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Usa, la scuola pubblica contro le piattaforme social

Usa, la scuola pubblica contro le piattaforme social

La scuola pubblica americana si muove contro le Big Tech. L’accusa è forte: creare dipendenza sui giovani provocando ansia, depressione e pensieri suicidi. Le scuole della città di Seattle hanno indetto (ultime di tante in ordine di tempo), un processo per modificare l’approccio che TikTok, You Tube, Instagram, Snapchat e Facebook hanno nei confronti dei giovani. La causa aperta è di un’organizzazione scolastica di Seattle che ha la responsabilità di 50.000 studenti divisi in oltre cento strutture. Sul banco degli imputati il modello di comunicazione adottato dai social che mirano a massimizzare il tempo che gli utenti, per lo più giovani e giovanissimi passano davanti allo schermo. Più tempo passato sullo schermo più messaggi visti, più guadagni fatti. Le accuse sono forti “ comportamenti manipolativi dei social su cervelli giovani non completamente sviluppati per controllare gli impulsi e senza una sufficiente maturità emotiva. Oltre alle sfide virali che mettono nel mirino le scuole”.

Usa, oltre cento le cause intentate contro i social

Pure la contea di Kent, a sud di Seattle (25.000 studenti) si è unita alla causa di Seattle. In contemporanea ha approvato un budget di cinque milioni di dollari per fronteggiare il problema. Sono circa un centinaio, secondo Axios, le cause intentate nei tribunali federali. Tutte, compresa l’ultima in California, denunciano il fatto che “le piattaforme come quella di Meta (Facebook e Instagram) siano progettate per massimizzare il tempo davanti allo schermo, il che può incoraggiare comportamenti di dipendenza negli adolescenti”. Milioni di giovani in tutto il paese sono attaccati ai social e sono in crescita tra gli studenti attacchi di panico, depressione e altri sintomi che alimentano l’assenteismo e il rendimento scolastico. Le denunce chiedono alle Big Tech di farsi carico delle risorse necessarie per far fronte a questa emergenza. I dati sono impressionanti. Nel 2018 i suicidi sono diventati la seconda causa di morte per la popolazione tra i 10 e i 24 anni negli Stati Uniti. Alcuni studi associano questo ai social anche se il nesso causa-effetto non è ancora provato. E la situazione non è certo migliorata durante la pandemia.

Usa, in aumento i tentativi di suicidio tra i giovani

La National Academy of Pediatrics ha dichiarato un'emergenza nazionale alla fine del 2021 dopo aver assistito a un "drammatico aumento" delle visite ai servizi di emergenza per la salute mentale, compresi i tentativi di suicidio. "Questa condotta dei social provoca vari danni emotivi e fisici, inclusa la morte", sostengono i legali della cause. Azioni legali che ricordano molto le gigantesche class action contro il tabacco e gli oppiacei. La domanda che tutti i legali coinvolti si fanno  è se le piattaforme e i loro algoritmi possano essere considerati prodotti, come una sigaretta, e se quindi le aziende debbano essere considerato responsabili. Anche i governi di Louisiana e Mississippi hanno raccomandato ai distretti scolastici e alle scuole private di vietare TikTok. Pure il governo della California ha imposto ai social network e alle società online di scrivere in maniera semplice, comprensibile anche dai diciottenni, le proprie politiche sulla privacy.

Usa, 7500 dollari di multe per ogni minore "condizionato"

Buffy Wicks la deputata ha scritto la legge con l’obiettivo di obbligare le Big Tech a riprogettare i loro prodotti a favore dei bambini. La pena per stare fuori legge è di 7500 dollari a minore. E come hanno risposto i grandi social? Sebbene riluttanti hanno risposto in una maniera che sembra volersi adeguare alle nuove richieste. Meta ha annunciato che non offrirà più agli inserzionisti la possibilità di scegliere obiettivi di copertura per genere nella popolazione adolescente. L'età e la posizione geografica saranno le uniche informazioni disponibili per coloro che contrattano la pubblicità. E gli Stati Uniti non sono gli unici contro i social. In Europa Instagram e Pinterest sono state accusate del suicidio nel 2017 della quattordicenne Molly Russell. Il tema è più che mai aperto perchè i social sono ormai entrati nella testa di giovani e giovanissimi e questo comporta però le Big Tech gigantesche responsabilità e consapevolezza.

 

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