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Politica
Applicare le logiche del marketing alla guerra è aberrante: ora basta
Guido Crosetto

Stiamo applicando le logiche del marketing alla guerra

Passi per la profilazione individuale: cerchi un materasso e per un mese ricevi pubblicità di materassi. Passi per la cancel culture: i Vichinghi del Settimo Secolo d.C. – che non conoscevano la scrittura se non in una forma primitiva - erano un popolo avanzatissimo perché capace di fabbricare barche (14 Secoli prima i Greci erano arrivati in Sicilia in treno?). Passi per le farine di insetti: personalmente preferirei un grillo fritto a un piatto di cassoeula. Ma per i venditori di armi che gettano benzina sul fuoco delle guerre per svuotare i magazzini non deve passare. Applicare una logica di marketing alla guerra è aberrante. Come aprire la porta di casa a un’impresa di spurghi per lasciare che ci intasi gli scarichi.

Io comprendo i legami del nostro Ministro della Difesa con l’AIAD (Federazione aziende italiane per l’aerospazio, la difesa e la sicurezza), ma affermare che quando i carri armati russi arriveranno a Kiev scoppierà la terza guerra mondiale senza valutare le conseguenze di una simile dichiarazione è troppo anche per un pubblicitario. Ormai si governa con la paura e con le emergenze, tutti noi conosciamo gli scritti di Giorgio Bianchi e Davide Rossi, ma c’è paura e paura. Un conto è un assicuratore che ci vuole vendere una polizza vita, un altro un venditore di armi che ci vuole convincere che il budget per spese militari - già aumentato al 2% del PIL - è insufficiente.

In questo presente distopico in cui le aziende farmaceutiche lanciano prima i nuovi virus poi i relativi vaccini (che tuttavia non arrestano la catena del contagio alla prima inoculazione, ma dalla quinta in avanti, forse), tutta l’umanità vive di bisogni indotti. Lecito e auspicabile che un vetraio tiri sassate alle finestre, un carrozziere colpi di mazza alle automobili e via dicendo. La terza guerra mondiale è l’affare del Secolo, non c’è dubbio che un produttore di carri armati la veda in questo modo. Io, francamente, osservo le cose da un punto di vista un po’ diverso. Che non è quello della simpatica ambientalista apparsa in TV l’altra sera (non voglio neppure citarne il nome), preoccupata per l’inquinamento causato dalle esplosioni.

Io sono più preoccupato per le decine di migliaia di esseri umani già morti e per quelli che ancora devono morire in una carneficina che riporta l’umanità alla barbarie. E sono ancora più preoccupato per l’irresponsabilità, per il dilettantismo, per la crassa ignoranza dei nostri leader (e parlo dei leader mondiali, non di Crosetto). Io non ho nessuna voglia di morire. Soprattutto, non ho nessuna voglia di veder morire i miei cari. Fermiamo questa follia, costi quello che costi. Potrebbe essere il prezzo della nostra sopravvivenza. Gettare benzina sul fuoco è da irresponsabili. Altrimenti legalizziamo le faide, ripristiniamo l’omicidio d’onore, l’occhio per occhio dente per dente e torniamo una volta per tutte a vivere come bestie.
 

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