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Politica
Braidotti contro Meloni, la Sora Filosofa sbraita ma inciampa sulla sintassi
Rosi Braidotti

Rosi Braidotti contro Giorgia Meloni a Otto e mezzo: snobismo da fiera paesana, superficialità, culto della personalità dell’intellettuale

 

Rosi Braidotti attacca Giorgia Meloni a Otto e mezzo (La 7), trasmissione condotta da Lilli Gruber. La rossa giornalista altoatesina chiedeva alla “filosofa” -in collegamento niente meno che da Utrecht- cosa ne pensasse del fatto che la Meloni si sentisse demonizzata da certa stampa? Rosi Braidotti ha risposto -tosta e ratta- che “in un regime democratico la contestazione pre elettorale ci stava tutta”. Ma signora filosofa che fa? Usa un ossimoro come un “regime democratico"? Se è democratico non può essere un “regime”, no? E meno male che con le parole lei ci campa. Poi passa al body shaming dicendo che “la Meloni ha scatenato la sua faccia rabbiosa e cattiva immaginandosi complotti in un miscuglio di rabbia e vittimismo.”

Ha seguitato riferendo di (supposte, ndr) minacce di La Russa contro Chiara Ferragni per essere contro di “loro” (cioè contro FdI ndr). Notiamo che si parla della Ferragni, la riccona radical chic multimilionaria che campa sui gonzi che la seguono. Poi ancora: “Dopo essere diventata premier ne ha fatte di tutti i colori nel senso che è sparita nel senso che non parla ma si dà in pasto alla stampa in maniera spettacolare”, mentre il direttore di Libero Alessandro Sallusti se la rideva di gusto ascoltando la prosa sconclusionata e sintatticamente recalcitrante.

La guru olandesina si è in seguito lamentata del fatto che ormai “so tutto di lei, di sua mamma, di sua sorella, di sua cognata, la parrucchiera alla quale non dà la mancia, il personal trainer che è quello stesso di Totti… concedendosi sottraendosi è la formula della seduzione. La spettacolarizzazione del corpo del leader fa parte di tutti i populismi invece a quelli che come noi stanno all’opposizione e non ce ne frega niente della vita privata dei politici ci dobbiamo chiedere se dobbiamo essere bastonati perché non siamo sedotti”.

E qui siamo al manuale della cacchiata topologica con sbirulinamento come se fosse Antani, avrebbe detto qualcuno che di comicità italica se ne intendeva. A parte il “noi” che non si capisce a chi si riferisse e viene in mente un film di Carlo Verdone, Un sacco bello, quando il grande Mario Brega urlava al figlio dei fiori -presente un prete strabico e sguercio - in uno stupendo romanaccio: “Ma di chi sei? de ‘na setta, de ‘na tribù, dei carbonari, dei masoooooni...”. Ma torniamo al dialogo contemporaneo. Invidia sociale –dicevamo- perché la leader di FdI va dal personal trainer di Totti. Embè, Sora Filosofa, è vietato dal manuale del perfetto altezzoso? Dovrebbe andarci anche lei da un coach che ne ha bisogno.

Sono parole queste che fanno veramente riflettere sulla rabbia violenta e corrosiva che una persona inacidita come la Braidotti vomita contro la Meloni. La filosofa sorbonata che vive fuori dal mondo in una torre eburnea universitaria è l’emblema dei radical chic rabbiosi per la sconfitta dell’ideologia delle tartine imburrate al salmone, degli attici dei centri storici, delle ztl. La Braidotti porta le stigmate di un femminismo irrancidito nella cultura dell’odio e del disprezzo per chi non la pensa come lei.

Snobismo da fiera paesana, superficialità, culto della personalità dell’intellettuale, egonautismo patologico ed ombellicocentrico, profondo disprezzo per quel popolo zozzo e rognoso che a parole dicono di voler difendere ma che in pratica schifano. Tutto questo ha prodotto la catastrofe elettorale del centro – sinistra in generale e del Partito democratico in particolare.

Nel merito la Braidotti poi ha dimostrato tutta la sua ignoranza quando ha detto “da quando la Meloni è diventata premier”. Sora Filosofa, ma dove l’ha sentita questa della Meloni già diventata premier? Oppure lei sa qualcosa del futuro che noi ancora umani non sappiamo?

Da gustare anche il kitsch che ha accompagnato l’esibizione della florida e matura matrona in tunica rossa con coccarda da sacerdotessa etrusca: alle sue spalle le solite scartoffie da intellettuale universitaria con un ridicolo fogliaccio volante in bianco e nero appiccicato con i bigodini (è il caso di dirlo): “Posthuman Feminism”. Signora Filosofa, veramente a guardarla siamo nel femminismo postumano, non c’è dubbio alcuno.

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