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Medicina
Lombalgia o “mal di schiena”, ne soffrono tra i 600 e 800 milioni di persone

Lombalgia, il mal di schiena che tocca tra i 600 e 800 milioni di persone nel mondo

Innumerevoli sono le volte che ci alziamo dalla sedia in ufficio , dal divano, dal posto in aereo o usciamo dalla macchina senza accusare dolore nella parte bassa della schiena imprecando contro gli anni che passano. Il più delle volte si tratta di lombalgia (per i comuni mortali il mal di schiena). E' un dolore più o meno intenso nella parte bassa della schiena (tra la dodicesima costola e le pieghe dei glutei) che dura un giorno o più. È un'epidemia, un qualcosa molto frequente. Secondo un recente studio pubblicato da “The Lancet Rheumatology” si stima che solo nel 2020 ben 600 milioni di persone ne abbiano sofferto e che tra 30 anni saranno oltre 800 milioni quelli che ne soffriranno. Le info più recenti nascono dall’indagine epidemiologica osservazionale Global Burden of Disease (GBD) del 2021, che ha rilevato la prevalenza della lombalgia tra il 1990 e il 2020 in più di 200 paesi.

Lombalgia, una patologia difficile da prevenire

La lombalgia è una patologia , secondo la comunità scientifica, difficile da prevenire  perché, nonostante si consigli di mantenere un peso adeguato, di evitare posture scorrette e di fare esercizio fisico, il 60% delle lombalgie è senza spiegazione. Solo il 40% si puo’ prevenire. Tra i fattori di rischio identificati nello studio ci sono il fumo, la postura sbagliata  sul lavoro e l'obesità . Lo studio, che per la prima volta, quantifica il numero delle persone colpite, considera la patologia come il tallone d'Achille dell'essere umano “l’80% della popolazione soffrirà di lombalgia ad un certo punto della propria vita”. La più alta prevalenza di “mal di schiena” è stata riscontrata nell'Europa centrale, in particolare nella Repubblica Ceca e in Ungheria; la prevalenza più bassa nelle Maldive e in Myanmar. Il trend in aumento è dovuto alla crescita della popolazione mondiale e alla vita media più lunga. L'invecchiamento della popolazione porta un maggior numero di persone nelle fasce di età più a rischio. Lo studio ha persino rilevato quanto questa disabilità impatta mediamente nella vita di ognuno di noi. Praticamente un anno intero di vita in buona salute viene perso a causa di disabilità o cattive condizioni di salute. Chiaramente la patologia aumenta con l’età. La fascia più alta è tra gli 80 e 84 anni e la prevalenza globale è più alta nelle donne.

Lombalgia, i principali fattori di rischio

I principali fattori di rischio rilevati dallo studio sono principalmente tre: fumo, obesità e mancanza di ergonomia sul lavoro. Il rischio di lombalgia per il tabacco è più alto tra gli uomini di mezza età e più basso tra le donne giovani tra i 15 e 49 anni. La cattiva postura sul lavoro tocca maggiormente i giovani maschi adulti (dai 15 anni ai 49 anni) e meno nelle donne oltre i 70 anni. Il rischio di lombalgia dovuto ad un alto indice di massa corporea  tocca maggiormente le donne di età compresa tra 50 e 69 anni. Ma come si relaziona il fumo con il mal di schiena. Lo spiega Manuela Ferreira del gruppo Sydney Muscoskeletal Health dell'Università di Sydney e autrice dello studio, “Il fumo è stato associato a una circolazione alterata delle strutture spinali, ad esempio il disco e le articolazioni, come con l'indebolimento delle ossa. Ma sappiamo anche che il fumo è spesso associato ad altri fattori dello stile di vita, come l'inattività fisica, l'obesità, la mancanza di sonno, tutti collegati ad una crescita del rischio di sviluppare lombalgia. Inoltre un alto indice di massa corporea (BMI) può essere collegato ad altri fattori di stile di vita non salubri.Ma anche il peso è relazionato ad un  carico maggiore  sulle strutture della parte inferiore schiena."

Lombalgia, le forti conseguenze socio-economiche

La diffusione della malattia ha forti conseguenze sociali ed economiche. Ad esempio dal 2012 al 2014, i costi diretti per tutte le persone con una patologia spinale negli Stati Uniti sono stati di 315.000 milioni di dollari. Costi economici per la collettività e continue assenze sui posti di lavoro e persino pensionamenti anticipati. Sempre negli Stati Uniti il ​​15,4% della forza lavoro della forza lavoro perde in media 10,5 giorni di lavoro all'anno a causa della lombalgia cronica. Nello studio si evidenza infine l’inefficacia di certi farmaci. Essi confermano che "paradossalmente, l'uso di trattamenti con poca o nessuna efficacia può ritardare il recupero e potenzialmente aumentare il rischio di disabilità a lungo termine correlata alla schiena aumentando il carico di questa malattia a livello globale. Tra i farmaci considerati dallo studio inefficaci : gli antidolorifici semplici, come il paracetamolo, e forti, come gli oppioidi, terapie fisiche (trazione, ultrasuoni, stimolazione nervosa elettrica transcutanea), e molte procedure chirurgiche, come la fusione chirurgica. Quando queste opzioni tendono a sostituire i trattamenti che migliorano i sintomi della lombalgia, come esercizio fisico, interventi psicologici e consulenza strutturata, il recupero puo’ essere ritardato. Quali allora i consigli dei ricercatori? Per affrontare correttamente il problema, bisogna conoscere bene la patologia, fare esercizio o apprendere tecniche di rilassamento per affrontare il dolore, ma ci vuole tempo. Purtroppo la società odierna non ha tempo ed allora molto meglio una pillola che risolve temporaneamente il problema.

 

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