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Littizzetto torna da Fazio a pontificare: ma la radical chic non piace più
Luciana Littizzetto Che tempo che fa 

Littizzetto-Fabio Fazio, la coppia Rai che con la vittoria del Cdx è diventata "intoccabile". Ecco perchè 

Puntuale come una pandemia ciclica, simpatica come un brufolo infetto sulle glorie, come ogni anno torna Luciana Littizzetto, l’acida “comica” radical chic che da anni imperversa con il sodale Fabio Fazio su Rai Tre con “Il Tempo che Fa”.

La Littizzetto e Fazio sono fortunati. Infatti con il centrodestra vittorioso hanno ricevuto dal destino una cambiale in bianco perché nessuno li può toccare in quanto altrimenti si leverebbe ovunque il grido “fascismo!” e Antonio Scurati - che assomiglia inquietantemente al capo androide ribelle Roy Batty in Blade Runner o ad un maggiore biondo della Wehrmacht -, marcerebbe con un nuovo libello dal titolo “M. la figlia del secolo”.

Pure Marco Damilano, ex direttore trombato de l’Espresso e asceso in Rai, è uno dei miracolati dalla volante rossa.

Nessuno lo può toccare, altrimenti si riempirebbero le piazze di manifestanti antifascisti che sarebbero contenti di portare l’acqua con le orecchie ai loro beniamini che poi li schifano e manco li salutano se li incontrano in pubblico.

Il popolaccio, si sa, porta i voti ma per loro puzza. Sì perché loro sono i radical–chic dell’informazione, quelli che “danno la linea”, una casta intoccata ed intoccabile di furbacchioni che si sono installati da decenni al potere mediatico e tirano sonori calci nelle gengive di chiunque cerchi di salire sul barcone.

La Littizzetto è una donna molto acida che ha fatto la sua carriera attaccando tutto e tutti, dissacrando il dissacrabile ed abbeverandosi alla greppia della sinistra salottiera torinese prima, nazionale poi.

Quella congrega di cresimati dal fato che vivono negli attici dei centri storici, che sono rimpinzati di soldi e gioielli, quelli dei Suv e dei macchinoni che però poi dallo schermo si stracciano le vesti a favore di coloro che non hanno voce, degli ultimi, come li chiamano loro.

Li conosciamo ormai bene.

Vestiti sfavillanti e costosissimi, voce gracchiante, la verità in tasca, vivono trincerati nelle loro ztl. Li riconosci dalle mani ingioiellate e sporche di tartine al salmone, la lingua prensile che raccoglie le briciole di tartufo e le sposta – invero mirabilmente - da un angolo all’altro della bocca.

Ora tutto questo sta per ricominciare.

La Littizzetto si sdraierà vicino all’acquario e comincerà a sgambettare le microgambe sparando freddure, quasi sempre a sfondo sessuale con Fazio che cerca di fare – come ogni anno - il finto tonto che si vergogna per questa sua compagna discolaccia che proprio non riesce a tenere la ciabatta chiusa.

Ma sotto sotto – questo il gioco - l’approva, ne sorride e gratifica la sua funzione archetipale di “buffona di corte” che proprio per il suo ruolo può dire qualsiasi cosa.

Per preparare l’inizio della trasmissione la Littizzetto si è fatta il giro dei medioni e così eccola che sgracchia la sua storia sui figli in affido che ha da vent’anni, un motivo strappalacrime per le casalinghe di Voghera che paiono essere la maggioranza del pubblico della Venier.

Vedrete che a breve la Littizzetto ci parlerà dei miracoli di Padre Pio e così il cerchio si chiude.

La Littizzetto, quando non è occupata a spolverare con gli spolverini il suo mondo polveroso e remunerativo della pubblicità televisiva, si ficca di domenica sera nei salotti degli italiani per ricordarci quanto è bella e quanto è brava lei che sa usare il metro dell’ironia che purtroppo pare essere quasi sempre concentrato sui genitali, argomento questo che le strappa automatiche quanto imbarazzanti auto-risatine in fascia protetta.

Ma facciamo un appello alla Meloni, prossima Signora d’Italia: signora Meloni da Mostacciano ci liberi della Littizzetto e da Fazio, non abbia paura degli strepiti dei bacia pile del politically correct perché il popolo che l’ha votata l’ha fatto perché è disperato e vuole un vero cambiamento.

Signora Meloni, non ceda al pericolo di adeguarsi a tutto e a tutti pur di governare, come fecero i Cinque Stelle: quella è la via della perdizione.

Salvi quella scappata di casa (è il caso di dirlo) di Alessia Piperno ma non esageri nella sua esaltazione, perché i suoi non la capirebbero. Cacci pure Fazio e la Littizzetto. Solo così potrà mantenere un vero legame con il popolo che l’ha votata se no farà la fine di Di Maio.

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