma non conosco i dettagli di questa operazione che comunque mi sembra molto complicata.

Stando alle voci la scelta di Sallusti ricadrebbe all’interno proprio di questo progetto.

Sì l’ho sentito, ma non posso confermare perché non sono stato informato. E’ un’ipotesi. Io sulla base delle ipotesi non faccio dichiarazioni.

Rispetto al futuro di Libero è vero che lei in quanto fondatore è il proprietario del marchio e quindi può disporne come meglio crede?

No, questo non è vero. Anche perché io avevo delle quote importanti di Libero ma le ho vendute parecchi anni fa. Le ho vendute agli Angelucci, perché erano loro in grado di finanziare l’operazione che poi si è rivelata molto interessante. Noi per anni abbiamo venduto tante copie, abbiamo comprato anche la sede nella quale ci troviamo, che è in centro a Milano, che ha avuto un costo notevole. Quindi diciamo che le cose in passato andavano bene. Oggi i giornali non vanno più tanto bene, anche per effetto devastante del web, che ha portato via copie. Però io non ho più quote quindi, e non posso disporre di niente. Se domani gli Angelucci mi dicono di togliere il disturbo, io toglierò il disturbo.

 

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