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Rai, caso Prix Italia, Anzaldi: "Nomina Bruchi è uno schiaffo ai contribuenti"
Annalisa Bruchi

Intervista esclusiva di affaritaliani al Segretario della Vigilanza Rai Michele Anzaldi sul caso Bruchi-Prix Italia. "Sorprendente che l'Ad Rai Salini abbia avallato in silenzio la grave decisione presa dal Presidente Foa". 

Malgrado l'emergenza Coronavirus tenga sotto scacco l'Italia, continua lo scalpore alla Rai il caso della nomina di Annalisa Bruchi a segretario generale del Prix Italia, scavalcando - lei una risorsa esterna, per giunta già conduttrice del programma Povera Patria ora ribattezzato Patriae - una pletora di giornalisti interni all'azienda, che ovviamente sono sul piede di guerra. Abbiamo intervistato in esclusiva il Segretario della Commissione di Vigilanza Michele Anzaldi, che per primo fece scoppiare il caso qualche mese fa rispondendo all'appello dei tanti professionisti interni alla Rai, umiliati e offesi dalla decisione del Presidente Marcello Foa, che ha nominato la Bruchi dietro segnalazione del suo braccio destro, nonché autore di UnoMattina, Marco Ventura. 

Onorevole Anzaldi, alcune settimane fa lei ha presentato un esposto all’Anac per la nomina di Annalisa Bruchi, una collaboratrice esterna Rai, a nuovo segretario generale del Prix Italia. Ha ricevuto risposta? Come è andata a finire? E’ vero che l’Anticorruzione ha archiviato?

Proprio nelle ultime ore ho ricevuto la risposta dell’Anac al mio esposto sul mancato Job posting per la scelta del segretario generale di Prix Italia e la risposta parla di archiviazione. L’Authority ha archiviato perché sostiene che per quella posizione il Job posting, la selezione interna codificata dal Piano Trasparenza, non fosse necessario, in quanto la posizione in oggetto sarebbe ‘connotata da rapporto di fiducia professionale al massimo livello di responsabilità in ambito editoriale e gestionale’. Una risposta davvero sorprendente, si vede che all’Anac non c’è più un presidente del calibro di Raffaele Cantone

Perché sostiene questo?

La nomina di segretario generale del Prix Italia non è una posizione di massima responsabilità, ma è una funzione tecnica. Non è certamente paragonabile ad un direttore di testata o ad un direttore di rete, quindi il rapporto fiduciario davvero non c'entra nulla. Fatico a comprendere la risposta dell’Anac, che sembra chiaramente suggerita dalle note difensive della Rai ma sembra ben lontana dalla realtà. Anche perché se prendessimo sul serio questa risposta, il problema invece di scomparire si allargherebbe addirittura.

Ci faccia capire... l’Anac, pur archiviando, aggrava la posizione della Rai?

Se davvero il segretario generale del Prix Italia valesse come il direttore di Rai1 o il capo del personale, allora quel ruolo andrebbe assegnato a chi può vantare nel proprio curriculum esperienze dirigenziali. E allora perché non pescare tra le decine di dirigenti interni Rai che sono senza incarico, magari a disposizione dell’amministratore delegato? Se è un incarico così prestigioso e di responsabilità, perché lo si affida ad una collaboratrice esterna, che peraltro fa già un altro lavoro e continuerebbe a farlo? Questa vicenda è davvero uno schiaffo non soltanto ai tanti dirigenti e giornalisti interni della Rai, ma anche a tutti i contribuenti che pagano il canone. Ogni anno la Rai spende più di un miliardo di euro di canone dei cittadini per pagare lo stipendio di oltre 13mila dipendenti interni, come ricorda proprio oggi sul Fatto Quotidiano l’ex direttore dell’Espresso Giovanni Valentini. E’ sorprendente che l’Ad Salini abbia avallato in silenzio questa grave decisione presa da Foa. Ora vedremo se la Corte dei Conti sarà più risoluta dell’Anac nel bloccare un evidente spreco.

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Michele Anzaldi, Segretario Vigilanza Rai

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