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Medicina
Cancro alla prostata, la scoperta: 5 batteri collegati al tumore che uccide

Cancro alla prostata: alcuni batteri creano lo squilibrio che porta poi al tumore. In futuro seguendo questi batteri e curando questi squilibri si potrà prevenire il tumore


Un uomo muore di cancro alla prostata ogni 45 minuti. Il cancro alla prostata è il tumore maligno non cutaneo più comune negli uomini nei Paesi sviluppati, con oltre 250.000 decessi ogni anno in tutto il mondo. Ora un gruppo di ricercatori del Norwich Medical School, University of East Anglia (Regno Unito), Rachel Hurst, Emma Meader, Abraham Gihawi, Daniel S. Brewer, John Wain e Colin S. Cooper, hanno scoperto cinque tipi di batteri comuni nelle urine e nei campioni di tessuto degli uomini con cancro alla prostata aggressivo. 
Una scoperta rivoluzionaria. Non sapevamo perché alcuni tumori alla prostata diventino più aggressivi e altri meno. Ora si scopre che un ruolo fondamentale l’avrebbero questi batteri che sono anaerobici, cioè possono crescere senza la presenza di ossigeno. 
Nello studio “Microbiomes of Urine and the Prostate Are Linked to Human Prostate Cancer Risk Groups (I microbiomi dell'urina e della prostata sono collegati ai gruppi a rischio di cancro alla prostata umana)”, pubblicato il 18 aprile scorso su European Urology Oncology, si mostrano le correlazioni tra questi batteri coinvolti e l’aggressività. 


Ma oltre a individuare i cinque tipi di batteri, i ricercatori hanno anche identificato i potenziali meccanismi biologici di come questi batteri possano essere collegati al cancro. 
Per questo motivo i cinque batteri anaerobici hanno un potenziale prognostico.
L’associazione infezioni-cancro è nota. In un comunicato stampa dell'università di East Anglia si fanno degli esempi: “Sappiamo già di alcune forti associazioni tra infezioni e cancro. Ad esempio, la presenza del batterio Helicobacter pylori nel tratto digestivo può causare ulcere allo stomaco ed è associata al cancro allo stomaco, e alcuni tipi di virus HPV possono causare il cancro cervicale". Per questo motivo i ricercatori hanno seguito la strada dei batteri come elemento per indagare il cancro alla prostata.
Una scoperta fondamentale questa della ricerca che in modo prosaico potrebbe essere spiegata così: specifici generi di batteri possono creare lo squilibrio che porta poi al tumore alla prostata e alla sua aggressività; in futuro curando questi squilibri e intervenendo su questi batteri si può prevenire e curare il tumore. 

Lo studio è stato fatto su 600 pazienti con o senza cancro alla prostata. I nomi dei batteri trovati dal team sono l’Anaerococcus, il Peptoniphilus, il Porphyromonas, il Fenollaria e il Fusobacterium. Sul sito dell’Università di East Anglia si spiega che “due delle nuove specie di batteri trovate dal team hanno preso il nome da due dei finanziatori dello studio: Porphyromonas bobii, dal The Bob Champion Cancer Trust e Varibaculum prostatecancerukia, dal cancro alla prostata nel Regno Unito”

Il dottor Hurst ha anche detto: “Tra le cose che non sappiamo ancora c'è come le persone raccolgono questi batteri, se stanno causando il cancro o se una scarsa risposta immunitaria consente la crescita dei batteri. Ma speriamo che i nostri risultati e il lavoro futuro possano portare a nuove opzioni di trattamento, che potrebbero rallentare o prevenire lo sviluppo di un cancro alla prostata aggressivo. Il nostro lavoro potrebbe anche gettare le basi per nuovi test che utilizzano i batteri per prevedere il trattamento più efficace per il cancro di ogni uomo”.
E’ questa una scoperta importante per la diagnostica e per le terapie che potrebbero salvare milioni di persone.
Il professor Daniel Brewer, della Norwich Medical School dell'UEA ha aggiunto: “Sapere quando possiamo guardare e aspettare o se dobbiamo iniziare il trattamento è una sfida importante per le persone con cancro alla prostata. Se riusciamo a prendere di mira i tumori aggressivi risparmiando agli altri trattamenti non necessari, miglioreremo notevolmente il modo in cui gestiamo questa malattia”.

La ricerca condotta dall'Università dell'East Anglia è stata fatta in collaborazione con il Quadram Institute e il Norfolk and Norwich University Hospital. Ma vi hanno collaborato anche altre figure provenienti dalle Università di Oxford, Cambridge, Manchester, St Andrews e Auckland, l'Earlham Institute, l'Institute of Cancer Research, il Royal Marsden NHS Foundation Trust e Cancer Research UK.  

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