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Renault valuta accordo con Chery per fabbriche in Sud America

Il gruppo francese negozia con Chery l’uso degli impianti in Colombia e Argentina: rebadging, pick-up PHEV e distribuzione locale per accelerare la crescita in LATAM.

Renault valuta accordo con Chery per fabbriche in Sud America
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Renault valuta accordo con Chery per fabbriche in Sud America

Nei colloqui avviati tra Renault e Chery il baricentro è l’America Latina:

secondo ricostruzioni di stampa, l’ipotesi comprende l’utilizzo dello stabilimento Renault-Sofasa di Envigado (Colombia) da parte del costruttore cinese per produrre auto a combustione che, in gran parte, verrebbero ribattezzate Renault per la vendita nei mercati regionali. In parallelo, in Argentina si valuterebbe un investimento su una linea di pick-up ibridi plug-in nello storico sito di Córdoba (Santa Isabel), con Renault come distributore. I negoziati sono in corso e potrebbero non sfociare in un accordo definitivo.

L’asset di Envigado è un tassello chiave: è l’unico polo industriale Renault in Colombia, operativo dal 1970 e recentemente aggiornato (oltre 100 milioni di investimenti negli ultimi cicli), dove nel 2025 è partita anche l’assemblaggio del Kwid per il mercato locale e l’export regionale. La disponibilità di capacità e competenze rende il sito appetibile per una rapida industrializzazione senza greenfield.

Sul fronte argentino, Santa Isabel è al centro di un piano da 350 milioni di dollari per un nuovo pick-up di taglia media con avvio produzione ed export a partire dal 2026: una base tecnica e logistica già finanziata su cui innestare, se l’intesa andasse in porto, una variante PHEV di interesse per Chery. La combinazione consentirebbe volumi incrementali e più alto tasso di local content, utile per i dazi intra-Mercosur.

La logica industriale è di capex light e asset monetization: Chery otterrebbe accesso a reti produttive e di vendita consolidate in America Latina senza tempi lunghi di autorizzazione e costruzione; Renault alzerebbe il tasso di utilizzo degli impianti, abbassando il costo fisso per veicolo e ampliando la gamma in segmenti in crescita (SUV entry e pick-up). Il rebadging e la distribuzione Renault ridurrebbero il costo d’ingresso del marchio cinese e mitigano i rischi regolatori su import e certificazioni. (Analisi)

C’è anche un fil rouge strategico: dopo l’accordo con Geely in Brasile (uso degli impianti Renault e partecipazione minoritaria del partner cinese nell’unità locale), l’eventuale asse con Chery replicarebbe un modello di alleanza modulare per l’intera regione LATAM, diversificando rischio macro e cambio, e accelerando il time-to-market in un contesto competitivo sempre più affollato da player cinesi.

Resta il capitolo execution: governance dell’engineering, bilanciamento tra brand identity e prodotto “badge-engineered”, e soprattutto l’approvvigionamento delle componenti ad alto valore batterie e powertrain ibridi che potrebbero richiedere ulteriori investimenti locali per centrare i requisiti di contenuto regionale e ottimizzare i costi logistici. 

Se confermata, l’intesa avrebbe un impatto economico immediato su margini e cassa attraverso una migliore saturazione degli impianti e una struttura di capex condiviso; nel medio periodo, il successo dipenderà dalla scalabilità dell’export intra-area e dalla risposta dei mercati a pick-up PHEV e SUV “ribattezzati” nella fascia prezzo critica tra 18 e 30 mila dollari in valuta locale.